Una foto che ritrae al centro il mezzobusto di una ragazzina sorridente che protende davanti a sé un microfono, come a voler intervistare chi ha davanti.
La sirena racconta

L’esame di Oriana: quando la paziente intervista lo psichiatra

Si presenta in studio come una giornalista RAI, dimostrando una competenza impeccabile e un’insaziabile curiosità sui servizi psichiatrici milanesi. Solo più tardi lo psichiatra scoprirà la verità: non era un’intervista, ma il rigoroso esame di ammissione di una futura paziente.

Tempo fa pervenne alla mia segreteria la richiesta di una intervista sui servizi psichiatrici del territorio da parte di una persona che si qualificava come giornalista RAI. Accettai. Il giorno stabilito varcò la porta del mio studio una quarantenne di bassa statura, dal viso gradevole, vestita sobriamente, i lunghi capelli raccolti in una crocchia severa, grandi occhiali cerchiati di tartaruga, taccuino d’ordinanza. Si presentò: «Piacere, Oriana».

Iniziò a interrogarmi su organizzazione e qualità dei servizi del territorio milanese, dimostrando competenza e professionalità. Non si accontentava di risposte generiche, voleva approfondire ogni aspetto, entrava nei dettagli. Verso la fine dell’incontro le domande divennero più personali. Mi chiese della mia attività, delle comunità psichiatriche da me fondate e dirette, della strategia di intervento, del modello terapeutico. Al momento del congedo propose di rivederci per un supplemento di intervista: col mio consenso, avrebbe portato anche un cameraman per filmare l’incontro.

In un bel pomeriggio di primavera, con il sole che inondava lo studio, la signora prese di nuovo posto di fronte a me con il suo taccuino, scusandosi per l’assenza del cameraman, trattenuto da impegni imprevisti.

Ricominciò a rivolgermi domande serrate: ubicazione e caratteristiche abitative delle tre comunità Lighea, tipologia dei pazienti accolti, organizzazione, programmi riabilitativi, funzionamento del Centro Diurno, integrazione tra aspetti terapeutici e riabilitativi, professionalità del personale, progetti dopo le dimissioni. Sottoponeva ogni argomento a un’indagine accurata, dimostrando sincera curiosità, sollevando intelligenti obiezioni per stimolarmi a chiarimenti e supplementi di spiegazione. Ci lasciammo con reciproca soddisfazione.

Alcuni giorni dopo mi chiamò il responsabile del Centro Psico Sociale di zona 2 per chiedermi se avevo posto in comunità per una paziente con una storia psichiatrica alle spalle. Dopo anni passati a Napoli, da homeless, si era trasferita a Milano, decisa a farsi curare. Aveva però rifiutato tutte le proposte avanzate, non sentiva ragioni, voleva a tutti i costi essere accolta in una comunità Lighea.

Chiesi mi mandassero la cartella medica per studiare il caso.

Arrivò l’incartamento, lessi il nome: Oriana.

La signora si era accuratamente documentata e io avevo superato l’esame.

Ne fui orgoglioso.

Giampietro Savuto è direttore scientifico di FuoriTestata; Raffaella Crosta ne è la coordinatrice scientifica.

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