Una foto a colori, in formato orizzontale (16:9), che ritrae Gisèle Pelicot di profilo, sorridente.
Attualità

Caso Pelicot, l’orrore e il mistero

La vicenda di Gisèle Pelicot, nonostante tutti i tentativi di spiegazione e interpretazione, conserva qualcosa di misterioso che sfugge alla nostra comprensione. Quello che possiamo sicuramente affermare è che il controllo completo su un altro essere parla sempre di morte

«Il fatto che 50 uomini abbiano aderito all’invito di un marito inumano per accoppiarsi con la moglie a sua insaputa ha qualcosa di terribile e anche di misterioso». Così Dacia Maraini commenta la vicenda della signora Gisèle Pelicot, narcotizzata e abusata per circa dieci anni dal marito e da uomini sconosciuti reclutati via internet (Come un altro femminicidio, in «Corriere della sera», 23 dicembre 2024).

Ecco, «mistero» è forse la parola che più si adatta a questo fatto di cronaca difficile da decifrare. Né la scienza giuridica né il sapere psicologico sono in grado di darne una spiegazione convincente e definitiva. Nonostante la curiosità morbosa che ha suscitato abbia spinto a scandagliarne tutti gli aspetti, rimane qualcosa che sfugge alla nostra comprensione. Ma perché ostinarsi a voler comprendere ciò che non si può comprendere?

E allora meglio pensare il coniuge stupratore come il “mostro”… Eppure era un marito premuroso. Il padre indegno come un “animale”… Eppure era un genitore attento e affettuoso.

L’uomo Dominique come un “criminale perverso”… Eppure era un onesto cittadino.

No, il signor Pelicot non è un alieno estraneo alla nostra umanità, che quindi non ci riguarda, ci parla invece della parte oscura che è in tutti noi: quel concentrato di abiezione e di orrore di cui è responsabile ci interroga, ci costringe a sporgerci sull’abisso.

Gli uomini che hanno usato il corpo di Gisèle Pelicot hanno realizzato la fantasia di un dominio assoluto sull’altro, accoppiandosi con un cadavere che ancora respirava, quello di una donna che non poteva essere partner dell’amplesso, ma era solo materia inerte da piegare ai propri desideri segreti.

Vediamo qui, in forme estreme, come il controllo completo di un altro essere, cui a volte aspiriamo, parli solo di morte.

Gisèle Pelicot, con il suo coraggioso comportamento, ha riscattato la sua umiliazione e, rifiutando di rimanere fissata nel ruolo di vittima, ha riaffermato la propria dignità, ma la vicenda lascia un’altra drammatica conseguenza. La figlia Caroline ha iniziato a dubitare che anche lei abbia potuto subire la stessa sorte della madre. Nonostante la mancanza di indizi certi, questo dubbio potrebbe diventare l’incubo di tutta una vita.

Psicologa e collaboratrice della Fondazione Lighea, attiva da oltre quarant’anni nel campo della salute mentale, della psicologia clinica e della riabilitazione psicosociale. Nata a Milano nel 1944, si laurea in Lettere all’Università degli Studi di Milano e si specializza successivamente in Psicologia, sviluppando un approccio che integra competenze cliniche e sensibilità umanistica. Il suo percorso professionale si colloca nel contesto della trasformazione della psichiatria italiana, con particolare attenzione ai servizi territoriali e ai percorsi di cura centrati sulla relazione. Dal 1984 collabora con la Fondazione Lighea, contribuendo al lavoro clinico e riabilitativo con pazienti psichiatrici, con un focus su continuità terapeutica, ascolto e inclusione sociale. Ha collaborato a programmi sperimentali sulla riabilitazione psicosociale, tra cui al Progetto promosso dalla Comunità Europea presso il Servizio Psichiatrico di Melegnano per il reinserimento sociale di pazienti lungodegenti. Ha partecipato al Progetto di Regione Lombardia per interventi di formazione e supporto psicologico a detenuti della Casa Circondariale di Opera. Dal 2016 è coordinatrice scientifica della rivista online Fuoritestata, dove si occupa di divulgazione psicologica, contribuendo a un lavoro culturale che favorisca l’inclusione di chi è affetto da disagio psichico nel contesto sociale. È autrice di articoli e contributi pubblicati su Fuoritestata e ha partecipato al volume “Almamatto” (Baldini e Castoldi, 2021). Il suo lavoro si distingue per l’attenzione alla dimensione relazionale della cura e alla integrazione di aspetti terapeutici e riabilitativi.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *