
Truman Show a Forte dei Marmi
Racconto semiserio di una vacanza che rischi di diventare una fiction in una ridente cittadina toscana

La difficile arte dello stare fermi
A volte ce lo imponiamo, e non ci riesce. Fermarsi significa lasciar andare il controllo, anche su noi stessi, per

Quale coraggio per le nostre paure?
Non è solo quello di andare avanti ma quello di sapersi fermare, a volte. O anche di voltarsi o, ancora,

Il ponte sul campo minato: le relazioni ai tempi del Covid
Capirsi, mediare, incontrarsi sono diventati faticosi e complessi, in un tempo in cui prevalgono la rabbia e le contrapposizioni. Molti,

“Ho visto cose…”: resoconto fedele di una settimana di vacanza con sei adolescenti
Afflitto da profondo senso di commiserazione per i miei poveri figli, vittime di un anno trascorso tra lockdown, zone rosse, gialle, arancioni, didattica a distanza, ho pensato di concedere loro una settimana di vacanza con gli amici più cari, nostri ospiti. Mi sono così ritrovato in una famosa località marina toscana, in un appartamento affittato a caro prezzo per l’occasione, con sei adolescenti, tre fanciulle di 15 anni e tre ragazzi di 17. Ciò mi ha permesso di osservare da vicino la quotidianità di tali esseri misteriosi. Risultato: mi è sembrato di gestire da solo una “comunità terapeutica” senza, ahimè, l’autorità che compete a un direttore di comunità. Non solo: non avevo neanche il supporto dello psichiatra né quello degli psicofarmaci. Giornata tipo: sveglia ore 12 – 13.30. Ogni tentativo di indurli ad alzarsi più presto è stato oggetto di proteste sdegnate e di diffide: “Guai a te se bussi un’altra volta… Non osare entrarmi in camera!” Cercavo di giustificali (e di giustificarmi) ripetendomi: “Beh, in fondo sono in vacanza…”. Nel frattempo, andavo a fare la spesa e mi consolavo con una pausa caffè al bar, poi iniziavo a cucinare secondo un menù rigidamente stabilito al fine di evitare qualsiasi ripetizione, sentendomi preda della sindrome di Cenerentola, senza speranza di principe o meglio di principessa. Intorno all’ora di pranzo i giovani leoni emergono dalle loro stanze per una colazione a base di cornetti, cappuccini e spremute, dopo la quale scompaiono in bagno per dedicarsi a laboriose, quanto incomprensibili, operazioni di restauro. Finalmente, verso le 14.30 – 15, eccoli prendere posto intorno al desco, pronti a consumare il cibo da me amorevolmente cucinato. La conversazione che si intreccia tra i commensali non è di quelle che prevedano la presenza di un adulto: linguaggio e argomenti mi risultano incomprensibili. Divorano il cibo senza un ringraziamento o un commento gentile per il cuoco, poi escono lasciando le camere nel caos. Il disordine mi sembra proiezione del loro mondo interno, con colorazioni diverse a seconda del genere: nelle stanze delle ragazze incredibile profusione di capi di biancheria intima, in quelle dei ragazzi bottiglie di bibite e merendine mordicchiate sparsi ovunque. Riordino, ma senza esagerare – potrebbero arrabbiarsi – poi, esausto, mi abbatto su una poltrona, in attesa di rimettermi a cucinare. Il mare? La spiaggia? Mai visti. Dopo cena incomincia la lunghissima preparazione per la conquista della notte, che si protrae fin verso le ore 11. E’ a questo punto che hanno inizio estenuanti contrattazioni per stabilire l’ora del rientro, nel corso delle quali i miei figli si rivelano sindacalisti agguerriti, pronti alla lotta dura senza paura: 12…12.30…1… 1.30…2… e così via… Il copione prevede ospiti silenti e figli portavoce della compagnia, con atteggiamenti spavaldi e contestatori a beneficio degli amici, per dimostrare loro la capacità di tenere testa al vecchio genitore. Stipulato il contratto, sciamano festanti e per me comincia la snervante attesa: non riesco a dormire, faccio zapping svogliato con il telecomando… Con il procedere delle ore l’ansia cresce e si colora di fantasie sempre più inquietanti: incidenti… aggressioni… rapimenti… Verso le 2 inizio un umiliante giro di telefonate: raccolgo insulti o silenzi. I giovani leoni rientrano alla spicciolata. È allora il momento dei racconti, delle confidenze, delle confessioni, dalle porte chiuse filtrano sussurri e risate…fino alle 3…alle 4… alle 5… Mi piacerebbe origliare, ma invece crollo, vestito, sul letto. E’ stata un’esperienza interessante (ed educativa), ma penso che non ci sarà una seconda volta.

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