Il deus ex machina è un effetto speciale: ma bisogna crederci

Nel teatro antico era un marchingegno salvifico. E' ancora valido nella realtà di oggi, a patto che….

Premessa: Ogni riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale.

Nel teatro antico, quando la vicenda, andata sempre più complicandosi, era giunta a un grado estremo di conflitto che appariva senza sbocco, attraverso un complicato marchingegno di carrucole scendeva dall’alto una figura che rappresentava il Dio, uno dei tanti dei del pantheon pagano, a sbrogliare la situazione, a “mettere le cose a posto”: svelava gli inganni, distribuiva premi e castighi, pacificava gli animi, al caos di passioni distruttive sostituiva una trama di rapporti armonici.

Il teatro moderno non usa più questo espediente, che rasserenava gli spettatori, realizzando, nella finzione scenica, quell’equilibrio virtuoso a cui tutti aspiravano.

Ma l’idea del deus ex machina è rimasta nell’immaginario collettivo come attesa messianica di un demiurgo, una figura salvifica che, in momenti difficili, “metta ordine”, ricomponga in armonia i conflitti della realtà.

In un mondo al corto di dei, tale ruolo è spesso affidato a una personalità eminente, un esperto, IL MIGLIORE a disposizione. 

Coro greco: The Best, The Best, The Best.

Purtroppo la sua autorità, per quanto grande, non è quella del dio, e allora diventa importante la suggestione.

In altri tempi, le madri erano solite minacciare bambini discoli e adolescenti ribelli prospettando loro il redde rationem, la resa dei conti al ritorno a casa del genitore, vissuto come giudice severo e inappellabile.

Coro greco: Arriverà il castigamatti, Arriverà il castigamatti.

Oggi che la figura paterna ha perso autorità, quando addirittura non è “evaporata”, si comincia a sentirne la nostalgia nel desiderio di una figura normativa, padreternale, che porti ordine, prosperità e concordia.

E’ stata un’aspirazione comune a tempi inquieti. Ce lo diceva già il leggendario apologo di Menenio Agrippa, che riuscì a indurre a una armoniosa collaborazione ceti sociali fieramente avversi.

Oggi che stiamo attraversando un momento di grande paura, sentiamo il bisogno di qualcosa che abbassi le ansie e doni serenità. In questi casi è forte la tentazione di affidarsi a chi sa, o almeno è supposto  sapere.

Coro greco: Esperienza, Conoscenza, Competenza, Preveggenza, Eccellenza.

Fattore determinante è la fiducia, accordata in virtù di un prestigio  universalmente riconosciuto. Ma, accanto a questa componente razionale, ve n’è un’altra, non meno importante: un irrazionale desiderio di credere. 

Naturalmente l’eccessivo entusiasmo è sempre pericoloso: tanto più unanime il plauso, folgorante la fascinazione, tanto più veloce e repentino il disamore. Alle prime delusioni il consenso si rivela effimero, l’apprezzamento volatile. E’ allora importante mantenere salda la fede preservando il potere dell’illusione.

Nel dramma teatrale “La Grande Magia” di Eduardo de Filippo, una donna approfitta di uno spettacolo di illusionismo per sparire con il suo amante. Il “mago” suo complice consegna al marito inconsolabile una scatola nella quale asserisce essere finita la moglie scomparsa: se l’aprirà con fede nella sua onestà, la donna ne uscirà subito, se non avrà tale fede, sparirà per sempre. L’uomo la conserva con cura e amore, ma non la apre, e quando la signora, anni dopo, ritornerà pentita, non vorrà riconoscerla, sceglierà l’illusione.  

Coro greco: Non aprite quella scatola! Non aprite quella scatola!

Joaquin Otuvas

Psicologo e psicoterapeuta. Professore "Libre Universidad de Salamanca".(traduzioni dallo spagnolo a cura di Carlo Perez )

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