Attualità

Il lieto fine? La verità è che ci annoia

Milioni di persone si sono appassionate alle vicende legali di Johnny Depp e Amber Heard, in un processo che è diventato una messa in scena teatrale vera e propria. L’unica speranza è che abbia almeno un valore catartico

Recentemente i media (e i social) si sono appassionati al duello legale che ha opposto Johnny Depp e Amber Heard. I due ex coniugi ed ex amanti si sono affrontati senza esclusione di colpi, non indietreggiando davanti ai particolari più scabrosi e sordidi della loro intimità. Le vicende del “pirata” e della modella sono state le uniche notizie capaci di farsi spazio tra quelle, drammatiche, relative alla guerra in Ucraina. Quando ho proposto di scriverne, in redazione c’è stata una levata di scudi: “Oh no, ancora…. no, non possiamo scendere al livello di certa cronaca… no, il gossip no!”.

Secondo me, invece, il coinvolgimento di tanti milioni di persone, l’accanimento delle rispettive partigianerie, l’interesse morboso prodottosi sono degni di analisi. La coppia glamour, che aveva fatto sognare moltitudini di fan, mostrava il suo lato dark, la sua vocazione distruttiva e i belli e dannati, si sa, sono più interessanti di coniugi borghesemente felici. Le persone comuni hanno sempre seguito con partecipazione gli amori di divi e di vip, i social hanno solo amplificato il fenomeno, ma una volta che la grande passione si è realizzata il finale delle favole, “e vissero molti anni felici e contenti”, non le appaga.

Eros è emozione, desiderio, movimento, la felicità è statica. Se vogliono ancora appassionarci, i nostri eroi devono mostrare il lato oscuro: conflitto, tradimento, violenza.

La guerra tra due individui che si erano tanto amati attrae, permette di identificarsi e di schierarsi. È la fascinazione di Thanatos: del vuoto, del nulla, della morte, ma anche di una forza che distrugge per ridare movimento, per rilanciare il desiderio. Non a caso, nell’arte antica la sua iconografia non ha caratteri mostruosi, ma quelli di un seduttivo giovane dio. 

Il grande amore di Johnny e Amber inizia la parabola discendente nel momento stesso in cui si compie la sua realizzazione: gli amanti irrequieti si annoiano della loro felicità, l’insoddisfazione anima il conflitto che chiama a raccolta i fan. Si affrontano con ferocia sul ring di casa, poi in un’aula di tribunale che diventa arena cruenta, mentre sui media e sui social le rispettive truppe si schierano. Parallela alla tragica, quella sì, guerra guerreggiata d’Ucraina, scorre la tragicomica e desolante guerra dei sessi intorno a due personaggi piccoli piccoli, circondati da schiere di avvocati, esperti, giornalisti, fotografi. La grande passione che ha fatto sognare si è trasformata in odio, che anch’esso fa sognare: in entrambi i casi la vicenda ha i caratteri di una rappresentazione teatrale, certo assai meno nobile di quella della tragedia greca, ma, forse – c’è da sperarlo – con lo stesso valore catartico per il pubblico. 

Psicologo e psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico della Fondazione Lighea Onlus, realtà attiva a Milano nella salute mentale, nella riabilitazione psichiatrica e nei percorsi di inclusione sociale per persone con disagio psichico. Nato a Catania nel 1946, dopo la laurea in Filosofia si specializza in Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano, avviando un percorso professionale che lo porterà a sviluppare un modello innovativo di psicoterapia comunitaria. Attivo fin dagli anni Settanta nel campo della psichiatria e dei servizi territoriali, Savuto è tra i protagonisti dei processi di superamento del sistema manicomiale in Italia, contribuendo all’attuazione della legge 180 e alla trasformazione della cura del disturbo mentale in una prospettiva centrata sulla persona. Ha lavorato alla chiusura di strutture psichiatriche e alla creazione di alternative concrete, come comunità terapeutiche, centri diurni e appartamenti protetti per la riabilitazione psichiatrica. A partire dagli anni Ottanta fonda e sviluppa il modello Lighea, un approccio terapeutico integrato che unisce psicoterapia, relazione, vita quotidiana e reinserimento sociale, ponendosi come riferimento nel trattamento dei disturbi psichici complessi. Le comunità terapeutiche Lighea, accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, rappresentano un esempio avanzato di cura territoriale e presa in carico globale del paziente. Accanto all’attività clinica, Savuto promuove da anni una riflessione culturale sul disagio mentale, lavorando per diffondere una nuova cultura della salute mentale e per contrastare stigma e marginalizzazione. È ideatore di progetti editoriali e audiovisivi, tra cui “Amati Matti”, e autore di saggi e pubblicazioni sul rapporto tra affettività, psicoterapia e percorso di cura, come “Padre Quotidiano”, scritto con Gustavo Pietropolli Charmet. È inoltre responsabile scientifico della rivista FuoriTestata, piattaforma di approfondimento su psicologia, adolescenza, relazioni e società, pensata per rendere accessibili i temi della psicoterapia e del benessere psicologico a un pubblico ampio. Con oltre quarant’anni di esperienza nella psicologia clinica e nella riabilitazione psichiatrica, Giampietro Savuto promuove attivamente l’evoluzione di modelli di cura innovativi che integrano la dimensione clinica, sociale e culturale nel trattamento del disagio psichico.

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