Un’illustrazione in bianco e nero. Al centro, su uno sfondo grigio scuro, c'è uno strano essere umanoide ritratto da davanti, in piedi. La testa è un teschio con dei grossi cavi che ne fuoriescono. Il corpo indossa una specie di armatura pesante, dall'aspetto robotico, con alcuni strumenti dall'aria minacciosa che spuntano dalle spalle (una grossa pinza mobile, un grosso punteruolo. L'umanoide regge con le mani all'altezza del bacino una specie di alabarda dal lungo manico orizzontale.
Attualità

L’intelligenza artificiale e i nuovi barbari

L’impetuoso progresso tecnologico ci ha imposto un nuovo linguaggio, escludendo coloro che non lo posseggono dalla possibilità di comunicare. Ma anche le generazioni digitali stanno per essere messe in crisi da una nuova rivoluzione che si profila all’orizzonte, quella della intelligenza artificiale.

I barbari sono qui, bussano alle nostre porte.

Ma in questo caso non si tratta di orde primitive e brutali: calzano sneaker, indossano felpe, sono armati di smartphone e tablet, hanno l’aspetto di tecnocrati sofisticati: sono i barbari del digitale.

Le invasioni storiche sono state spesso cruente, almeno nel momento della conquista, ma, una volta preso il potere, i nuovi dominatori non hanno ucciso i popoli sottomessi, non ne hanno cancellato costumi e tradizioni, anzi, spesso hanno assorbito da loro gli aspetti di una cultura superiore, di un sapere scientifico maggiormente sviluppato, di una produzione artistica di più alto livello.

I processi culturali richiedono tuttavia tempi lunghi di maturazione, mentre oggi l’accelerazione delle nuove tecnologie ci obbliga a imparare nell’immediato un nuovo linguaggio, altrimenti non è più possibile comunicare. I nuovi barbari impongono infatti completa sottomissione alle loro esigenze tecnologiche, escludendo tutti quelli che non sanno, o non vogliono, adeguarsi alle loro pretese.

L’impetuoso progresso tecnologico degli ultimi anni sta producendo una trasformazione da cui tutta una fetta di popolazione, quella della cultura del libro e della parola stampata, viene a essere esclusa. Ma anche le generazioni del digitale saranno a breve superate da quelle dell’intelligenza artificiale.

Sedotti dalla modernità, diventeremo protesi della macchina?

L’IA si presenta come una tecnologia dotata di straordinarie potenzialità o come una minaccia per l’uomo?

Attualmente il dibattito critico si divide tra quelli che tendono ad evidenziare i limiti (attuali) dei nuovi strumenti, a ridimensionarne la portata rispetto alle superiori competenze degli umani, e quelli che vedono nello sviluppo dei programmi di IA il rischio di diffusione incontrollata di notizie false, in grado di condizionare e manipolare l’opinione pubblica e inquinare la corretta dialettica democratica.

Siamo forse davanti a una nuova forma di colonizzazione?

Attratti dalla magia del nuovo, straordinario prodotto tecnologico, siamo pronti a rinunciare alla nostra identità di fronte a una intelligenza artificiale che potrebbe un giorno non lontano superare le capacità cognitive umane e addirittura sviluppare una sua sensibilità?

Temo siano questi gli interrogativi ai quali saremo chiamati a rispondere.

Psicologo e psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico della Fondazione Lighea Onlus, realtà attiva a Milano nella salute mentale, nella riabilitazione psichiatrica e nei percorsi di inclusione sociale per persone con disagio psichico. Nato a Catania nel 1946, dopo la laurea in Filosofia si specializza in Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano, avviando un percorso professionale che lo porterà a sviluppare un modello innovativo di psicoterapia comunitaria. Attivo fin dagli anni Settanta nel campo della psichiatria e dei servizi territoriali, Savuto è tra i protagonisti dei processi di superamento del sistema manicomiale in Italia, contribuendo all’attuazione della legge 180 e alla trasformazione della cura del disturbo mentale in una prospettiva centrata sulla persona. Ha lavorato alla chiusura di strutture psichiatriche e alla creazione di alternative concrete, come comunità terapeutiche, centri diurni e appartamenti protetti per la riabilitazione psichiatrica. A partire dagli anni Ottanta fonda e sviluppa il modello Lighea, un approccio terapeutico integrato che unisce psicoterapia, relazione, vita quotidiana e reinserimento sociale, ponendosi come riferimento nel trattamento dei disturbi psichici complessi. Le comunità terapeutiche Lighea, accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, rappresentano un esempio avanzato di cura territoriale e presa in carico globale del paziente. Accanto all’attività clinica, Savuto promuove da anni una riflessione culturale sul disagio mentale, lavorando per diffondere una nuova cultura della salute mentale e per contrastare stigma e marginalizzazione. È ideatore di progetti editoriali e audiovisivi, tra cui “Amati Matti”, e autore di saggi e pubblicazioni sul rapporto tra affettività, psicoterapia e percorso di cura, come “Padre Quotidiano”, scritto con Gustavo Pietropolli Charmet. È inoltre responsabile scientifico della rivista FuoriTestata, piattaforma di approfondimento su psicologia, adolescenza, relazioni e società, pensata per rendere accessibili i temi della psicoterapia e del benessere psicologico a un pubblico ampio. Con oltre quarant’anni di esperienza nella psicologia clinica e nella riabilitazione psichiatrica, Giampietro Savuto promuove attivamente l’evoluzione di modelli di cura innovativi che integrano la dimensione clinica, sociale e culturale nel trattamento del disagio psichico.

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