Attualità

Ragazzi che fatica voler bene a 2 madri, 2 padri e 8 nonni

Ai figli dei divorziati viene richiesto non solo di accettare la separazione dei genitori, ma anche di adattarsi a una serie di situazioni affettive molto complicate

Madri e patrigni, padri e matrigne, figli di primo, secondo, terzo letto… sono le famiglie allargate, sempre più numerose.
Sia che si tratti di aggregati percorsi da inquietudini, gelosie e rivendicazioni più o meno palesi, sia che formino sistemi che hanno raggiunto un equilibrio sereno, il percorso è sempre faticoso, soprattutto per i figli.

A bambini e ragazzi viene chiesto di accettare la separazione dei genitori: anche quando questo avviene in modo civile, senza particolari drammi, si tratta comunque di una decisione che, pur coinvolgendo profondamente le loro vite, i figli possono solo subire. Ad alleviare, in parte, il trauma provvede la statistica, che segnala come separazioni e divorzi interessino ormai circa la metà delle coppie, perché un conto è essere un’anomalia, come succedeva sessanta anni fa, altro trovarsi in numerosa compagnia e condividere la sorte con molti coetanei, nei quali poter trovare comprensione e conforto. Nelle confidenze tra amici ampio spazio è oggi riservato dai ragazzi allo scambio di esperienze in merito alle separazioni e ai nuovi amori di padri e madri.
Ai figli viene chiesto di accettare la nuova realtà, ma questo è solo il primo passaggio. Presto verrà loro richiesto di accogliere i nuovi partner di mamma e babbo.

L’operazione vorrebbe delicatezza e gradualità. L’introduzione di nuove figure nell’intimità familiare dovrebbe prevedere un percorso di avvicinamento graduale, anche prolungato nel tempo (incontri in compagnia di amici, attività di tempo libero, gite, vacanze), fino al progressivo, naturale, scivolamento nella quotidianità domestica.

Ma i genitori, si sa, vanno dove li porta il cuore e tendono a bruciare le tappe, compromettendo la buona riuscita dell’operazione e ignorando i sentimenti dei figli,

spesso anche manipolati da ex coniugi rancorosi che li usano per la loro guerra personale al partner fedifrago.

Quanto ai nuovi arrivati, devono resistere all’impulso di strafare. Nell’ansia, comprensibile, di voler conquistare i figli del partner, possono compiere l’errore di proporsi come genitori alternativi: un padre magari più simpatico e disponibile dell’originale, una madre magari più giovane, comprensiva e moderna. I bambini possono approfittarne, ma non è detto che gradiscano l’usurpazione di ruolo, che può anche generare in loro sensi di colpa. Ancor meno gradiscono padri e madri legittimi, che, se subodorano questa manovra, sono pronti a difendere la propria priorità.

Se e fino a quando solo uno degli ex coniugi è coinvolto in un nuovo legame, ci possono essere turbolenze, ma quando entrambi si sentono sentimentalmente appagati la situazione raggiunge di solito un suo equilibrio, anche se le cose possono complicarsi con la nascita di fratellastri e sorellastre, accolti spesso con amore, ma talvolta accettati obtorto collo.
Non è però detto che sia finita. Che ci sia o meno nuova prole, sono sempre possibili altre crisi di coppia e si affaccia quindi per coloro che ci sono già passati la necessità di affrontare di nuovo tutto l’iter. Ancora addii, ancora separazioni, anche dolorose, l’obbligo di abituarsi ad altri volti, ad altre convivenze, di rispondere ad altre richieste, inseguendo l’esuberanza amorosa dei genitori.
Ma a questo punto forse bambini e ragazzi saranno cresciuti e, concentrati sui loro problemi e presi dai loro amori, si disinteresseranno delle irrequietezze sentimentali dei genitori.

Psicologa e collaboratrice della Fondazione Lighea, attiva da oltre quarant’anni nel campo della salute mentale, della psicologia clinica e della riabilitazione psicosociale. Nata a Milano nel 1944, si laurea in Lettere all’Università degli Studi di Milano e si specializza successivamente in Psicologia, sviluppando un approccio che integra competenze cliniche e sensibilità umanistica. Il suo percorso professionale si colloca nel contesto della trasformazione della psichiatria italiana, con particolare attenzione ai servizi territoriali e ai percorsi di cura centrati sulla relazione. Dal 1984 collabora con la Fondazione Lighea, contribuendo al lavoro clinico e riabilitativo con pazienti psichiatrici, con un focus su continuità terapeutica, ascolto e inclusione sociale. Ha collaborato a programmi sperimentali sulla riabilitazione psicosociale, tra cui al Progetto promosso dalla Comunità Europea presso il Servizio Psichiatrico di Melegnano per il reinserimento sociale di pazienti lungodegenti. Ha partecipato al Progetto di Regione Lombardia per interventi di formazione e supporto psicologico a detenuti della Casa Circondariale di Opera. Dal 2016 è coordinatrice scientifica della rivista online Fuoritestata, dove si occupa di divulgazione psicologica, contribuendo a un lavoro culturale che favorisca l’inclusione di chi è affetto da disagio psichico nel contesto sociale. È autrice di articoli e contributi pubblicati su Fuoritestata e ha partecipato al volume “Almamatto” (Baldini e Castoldi, 2021). Il suo lavoro si distingue per l’attenzione alla dimensione relazionale della cura e alla integrazione di aspetti terapeutici e riabilitativi.

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