I barbari sono qui, bussano alle nostre porte.
Ma in questo caso non si tratta di orde primitive e brutali: calzano sneaker, indossano felpe, sono armati di smartphone e tablet, hanno l’aspetto di tecnocrati sofisticati: sono i barbari del digitale.
Le invasioni storiche sono state spesso cruente, almeno nel momento della conquista, ma, una volta preso il potere, i nuovi dominatori non hanno ucciso i popoli sottomessi, non ne hanno cancellato costumi e tradizioni, anzi, spesso hanno assorbito da loro gli aspetti di una cultura superiore, di un sapere scientifico maggiormente sviluppato, di una produzione artistica di più alto livello.
I processi culturali richiedono tuttavia tempi lunghi di maturazione, mentre oggi l’accelerazione delle nuove tecnologie ci obbliga a imparare nell’immediato un nuovo linguaggio, altrimenti non è più possibile comunicare. I nuovi barbari impongono infatti completa sottomissione alle loro esigenze tecnologiche, escludendo tutti quelli che non sanno, o non vogliono, adeguarsi alle loro pretese.
L’impetuoso progresso tecnologico degli ultimi anni sta producendo una trasformazione da cui tutta una fetta di popolazione, quella della cultura del libro e della parola stampata, viene a essere esclusa. Ma anche le generazioni del digitale saranno a breve superate da quelle dell’intelligenza artificiale.
Sedotti dalla modernità, diventeremo protesi della macchina?
L’IA si presenta come una tecnologia dotata di straordinarie potenzialità o come una minaccia per l’uomo?
Attualmente il dibattito critico si divide tra quelli che tendono ad evidenziare i limiti (attuali) dei nuovi strumenti, a ridimensionarne la portata rispetto alle superiori competenze degli umani, e quelli che vedono nello sviluppo dei programmi di IA il rischio di diffusione incontrollata di notizie false, in grado di condizionare e manipolare l’opinione pubblica e inquinare la corretta dialettica democratica.
Siamo forse davanti a una nuova forma di colonizzazione?
Attratti dalla magia del nuovo, straordinario prodotto tecnologico, siamo pronti a rinunciare alla nostra identità di fronte a una intelligenza artificiale che potrebbe un giorno non lontano superare le capacità cognitive umane e addirittura sviluppare una sua sensibilità?
Temo siano questi gli interrogativi ai quali saremo chiamati a rispondere.


