In principio era Brigitte. All’indomani dell’elezione di Emmanuel Macron a capo dell’Eliseo nel 2017 non si parlava d’altro: il nuovo Presidente della Repubblica francese è sposato con una donna di 24 anni più grande di lui. Battute, perplessità, sconcerto, interesse morboso, biasimo, ma anche inedita scoperta. Per molte donne, infatti, questo bizzarro capovolgimento dei canoni nella differenza d’età della coppia ha avuto il sapore di una sorpresa. L’educazione affettiva delle bambine segue d’altronde precisi criteri anagrafici e capisci molto presto che la storia che l’amore non ha età è a senso unico: lui può essere anche molto più grande di te, ma alla rovescia non vale. Le donne dopo una certa età non sono più attraenti, gli uomini invece sì, anzi migliorano, non puoi nemmeno fare più figli, gli uomini invece sì, quindi possono avere compagne che hanno l’età delle loro figlie per potersi riprodurre ancora e ancora, inoltre le donne mature non sono attratte da uomini più giovani, perché… beh questo non è mai stato molto chiaro, ma così vanno le cose e così devono andare.
Non che non ci fossero prima di allora coppie con una disparità anagrafica al femminile nelle pagine di cronache rosa così come nella quotidianità, ma i Macron sembravano aver realizzato l’impossibile: peggiori presupposti (gap generazionale, rapporto di potere, lui minorenne) migliori risultati (unione solida e duratura, coppia influente e di successo). L’effetto è stato dirompente e ha fatto da apripista a molte donne che si sono concesse anche solo la libertà di guardare con desiderio un uomo che fino al giorno prima si sarebbero sforzate di vedere con occhi materni. Se qualcosa inizia a cambiare nel modo in cui le donne si rapportano alla propria femminilità col trascorrere del tempo, poco invece è mutato nello sguardo della società verso le coppie in cui lei è più grande. Sei o sette anni di differenza appaiono forse ancora accettabili, ma quando il divario anagrafico raggiunge la doppia cifra si accende subito un riflettore.
Qualche volta c’è da dire che ad accenderlo sono le stesse dirette interessate, che rimarcando la profonda differenza d’età, sembrano quasi farne motivo di vanto, in maniera non dissimile dall’abitudine maschile di ostentare le giovani conquiste come trofei. Una modalità che per gli uomini corrisponde spesso a un’esibizione di potere (economico, sociale, sessuale), mentre per le donne assume maggiormente una valenza di trasgressione e anticonformismo, un vessillo della propria immutata capacità seduttiva, uno schiaffo morale alle coetanee incastrate in un’asfissiante routine di mariti, figli e passioni tiepide. Se qualcuno ha ancora in mente di utilizzare termini ridicoli come cougar o toy boy per definire i protagonisti delle storie in cui lei è più grande è a questo tipo di rapporti che deve fare riferimento: relazioni la cui principale funzione risiede nel rifuggire responsabilità adulte o allontanare i fantasmi della maturità, prolungando ancora per un po’ un’illusione di giovinezza.
La realtà delle vite degli altri è naturalmente più complessa e difficile da cogliere, ma a essere evidenziato è invece spesso solo l’aspetto clamoroso di queste storie, soprattutto se riguardano personaggi noti. Nelle ultime settimane il riflettore si è così acceso su Andrea Delogu, conduttrice televisiva, 40 anni, che in alcune recenti interviste ha raccontato di avere una relazione con un ragazzo di 23 anni, lamentando la discrepanza con cui il mondo ancora guarda alla differenza d’età quando è lei a essere più grande. Risultato: critiche da ambo i sessi e dichiarazioni passate al setaccio per attaccarla e confermare il ritratto da allegra divorziata che qualcuno si è già fatto di lei senza facoltà di appello. Andrea Delogu racconta con leggerezza la sua relazione, dichiarando di apprezzare nel compagno il semplice fatto che abbia voglia di conoscerla e non le chieda di andare subito a convivere e creare una famiglia: “I miei coetanei vorrebbero subito una storia seria. Luigi vuole me, punto” ha detto in un’intervista al Corriere della Sera. Frasi che sono suonate ai più come un’innegabile ammissione di frivolezza, suscitando ulteriori polemiche: da quando è un male incontrare qualcuno che voglia vivere con te e fare una famiglia? Ma non erano le donne a lamentarsi che non trovavano uomini disposti a impegnarsi?
Per cercare di comprendere meglio alcuni dei motivi per cui una donna possa preferire un compagno più giovane può essere allora utile capire chi sono una buona parte di questi uomini colpevoli di cercare una “storia seria”. Escludendo la nutrita schiera di sposati in cerca di avventure e di single disillusi, gli uomini tra i 40 e i 55 anni che cercano una partner sono spesso reduci da un primo matrimonio o una lunga convivenza, hanno trascorso la maggior parte della propria vita adulta in coppia e faticano ora a concepirsi come persone sole. Talvolta invece si tratta di uomini con alle spalle una collezione di relazioni brevi e superficiali, che alle soglie della maturità avvertono il bisogno di fermarsi e trovare qualcuno con cui mettere su casa e famiglia. Uomini molto diversi, ma accomunati dalla stessa urgenza di stabilità, uomini che non cercano una donna, ma “una relazione con una donna”. Una ricerca destinata a buon fine tramite l’incontro con la diffusa controparte femminile che non vuole un uomo, ma “un uomo con cui sposarsi e creare una famiglia”.
L’aspirazione a trovare una persona autenticamente affine a sé sembra come scemare in entrambi i sessi con il passare degli anni, prevaricata da obiettivi di vita che la società ci indica come irrinunciabili. Le affinità elettive iniziano così a migrare dall’anima e le sue passioni verso aspetti inerenti il ruolo sociale e familiare visti come unico tramite di realizzazione. Per molti e molte però lo stare bene con qualcuno con cui condividere un progetto di vita uguale per tutti, rispettando criteri scritti nella notte dei tempi non basta.
Un partner più giovane può rappresentare in questo senso una possibilità di unione più intima, personale, non vincolata da obiettivi esistenziali. Qualcuno che voglia te, non un’incubatrice per i suoi eredi, non un mezzo per gratificare il suo bisogno di potersi definire “marito” o “padre”, non la metà di qualcosa, ma un intero che insieme a un altro dà origine a una coppia.
La giovinezza porta inoltre con sé una prospettiva più ampia sul futuro, un fervore carico di fiducia ed entusiasmo, che con l’avanzare dell’età spesso si attenua. L’incontro con una persona più giovane diventa allora provvidenziale sia per chi quel fuoco lo ha spento, sia per chi non ha mai smesso di coltivare quel fermento e fatica ora a ritrovarlo in un coetaneo.
Ogni donna ha in fondo le sue ragioni per decidere di vivere una relazione con un uomo molto più giovane, ma qualsiasi sia il suo motivo non sembra importare granché, tanto radicato è lo stigma sociale che preclude ogni volontà di conoscenza e comprensione. Le etichette sono varie e difformi, da quelle più becere a quelle ammantate da erudite interpretazioni psicoanalitiche, ma tutte pervase da un sentimento che oscilla tra la disapprovazione e lo scherno sino ad arrivare al disgusto. Non c’è scampo, se hai un compagno che potrebbe avere l’età di tuo figlio, c’è sicuramente qualcosa di sbagliato, perverso, malato e chiunque si sente in diritto di dare un’opinione non richiesta su di te e la tua storia.
Salvo una minoranza eterogenea per età, genere e stato civile che osserva questa novità con sana curiosità e interesse, i giudizi più inflessibili provengono proprio da quella collettività, spesso anche culturalmente elevata, che ha percorso la strada maestra senza farsi troppe domande. Le coppie con una consistente differenza anagrafica sovvertono le regole sociali che ci vorrebbero tutti sposati con un coetaneo (ma se lei ha qualche anno in meno è meglio) e riprodotti in se possibile due copie, individui che rappresentano un affronto all’ordine costituito e una minaccia per il precario senso di sicurezza di chi con l’età adulta a quelle regole si è conformato non per desiderio ma per pura convenzione. La riprovazione sociale diventa allora il rimedio per non turbare le coscienze e il prezzo da pagare per chi osa sfidare la norma.
Qualcosa però è davvero cambiato e se in principio era Brigitte, ora ci sono Fiorella, Carla, Anna… Le incontrate tutti i giorni, non vi stanno chiedendo il permesso, né un parere, né un’analisi psicosociologica o una previsione sul loro futuro. Non sempre hanno voglia di raccontare il perché e il per come delle loro scelte, ma se lo fanno è per provare a farci capire che stanno solo cercando di vivere la propria vita. Se nonostante tutto continuate a guardarle come grotteschi fenomeni da circo, smettetela almeno di invocare Edipo e ammettete la verità di quello che pensate: così vanno le cose e così devono andare.



9 commenti
laura becatti
Cara Luisa, ho letto con interesse e passione il tuo articolo che condivido
aggiungo una cosa … ovvero la svalutazione che si compie ogni volta nei confronti di un giovane uomo che si innamora di una donna più grande di lui – esattamente come le malignità che circolano quando una giovane donna si accompagna a un uomo che ha molti più anni di lei –
Diciamo che ci sono giudizi stereotipati riguardo l’età, fino a una certa età i tuoi desideri devono essere quelli della “carne” e dopo una certa età quelli dello “spirito” , se mescoli le carte o le tieni insieme, parte il giudizio integralista e talebano.
IlNinjaSolitario
Finalmente un articolo a fuoco sull’argomento: interessante, conciso e ben scritto. Complimenti all’autrice e al portale.
laura
“Harold e Maude” , un film senza età
Francesca
Finalmente qualcuno che ne parla in modo concreto, senza stereotipi, senza giudizi… grazie!
Monica
Ho 47 anni e il mio ragazzo di 29 mi ha chiesto di sposarlo per passare la nostra vita insieme … proveremo anche ad avere un bambino ( se ci sarà ancora possibilità ) non ho denaro non ho nulla ( chiarisco per cronaca ) abbiamo stessi interessi stessa visione della vita,sopratutto ci piace L’ idea finalmente di aver trovato la persona adatta . Il matrimonio sarà anche religioso perché per noi Dio e’ un aspetto importante
paola labianca
che bella storia Monica! tanti auguri a te e al tuo prossimo marito.
Maria
Bellissima storia, sono contenta e vi auguro duri sempre😍
Io ho 41 anni e sono cotta di uno di 26, ma essendo fidanzato non ho il coraggio di farmi avanti, sia per rispetto della sua ragazza sia perché temo il rifiuto. Non gli ho mai detto nulla ma lo vedo spesso e secondo me fisicamente potrei piacergli ma è impegnato 😥
Isabella
Grazie mille per questo articolo, da ormai un anno ho una storia (con alti e bassi dovuti alla paura del giudizio altrui) con un ragazzo di 20 anni (io ne ho 44). Insieme siamo davvero felici, lui è autonomo, lavora e viviamo esattamente come qualsiasi altra coppia. Purtroppo la società ci recepisce come diversi, le critiche (soprattutto da parte dei suoi coetanei, che paradossalmente dovrebbero avere una visione più aperta) sono continue e spesso hanno creato forti crisi tra noi.
Vorrei che fosse più facile, per questo ti ringrazio per questo articolo, arguto e sensibile.
Luisa Piroddi
La ringrazio Isabella. Con la sua storia ha colto altri due aspetti collaterali di cui si parla poco: il bisogno di dover specificare con quel “lui è autonomo, lavora” – comune a molte donne con un partner più giovane – che il legame non è fondato su un fattore di tipo economico (nelle coppie in cui lui è più grande questo non accade, anzi il potere economico sulla compagna è talvolta quasi ostentato); e l’atteggiamento sorprendentemente prevenuto dei coetanei del partner. La presunta apertura mentale dei più giovani è però appunto soltanto presunta, perché in un’età ancora così incerta è invece molto più probabile la ricerca di punti fermi e certezze. Voi due insieme queste certezze le frantumate, dichiarando implicitamente a chi vi circonda, giovani e meno giovani, che le regole possono essere cambiate, infrante, ignorate, soprattutto quando nascono da pregiudizi e convenzioni sociali, che nessuno mette più in dubbio. Grazie ancora per il suo commento e la riflessione.