Attualità

D’ora in poi sarà un vantaggio partire sfavorito dai sondaggi

Credo di aver capito perché, da Grillo alla Brexit a Trump, non ne hanno azzeccata una

La mia sfiducia nei sondaggi dura dai tempi della gioventù: tempi andati, ahimè. Non ancora trentenne ero direttore di Novella 2000, fiero del positivo andamento delle vendite, che avevano ben presto superato le duecentomila copie.

Eppure, nel trimestrale sondaggio sulla lettura dei settimanali, il mio non compariva, neppure agli ultimi posti della classifica, dove figuravano giornali che vendevano molto meno. Cercai di capire come era fatto il sondaggio: appresi così che venivano fatte migliaia di interviste a un campione significativo dei lettori di periodici mostrando loro tutte le testate e chiedendo di indicare quali avessero letto, o almeno sfogliato nell’ultimo trimestre. Novella 2000 non compariva, se non in misura talmente saltuaria da non essere registrata.

Non sembravano stupiti.

«Può capitare», mi spiegò un funzionario dell’istituto di ricerca, «quando l’utente rifiuta l’identificazione con il prodotto».

In parole povere molti lettori si vergognavano di ammettere il loro interesse per un giornale di gossip. Lo leggevano, ma di nascosto, magari dal parrucchiere, o comunque attribuendo l’acquisto a qualcun altro. Col passare degli anni mi sono reso conto che un simile meccanismo non altera soltanto le indagini sulle intenzioni di lettura, ma in generale è alla base di grossolani errori di previsione ogni volta che chi risponde a un sondaggio – di lettura, di acquisto, di opinione o voto – teme per qualche motivo di dire la verità.

Vi risparmio gli esempi più datati, e mi limito a quelli politici più recenti. È successo con Grillo, presentato a lungo come un comico provocatore e incompetente, così che solo nel segreto dell’urna tanti hanno avuto il coraggio di essere dei suoi. È successo per la Brexit in Gran Bretagna, dipinta da quasi tutti i media inglesi come una scelta sciagurata, antistorica e un po’ vigliacca, perciò pochi, nei sondaggi, hanno avuto la faccia di dichiararsi favorevoli, salvo poi far valere col voto il proprio nazionalistico egoismo. E si è ripetuto con Trump, descritto dagli avversari e dai giornali benpensanti come un pagliaccio razzista e sporcaccione, sicché ben poche persone per bene hanno osato ammettere la loro simpatia per lui.

Con buona pace dei cosiddetti esperti potremmo concludere che nei prossimi duelli politici costituirà un vantaggio partire svantaggiati dai sondaggi.

Giornalista, ex direttore editoriale di Rcs, ex direttore del settimanale Oggi

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