Relazioni

Adolescenti e relazioni violente, tra controllo e gelosia

Le coppie adolescenti sono vittime degli stessi stereotipi e meccanismi di quelle adulte. Un filone di studi si sta occupando della Teen dating violence, che guarda alle dinamiche di controllo, di violenza fisica e psicologica nelle coppie di teenager. Un fenomeno che riguarda le relazioni “reali” come quelle “virtuali”

Qualche tempo fa, in seduta, una mia paziente ventenne mi parlava di come fosse nata la sua relazione sentimentale con l’attuale compagno, e mi raccontava che, all’inizio, come prova di fiducia si erano comunicati le password dei loro rispettivi social per poter controllare l’uno le attività dell’altra. A parte il fatto che una definizione di fiducia come questa è alquanto paradossale, perché la fiducia non scaturisce dal controllo anzi, ne è l’esatto opposto, mi sono chiesta quanto le relazioni tra adolescenti e tra giovani siano caratterizzate da comportamenti e vissuti che vengono interpretati in maniera distorta come amore, ma che tutto sono, fuorché amore.

La letteratura scientifica si è sempre occupata delle relazioni sentimentali tra persone adulte, lasciando sullo sfondo quelle tra adolescenti quasi fossero troppo banali o poco importanti per essere studiate e analizzate, e che eventuali agiti aggressivi fossero ascrivibili all’immaturità e impulsività tipiche di questa fascia d’età. Invece, proprio gli adolescenti hanno relazioni particolarmente intense e con un altissimo coinvolgimento emotivo, ma anche molto spesso relazioni di lunga durata e il fatto che si trovino in un’età in cui non padroneggiano ancora bene quegli strumenti emotivi e cognitivi che consentono di comprendere quanto un comportamento possa essere nocivo, le rende ancora più delicate.

Un filone di ricerche negli Stati Uniti, che adesso si sta allargando pure al contesto italiano, tratta di “Teen dating violence”, termine con cui si identificano diverse forme di violenza messe in atto dai giovanissimi alle prese con le loro prime storie d’amore. Sono comportamenti che variano dalla violenza fisica e sessuale a quella psicologica e che vengono messi in atto da ambo i sessi, seppure in maniera diversa. Nel descriverli si ritrovano di frequente comportamenti di controllo e prevaricazione, per cui uno dei due partner, o entrambi, impediscono all’altro determinate condotte o comportamenti, limitano le frequentazioni e la scelta delle amicizie e delle attività extra-coppia, decidono cosa sia meglio che l’altro faccia o non faccia, controllano nel dettaglio attività e spostamenti. Altri aspetti di violenza psicologica che sono stati riscontrati riguardano il rivolgersi all’altro/a con modalità umilianti, nel minacciare la fine della relazione se il partner non fa quello che gli viene chiesto o nel minacciare agiti lesivi o auto lesivi se la relazione dovesse finire. Ancora, non mancano la violenza fisica e/o sessuale, in cui il partner viene strattonato, spintonato, o picchiato e/o subisce pressioni e ricatti anche subdoli perché acconsenta ad avere rapporti sessuali.

In molte relazioni tra adolescenti questi comportamenti (specie quelli legati al controllo) vengono considerati normali da entrambi i partner e sono quindi ampiamente accettati: molte ragazze, ad esempio, riferiscono di subire dal proprio compagno comportamenti di controllo relativi a frequentazioni, scelta dell’abbigliamento e di anticipare di proposito questi comportamenti attuando condotte di evitamento, quindi rinunciando di fatto a qualcosa che piacerebbe loro fare o che le farebbe stare bene (es. uscire con le amiche, indossare un vestito particolare, ecc.), perché già immaginano quale potrebbe essere la reazione del partner. Anche i comportamenti aggressivi dettati dalla gelosia vengono male interpretati come segno di amore e accettati: “Mi ha tirato uno schiaffo perché ho abbracciato il mio amico: fa così perché ci tiene, se è geloso vuol dire che è preso!”. Una deformazione culturale che rispecchia in toto quanto ritroviamo nelle relazioni adulte.

Tutto questo avviene sia nella vita reale sia in quella dei social, dove i comportamenti di controllo e dominazione vengono agiti tramite richieste di cancellazione di contatti indesiderati, o di foto ritenute “provocanti”, o appunto, di condivisione delle password di accesso alle varie piattaforme, per controllare dall’interno la vita social dell’altro e potervi porre il proprio veto. E anche questi comportamenti vengono normalizzati e accettati da entrambi i partner, anzi, se si imbattono in un/a compagno/a che rispetta spazi e scelte, si sentono smarriti e arrivano a pensare di non essere abbastanza interessanti o importanti per lui/lei.

In queste relazioni manca la consapevolezza di stare vivendo una dinamica disfunzionale e violenta: solo pochi di loro si rendono conto che l’attaccamento morboso non è un chiaro segnale di amore e interesse, ma – al contrario – è limitazione e controllo, una forma subdola di violenza.

Quando le relazioni hanno queste connotazioni, si nota la tendenza a considerare il partner non come altro da sé, come una persona indipendente e con una vita anche al di fuori della coppia, ma come qualcosa che ti appartiene, per la quale annullarsi e che si deve annullare per te, sostituendo di fatto la dinamica del possesso e del controllo a quella dell’amore che, invece, è basata sulla libertà di scegliersi ogni giorno e che, quindi, implica anche il rischio di essere traditi, di essere lasciati, di non essere più amati. Un’esperienza senza dubbio dolorosa, ma che viene temuta come una possibilità intollerabile e inaccettabile, per evitare la quale si è disposti a controllare e a farsi controllare, nella convinzione che le relazioni siano labili, le persone volubili e che quindi le relazioni possano finire all’improvviso, senza segni premonitori e senza possibilità di appello: da 100 a 0 in uno schiocco di dita.

Certo che in questo modo di vivere le relazioni, in cui i nostri ragazzi confondono amore e possesso, è visibile una forte matrice culturale: la nostra è una società in cui sono ancora molto forti gli stereotipi di genere, in cui la gelosia è un segno d’amore, in cui è piuttosto diffusa l’idea che la relazione sia una dinamica improntata al sacrificio. Tutto il contrario di quello che conosciamo come una relazione sana, che rende e fa sentire liberi. Soprattutto, il messaggio che dovrebbe passare ai più giovani è che non si deve aspettare l’arrivo di un’altra persona per sentirsi completi: questo comporta il rischio che l’altro diventi una minaccia per la propria integrità e non sia invece vissuto come una risorsa e che la relazione si trasformi in una gabbia dorata in cui ognuno è carceriere dell’altro, invece di essere vissuta come una possibilità di crescita e fonte di benessere. Per iniziare ad aiutare i ragazzi, una possibilità potrebbe essere insegnare ad ascoltarsi e a non accettare nulla che possa metterli in difficoltà o a farli sentire a disagio nello stare con l’altra persona. Partendo da sé e dal proprio sentire, fidandosi delle proprie emozioni.

Psicologa clinica (iscritta all'albo OPL col n. 11937), laureata con lode nel 2006 e psicoterapeuta ad indirizzo sistemico-relazionale dal 2016. Dopo diversi anni di lavoro nell'ambito della psichiatria, come operatrice nelle comunità, centro diurno e appartamenti di residenzialità leggera della Fondazione Lighea, ha ricoperto il ruolo di supervisore di una delle equipe di lavoro della stessa, focalizzandosi sul clima lavorativo e sulle dinamiche tra i colleghi. Dal 2019 svolge l'attività di psicoterapeuta presso un centro di terapia con svariate sedi in tutta la Lombardia e si occupa principalmente di terapie individuali e di coppia. Da circa dieci anni si occupa anche di formazione in corsi per operatori dei centri antiviolenza e di formazione e supervisione di equipe di educatori e oss sui temi della gestione della comunicazione e del conflitto, dell'empatia e della umanizzazione delle cure. Al di fuori dell'ambito lavorativo ha praticato per dieci anni muay thai a livello amatoriale. Collabora con la redazione di Fuoritestata, con cui ha partecipato alla stesura di "Alma atto. Un matto al giorno" ed. Baldini+Castoldi.

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