Cercansi ricette per la felicità: la mia è a base di cilicioterapia

Otuvas propone il ritorno dell’antico strumento di penitenza, di cui io propongo una versione moderna

Nell’ultima riunione di redazione si è discusso della Felicità, dea sfuggente, inafferrabile, presenza sempre temporanea. Abbiamo deciso di ospitare contribuiti più o meno articolati sull’argomento , dei nostri redattori, ma anche di illlustri ‘estranei’. Mi sono allora ricordato di un articolo del nostro amico Juaquin Otuvas, che mi sento di proporre con qualche aggiornamento e che può costituire  il primo intervento sul tema.   

  Dice Otuvas: 

“Nella  mia lunga esperienza di psicoterapeuta mi è capitato di incontrare uomini e donne che sembrano fare apposta per organizzare la propria vita al fine di sperimentare situazioni di sofferenza, come se dovessero espiare una colpa……

Sono persone generalmente intelligenti, colte, talora ricche, spesso realizzate professionalmente. Eppure si lasciano coinvolgere in situazioni tormentose, alcune volte avvilenti, in preda a voluptas dolendi, consumano fino in fondo la loro degradazione.

Forse a non permettere di rinunciare al dolore è il bisogno di emozioni, se necessario anche negative, pur di esorcizzare i veri nemici: lo scorrere del tempo, la noia, il vuoto, la fragilità identitaria.

 Checché  ne dicano i filosofi antichi, che teorizzavano il piacere come imperturbabilità dello spirito ottenuta mediante il sottrarsi alle passioni e la soppressione del desiderio,

l’uomo moderno sembra rifuggire soprattutto dalla serenità immobile, dall’assenza di turbamento. Del resto, nonostante tanta psicologia, tanta letteratura e tanta arte, l’intreccio di piacere e dolore risulta ancora in larga parte misterioso.

Perché allora non assecondare l’esigenza di espiazione, sostituendo alle pillole, che cercano di lenirla negandola, una reale sofferenza fisica, che liberi dal senso di colpa? Potremmo adottare la “cilicio terapia”, un programma che prevede l’uso aggiornato del noto strumento di penitenza di medioevale memoria. Assunta così la dose quotidiana di sofferenza, ci si può ritenere soddisfatti e concedersi il permesso di godere del resto della giornata”. 

Mi permetto di aggiornare la proposta di Otuvas sostituendo al cilicio penitenziale una più sensuale giarrettiera con timer, presentata in elegante confezione, possibilmente firmata, da indossare per un tempo e secondo una frequenza variabili da caso a caso, modificabili in rapporto all’andamento della cura.

Suggerirei Dolce e Gabbana come gli stilisti più idonei alla sua realizzazione, in quanto interpreti di una dimensione culturale mediterranea, in cui miti punitivi di metamorfosi convivono con il valore catartico della tragedia e l’erotizzazione del sacro.

Joaquin Otuvas

Psicologo e psicoterapeuta. Professore "Libre Universidad de Salamanca".(traduzioni dallo spagnolo a cura di Carlo Perez )

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