«Ciclone», «Tempesta», «Terremoto», «Tsunami»: queste le parole usate per descrivere l’irrompere di Donald Trump sulla scena della politica mondiale. Il successo del personaggio testimonia ancora una volta l’irrazionalità della storia.
Il presidente degli Stati Uniti ha seminato allarme negli alleati occidentali, panico nelle Borse, sconcerto nelle istituzioni, con le sue minacce e i suoi sfoghi umorali tiene in ansia nemici e amici; decisionista imprevedibile, spiazza gli interlocutori e diffonde paura.
Un effetto positivo, tuttavia, l’ha prodotto: ci permette di sentirci, di fronte alla sua capricciosa imprevedibilità e ottusa incompetenza, assennati; di fronte alla sua truce violenza, democratici; di fronte alla sua vertiginosa hybris, razionali; di fronte al suo delirio megalomanico, equilibrati; di fronte alla sua sguaiata volgarità, educati e perfino eleganti; di fronte alla sua esibizione di ignoranza, colti.
Insomma migliori, più giusti, più tolleranti, più nobili, più degni… Più buoni.


