Una foto a colori, in formato orizzontale, che ritrae una donna e un uomo seduti su un divano. La donna è di profilo, a sinistra dell'uomo, con le braccia incrociate sotto il petto e un'espressione imbronciata sul visto; l'uomo, al suo fianco, è ritratto da davanti, ha le braccia poggiate sulle ginocchia ai gomiti, la testa leggermente chinata verso il basso con un'espressione dispiaciuta.
Psiche

Ma allora non mi ami!

Spesso i problemi di coppia non derivano tanto da mancanza di affetto quanto dalla non condivisione di un progetto di vita. Ciascuno dei due partner cerca l’adesione dell’altro alla propria immagine di futuro comune, e quando non l’ottiene, vive il rifiuto come il tradimento della promessa d’amore.

25«Non mi capisce», «Ma allora non mi ama!», «È cambiato/a», «Mi ha mentito», «Mi ha ingannato», «Il nostro rapporto si è rotto», «È una relazione tossica», «L’ho avvertito/a: deve decidere», «Non lo/la perdono»…

Queste frasi risuonano nel mio studio sulla bocca di amanti delusi che soffrono di problemi di coppia, con inevitabile accompagnamento di accuse, ultimatum, ritorsioni, ricatti.

Ascoltando le grida della sofferenza d’amore, mi sono convinto che spesso il tormento nasce da un equivoco di fondo. Non sempre è il trasporto affettivo a essere usurato: ciò che è venuto a mancare, o forse non c’è mai stato, è una chiara condivisione di un progetto di vita.

Un esempio tra i più banali: una donna (ma vale anche per l’uomo) intreccia una relazione con una persona di cui conosce la situazione matrimoniale. Consolidatosi il rapporto con soddisfazione reciproca, inizia a insistere perché il partner lasci la famiglia e vada a vivere con lei. Lui esita, non se la sente di abbandonare moglie e figli e viene accusato di tradimento: «Allora non mi ami, allora mi hai ingannato, i tuoi sentimenti non erano sinceri». Non è detto che le cose stiano così.

L’idea di dare inizio a una nuova convivenza matrimoniale è un progetto della donna, che ne considera la condivisione inevitabile prova dell’amore del partner. Quest’ultimo, però, a tale progetto non ha mai aderito, non lo sente come suo, non vi si riconosce.

Spesso all’interno della coppia si gioca una partita in cui ciascuno dei due attori cerca di trascinare l’altro all’interno di un progetto che è solo suo. In questo confronto di volontà chi non riesce a convincere o a prevalere vive la sconfitta come una delusione d’amore che grida vendetta.

La reazione più frequente della donna è quella di rifugiarsi nel vittimismo, minacciando di abbandono l’amante indegno e colpevolizzandolo con l’esibizione della propria sofferenza.

Nell’uomo la reazione può diventare pericolosa: di fronte a una compagna che cerca di sottrarsi al futuro immaginato per lei, può usare la manipolazione psicologica o strategie coercitive più o meno subdole.

Ma da dove viene questa ostinazione a inseguire l’ideale di una fusione perfetta non solo di sentimenti, ma di intenzioni e di progettualità futura?

Che la colpa sia di Platone?

Il mito dell’androgino, diviso violentemente in due metà che si cercano, si presta a diverse interpretazioni: l’unione ritrovata può rappresentare il più armonico e perfetto dei rapporti, ma forse anche l’abbraccio mortifero della simbiosi.

Psicologo e psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico della Fondazione Lighea Onlus, realtà attiva a Milano nella salute mentale, nella riabilitazione psichiatrica e nei percorsi di inclusione sociale per persone con disagio psichico. Nato a Catania nel 1946, dopo la laurea in Filosofia si specializza in Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano, avviando un percorso professionale che lo porterà a sviluppare un modello innovativo di psicoterapia comunitaria. Attivo fin dagli anni Settanta nel campo della psichiatria e dei servizi territoriali, Savuto è tra i protagonisti dei processi di superamento del sistema manicomiale in Italia, contribuendo all’attuazione della legge 180 e alla trasformazione della cura del disturbo mentale in una prospettiva centrata sulla persona. Ha lavorato alla chiusura di strutture psichiatriche e alla creazione di alternative concrete, come comunità terapeutiche, centri diurni e appartamenti protetti per la riabilitazione psichiatrica. A partire dagli anni Ottanta fonda e sviluppa il modello Lighea, un approccio terapeutico integrato che unisce psicoterapia, relazione, vita quotidiana e reinserimento sociale, ponendosi come riferimento nel trattamento dei disturbi psichici complessi. Le comunità terapeutiche Lighea, accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, rappresentano un esempio avanzato di cura territoriale e presa in carico globale del paziente. Accanto all’attività clinica, Savuto promuove da anni una riflessione culturale sul disagio mentale, lavorando per diffondere una nuova cultura della salute mentale e per contrastare stigma e marginalizzazione. È ideatore di progetti editoriali e audiovisivi, tra cui “Amati Matti”, e autore di saggi e pubblicazioni sul rapporto tra affettività, psicoterapia e percorso di cura, come “Padre Quotidiano”, scritto con Gustavo Pietropolli Charmet. È inoltre responsabile scientifico della rivista FuoriTestata, piattaforma di approfondimento su psicologia, adolescenza, relazioni e società, pensata per rendere accessibili i temi della psicoterapia e del benessere psicologico a un pubblico ampio. Con oltre quarant’anni di esperienza nella psicologia clinica e nella riabilitazione psichiatrica, Giampietro Savuto promuove attivamente l’evoluzione di modelli di cura innovativi che integrano la dimensione clinica, sociale e culturale nel trattamento del disagio psichico.

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