In Tv l’intervista a Meghan: chiudo l’audio e sogno

Divagazioni tra realtà e immaginazione suggerite dal recente sfogo televisivo della duchessa di Sussex

Ho guardato l’intervista rilasciata a Oprah Winfrey dai duchi del Sussex, Meghan Markle e Harry, ma l’ho seguita in modo inusuale: non conoscendo l’inglese, ho abbassato l’audio e  mi sono concentrato sul linguaggio non verbale, quello del corpo, delle mani, soprattutto del viso.

Meghan ha recitato da grande attrice, prendendosi tutto lo spazio e relegando il marito nel ruolo di principe consorte: l’atteggiamento di chi parla senza nulla voler nascondere, il corpo proteso verso l’interlocutore, un velo di tristezza sul volto ad accompagnare quelli che si indovinano essere i momenti più dolorosi della confessione, la commozione che affiora negli occhi che quasi si fanno lucidi, ma è tenuta a freno dal pudore, l’espressione accorata, il corpo che asseconda le parole con i suoi movimenti, qualche esitazione della voce che si legge sulle labbra e conferisce sincerità al discorso. 

Dietro di lei ho visto ergersi i fantasmi delle regine che nell’immaginario collettivo si associano alla storia dell’Inghilterra: Elisabetta I e Vittoria, che diedero il nome alle loro epoche gloriose, Elisabetta II, l’attuale, inossidabile sovrana.

Per qualche giorno l’apparizione della duchessa del Sussex è riuscita ad aprire una breccia nel muro dell’informazione dedicata al Covid e ha evocato l’ombra di Diana e i sospetti intorno alla sua morte.

Mentre guardavo, io Meghan me la sono immaginata stesa sul lettino del mio studio, intenta a raccontarmi un sogno, un sogno che sognavo con lei:

C’è una grande tavola coperta da un telo bianco e una bambina, una piccola Alice, ci cammina sopra saltellando. Compare una figura altissima, velata come in un dipinto di Magritte, con una corona sul capo. Poi la bambina, inseguendo il coniglio bianco, si aggira in un labirinto vegetale formato da straordinarie piante grasse di forma antropomorfa, i cui aculei le lacerano le vesti, mentre corre cantando una filastrocca…..razza….piazza….tazza….pupazza….ammazza…..

oltre la parete di cactus spunta il lungo collo di una giraffa ….ragazza….mazza….spazza….ramazza…..

passa trotterellando un piccolo rinoceronte bianco

….terrazza….corazza….svolazza….

due ermellini compaiono e scompaiono veloci

….razza….raZZA….raaZZZAAA….

Alla fine Alice, i vestiti a brandelli, raggiunge seminuda una spiaggia in riva al mare: sulla sabbia scrive con il dito a grandi lettere  IO TI SALVERO’, poi si getta in acqua e nuota verso una sottile linea di terra che si intravvede lontano, all’orizzonte.

Ed ecco che le acque progressivamente si ritirano e un’unica distesa di solida terra unisce le due sponde, l’europea e l’americana. 

Aspetto con impazienza la prossima seduta.

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Joaquin Otuvas

Psicologo e psicoterapeuta. Professore "Libre Universidad de Salamanca".(traduzioni dallo spagnolo a cura di Carlo Perez )

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