Un'illustrazione che raffigura un bambino che piange disperato mentre viene tirato per il braccio destro dal padre e per quello sinistro dalla madre.
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Vuoi più bene alla mamma o al papà?

Figli di fronte alla separazione dei genitori: tentativi di spiegazione, richieste di complicità, sforzi di comprensione, sensi di colpa.

Alice è triste.

I suoi genitori, dopo più di 20 anni di vita coniugale, le hanno annunciato la decisione di separarsi.

Dice la madre: «Ho voluto bene a tuo padre e ancora gliene voglio, ma è innegabile che in tutti questi anni di matrimonio la priorità è sempre stata alle sue esigenze, ai suoi bisogni… ai suoi capricci. Non ho mai vissuto una vita veramente mia. Ho quasi 50 anni… per me è ora di dire basta. È importante che tu capisca le mie ragioni, che non ti senta ostile».

Alice si sforza di capire.

Alice è più triste e sente il sapore del tradimento.

Dice il padre: «Voglio bene a tua madre, ma purtroppo con lei non c’è più dialogo. Non accetta il confronto. Ho tentato di trovare un accordo, ma non ascolta, non intende ragione. Avanza pretese che non posso accogliere. È importante che tu capisca le mie ragioni, che non ti senta ostile».

Alice si sforza di capire.

Alice è sempre più triste e sente l’amaro del tradimento.

Entrambi i genitori pretendono comprensione e ciascuno di loro vorrebbe per sé la complicità della figlia. Conquistati dal modello amicale, proseguono nel tentativo di coinvolgerla nei loro problemi di coppia e ottenerne la solidarietà.

«Sai se tua madre frequenta un amico…?»

«Sai se tuo padre ha una nuova relazione…?»

Alice è sempre più triste. Li ama entrambi e non intende ferirli.

Quelle domande sono i dubbi di cui si parla con un amico a cui si affidano le proprie confidenze, una persona con la quale il rapporto si configura su un piano di parità.

Con i figli il rapporto non è alla pari e quelle richieste sono irricevibili. Per un figlio padre e madre sono uniti da un vincolo che è all’origine della sua stessa nascita ed eventuali vicende sentimentali esterne all’unione matrimoniale non gli competono, appartengono a una realtà che gli è estranea e tale deve rimanere.

Sempre seguendo un malinteso modello amicale, alcuni genitori si spingono addirittura a pretendere di condividere con i figli gioie e tormenti di nuove passioni, di improvvisi innamoramenti, di avventure extraconiugali.

Ogni individuo ha diritto di esercitare piena libertà sulla sua sfera sessuale, ma tale sfera è giusto rimanga terreno incognito per i figli, attirarceli significa caricarli di sensi di colpa.

La nostra Alice, intanto, ha eluso le richieste più imbarazzanti, ma ecco arrivare l’inevitabile domanda che tanti bambini e tanti ragazzi, e tutti i figli di separati, si sono sentiti rivolgere almeno una volta: «Vuoi più bene alla mamma o al papà?»

Alice qualcosa ha imparato, ha affinato le sue qualità diplomatiche e si rifugia nella risposta neutrale: «Per me sono alla pari»: l’unica possibile, se non si vuole tradire.

Tutto finito? Non si illuda. Torneranno alla carica ancora… e ancora… e ancora.

Psicologo e psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico della Fondazione Lighea Onlus, realtà attiva a Milano nella salute mentale, nella riabilitazione psichiatrica e nei percorsi di inclusione sociale per persone con disagio psichico. Nato a Catania nel 1946, dopo la laurea in Filosofia si specializza in Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano, avviando un percorso professionale che lo porterà a sviluppare un modello innovativo di psicoterapia comunitaria. Attivo fin dagli anni Settanta nel campo della psichiatria e dei servizi territoriali, Savuto è tra i protagonisti dei processi di superamento del sistema manicomiale in Italia, contribuendo all’attuazione della legge 180 e alla trasformazione della cura del disturbo mentale in una prospettiva centrata sulla persona. Ha lavorato alla chiusura di strutture psichiatriche e alla creazione di alternative concrete, come comunità terapeutiche, centri diurni e appartamenti protetti per la riabilitazione psichiatrica. A partire dagli anni Ottanta fonda e sviluppa il modello Lighea, un approccio terapeutico integrato che unisce psicoterapia, relazione, vita quotidiana e reinserimento sociale, ponendosi come riferimento nel trattamento dei disturbi psichici complessi. Le comunità terapeutiche Lighea, accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, rappresentano un esempio avanzato di cura territoriale e presa in carico globale del paziente. Accanto all’attività clinica, Savuto promuove da anni una riflessione culturale sul disagio mentale, lavorando per diffondere una nuova cultura della salute mentale e per contrastare stigma e marginalizzazione. È ideatore di progetti editoriali e audiovisivi, tra cui “Amati Matti”, e autore di saggi e pubblicazioni sul rapporto tra affettività, psicoterapia e percorso di cura, come “Padre Quotidiano”, scritto con Gustavo Pietropolli Charmet. È inoltre responsabile scientifico della rivista FuoriTestata, piattaforma di approfondimento su psicologia, adolescenza, relazioni e società, pensata per rendere accessibili i temi della psicoterapia e del benessere psicologico a un pubblico ampio. Con oltre quarant’anni di esperienza nella psicologia clinica e nella riabilitazione psichiatrica, Giampietro Savuto promuove attivamente l’evoluzione di modelli di cura innovativi che integrano la dimensione clinica, sociale e culturale nel trattamento del disagio psichico.

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