Particolare di un fotogramma in bianco e nero dal film “L’angelo azzurro”, di Josef von Sternberg, 1930. C’è Marlene Dietrich, nei panni di Lola Lola, che sorridendo punta un dito sotto il mento di Emil Jannings, nei panni del professor Immanuel Rath, il quale ha il mento sollevato e la testa leggermente inclinata all’indietro.
Attualità

L’Angelo azzurro 2: interpreti Genny Sangiuliano e Maria Rosaria Boccia

Dallo sdegno all’imbarazzo, dall’imbarazzo alla compassione. Le reazioni di uno spettatore di fronte all’intervista al ministro Sangiuliano, che si pente e chiede scusa in TV

In questo scorcio di fine estate è intervenuta a eccitare la curiosità e il voyeurismo degli italiani la telenovela del ministro Gennaro Sangiuliano e della sedicente dottoressa Maria Rosaria Boccia, recitata a puntate, come si addice a una autentica soap opera.

Giornalisti, politici, intellettuali, esperti di comunicazione si sono esibiti nei più vari commenti e in molteplici interpretazioni, tentativi di dare forma a una verità sfuggente: chi ha tradito chi… chi ricatta chi… chi mente… chi complotta… chi spia chi…

Quanto a me, ho provato imbarazzo e tristezza guardando l’immagine del ministro, apparso in TV a rendere pubblica confessione e a recitare l’atto di contrizione, e non per le lacrime, più o meno sincere, versate. Ho visto un uomo piccolo piccolo (e non alludo alla statura), senza qualità, che snocciolava un campionario di bugie infantili alle quali riusciva perfino a credere, trasformando una vicenda politicamente scabrosa in una farsa.

Mentre assistevo a quello spettacolo indecoroso, ho però sentito l’originaria indignazione mutarsi lentamente in un senso di disagio e infine di strazio.

Mi sono a lungo domandato la ragione del sentimento struggente che provavo. Poi, dalla lontananza di memorie giovanili, è improvvisamente emerso il volto del professor Roth, il severo e autorevole insegnante interpretato da Emil Jannings nel film L’Angelo azzurro (1930), regia di Josef von Sternberg dal romanzo di Heinrich Mann, che si innamora perdutamente di Lola Lola, sensuale artista di varietà interpretata da Marlene Dietrich, per la quale rinuncia alla sua vita e si aggrega alla troupe cabarettistica, finendo per essere costretto a vestire la giubba del pagliaccio e a esibirsi trasformato in un galletto starnazzante.

Non mi aspetto certo, né mi auguro, che il futuro dell’ex ministro sia così drammatico: per lui, spento l’attuale clamore, si troverà una sistemazione soddisfacente, dove potrà esprimere i suoi talenti; a me la sua figura lascia un senso di disagio e induce alla commiserazione, mentre i due volti, il suo e quello del professor Roth, si sovrappongono e si fondono nella mia mente.

Forse l’uomo non merita tutta questa empatia, ma nei suoi confronti penso di aver sperimentato quel “sentimento del contrario” che Pirandello teorizza nel saggio sull’Umorismo: quando nel riso che suscita un comportamento inadeguato o un personaggio farsesco si insinua la compassione.

Psicologo e psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico della Fondazione Lighea Onlus, realtà attiva a Milano nella salute mentale, nella riabilitazione psichiatrica e nei percorsi di inclusione sociale per persone con disagio psichico. Nato a Catania nel 1946, dopo la laurea in Filosofia si specializza in Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano, avviando un percorso professionale che lo porterà a sviluppare un modello innovativo di psicoterapia comunitaria. Attivo fin dagli anni Settanta nel campo della psichiatria e dei servizi territoriali, Savuto è tra i protagonisti dei processi di superamento del sistema manicomiale in Italia, contribuendo all’attuazione della legge 180 e alla trasformazione della cura del disturbo mentale in una prospettiva centrata sulla persona. Ha lavorato alla chiusura di strutture psichiatriche e alla creazione di alternative concrete, come comunità terapeutiche, centri diurni e appartamenti protetti per la riabilitazione psichiatrica. A partire dagli anni Ottanta fonda e sviluppa il modello Lighea, un approccio terapeutico integrato che unisce psicoterapia, relazione, vita quotidiana e reinserimento sociale, ponendosi come riferimento nel trattamento dei disturbi psichici complessi. Le comunità terapeutiche Lighea, accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, rappresentano un esempio avanzato di cura territoriale e presa in carico globale del paziente. Accanto all’attività clinica, Savuto promuove da anni una riflessione culturale sul disagio mentale, lavorando per diffondere una nuova cultura della salute mentale e per contrastare stigma e marginalizzazione. È ideatore di progetti editoriali e audiovisivi, tra cui “Amati Matti”, e autore di saggi e pubblicazioni sul rapporto tra affettività, psicoterapia e percorso di cura, come “Padre Quotidiano”, scritto con Gustavo Pietropolli Charmet. È inoltre responsabile scientifico della rivista FuoriTestata, piattaforma di approfondimento su psicologia, adolescenza, relazioni e società, pensata per rendere accessibili i temi della psicoterapia e del benessere psicologico a un pubblico ampio. Con oltre quarant’anni di esperienza nella psicologia clinica e nella riabilitazione psichiatrica, Giampietro Savuto promuove attivamente l’evoluzione di modelli di cura innovativi che integrano la dimensione clinica, sociale e culturale nel trattamento del disagio psichico.

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