Attualità

Viviamo ormai in un sogno. E’ il sonno della ragione

Sui social sembra di essere in un film surrealista: nessuna misura, nessun autocontrollo, nessuna vergogna

Siamo in una stazione di polizia. Due genitori parlano con un funzionario: la loro bambina  non si trova, probabilmente è stata rapita . Forniscono elementi di identificazione: connotati e indumenti della piccola…….. Eppure la bambina è lì, seduta composta accanto a loro……

Una scena surreale, indimenticabile del genio Bunuel (Il fantasma della libertà).

Milano, due donne si aggirano, riprendendo con il cellulare, in un’ala deserta dell’ospedale Sacco……denunciano il grande inganno del Covid.

La TourinGrio, geniale provocazione di un dottore di Rivoli, propone tour guidati in rianimazione per negazionisti.

Ma gli eventuali partecipanti potrebbero sempre sostenere che anche in questo caso si tratta di una messa in scena, di un grande teatro alla Truman Show……    Se la realtà dimostra la fallacia delle mie convinzioni…….tanto peggio per la realtà.

Siamo forse sul set di film surrealisti?

A me sembra piuttosto di vivere all’interno di una grande comunità terapeutica.

Durante le sedute di psicoterapia i pazienti raccontano sogni, rivelano fantasie segrete, parlano delle loro pulsioni senza censura. Lo fanno perché sanno di essere in uno spazio particolare che concede libertà e assicura segretezza, perché sono certi che nulla di quello che dicono varcherà le mura della stanza.

Oggi questo paradigma sembra mutato, le mura sono cadute:

sparita qualsiasi forma di censura  anche nella vita reale, ciascuno si esprime senza darsi pensiero di calibrare le parole. I messaggi viaggiano sui social senza alcuna verifica razionale, diffondono opinioni che pretendono il rango di verità.

Il chiacchiericcio di fondo omologa le notizie, non si cura di fornire dati accertabili, azzera ogni differenza di competenze. Non c’è da stupirsi se su questo sfondo teatrale si trovino a loro agio personaggi altrettanto teatrali come il grottesco Trump o il clown triste Johnson.

Nessuna misura, nessun autocontrollo, nessuna vergogna, affermazioni che si contraddicono messe sullo stesso piano senza giudizio di valore: entriamo in una dimensione onirica.

Nel sogno convivono infatti elementi contraddittorii, si annullano le sequenze temporali, saltano i nessi logici, non esiste pensiero critico. L’interpretazione diurna mette però ordine in tale materiale magmatico, riannoda i nessi causa – effetto, conferendogli senso.

Quando si tratta, invece, della comunicazione dei social, fiume perfettamente democratico, dove ogni esternazione ha la stessa pretesa di verità, rimaniamo all’interno del meccanismo del sogno, un sogno surrealista che resiste a ogni tentativo di razionalizzazione.

Purtroppo, come ben sappiamo, “il sonno della ragione genera mostri”.

Psicologo e psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico della Fondazione Lighea Onlus, realtà attiva a Milano nella salute mentale, nella riabilitazione psichiatrica e nei percorsi di inclusione sociale per persone con disagio psichico. Nato a Catania nel 1946, dopo la laurea in Filosofia si specializza in Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano, avviando un percorso professionale che lo porterà a sviluppare un modello innovativo di psicoterapia comunitaria. Attivo fin dagli anni Settanta nel campo della psichiatria e dei servizi territoriali, Savuto è tra i protagonisti dei processi di superamento del sistema manicomiale in Italia, contribuendo all’attuazione della legge 180 e alla trasformazione della cura del disturbo mentale in una prospettiva centrata sulla persona. Ha lavorato alla chiusura di strutture psichiatriche e alla creazione di alternative concrete, come comunità terapeutiche, centri diurni e appartamenti protetti per la riabilitazione psichiatrica. A partire dagli anni Ottanta fonda e sviluppa il modello Lighea, un approccio terapeutico integrato che unisce psicoterapia, relazione, vita quotidiana e reinserimento sociale, ponendosi come riferimento nel trattamento dei disturbi psichici complessi. Le comunità terapeutiche Lighea, accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, rappresentano un esempio avanzato di cura territoriale e presa in carico globale del paziente. Accanto all’attività clinica, Savuto promuove da anni una riflessione culturale sul disagio mentale, lavorando per diffondere una nuova cultura della salute mentale e per contrastare stigma e marginalizzazione. È ideatore di progetti editoriali e audiovisivi, tra cui “Amati Matti”, e autore di saggi e pubblicazioni sul rapporto tra affettività, psicoterapia e percorso di cura, come “Padre Quotidiano”, scritto con Gustavo Pietropolli Charmet. È inoltre responsabile scientifico della rivista FuoriTestata, piattaforma di approfondimento su psicologia, adolescenza, relazioni e società, pensata per rendere accessibili i temi della psicoterapia e del benessere psicologico a un pubblico ampio. Con oltre quarant’anni di esperienza nella psicologia clinica e nella riabilitazione psichiatrica, Giampietro Savuto promuove attivamente l’evoluzione di modelli di cura innovativi che integrano la dimensione clinica, sociale e culturale nel trattamento del disagio psichico.

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