Un fotogramma dal film "Parthenope" di Paolo Sorrentino. Sullo sfondo di un mare blu e un cielo azzurro con nuvolette bianche, una ragazza, in piedi a sinistra nell'inquadratura, tiene con le braccia alzate in obliquo verso destra un ampio velo rosso e arancione, decorato con motivi astratti, che garrisce nel vento sopra le teste di due ragazzi sorridenti, i quali, di profilo, sulla destra dell'inquadratura, guardano la ragazza, il primo fumando una sigaretta, col busto piegato all'indietro e la nuca poggiata sulla spalla del secondo.
Attualità

L’eterno miraggio di Parthenope

Paolo Sorrentino ci parla di Napoli, la sua città, e della giovinezza, incarnate in una fanciulla sirena che sembra appartenere al mondo del mito, a un’eternità sottratta al tempo e all’agire umano.

Parthenope è un film su Napoli, ma soprattutto sulla giovinezza.

La fanciulla sirena che ne è protagonista incarna l’anima della sua città, di cui porta l’antico nome, ritratta in bellissime immagini, ma esprime soprattutto l’incanto fugace di una stagione della vita. Attraversa lieve tempi e luoghi, incrocia persone e storie, destando ovunque un’onda struggente di desiderio, bellissima e inafferrabile.

Osserva con occhi ora curiosi, ora tristi il mondo che si agita intorno a lei, il suo sguardo intenso registra gioia e dolore, conosce il dramma e la leggerezza spensierata, si posa sul sacro e sull’osceno, ma non si ferma, passa oltre, come vento leggero che accarezza e svanisce in un soffio.

Parthenope è inconsistente come un miraggio, è illusione di felicità.

Anche se non viene risparmiata dalla tragedia e infrange antichi tabù – il rapporto semi incestuoso con il fratello e il suicidio di lui, l’oltraggio del sacro – conserva l’innocenza naturale, come una creatura non toccata dal male del mondo, inconsapevole della responsabilità che l’agire comporta. È portatrice di una bellezza che nulla può intaccare, ma è incapace di costruire futuro.

Vive di emozioni e rilancia il desiderio, ma non conclude, come la mitica sirena non evolve nel tempo perché conosce solo l’eternità del presente.

Per poter operare nella società ed entrare nella Storia dovrà abbandonare il luogo dell’innocenza ignara: diventerà adulta lontano dal suo mare, strappandosi all’incanto di una città magica, la terra senza tempo del mito che ha cullato la sua giovinezza.

Parthenope (2024), regia di Paolo Sorrentino, con Celeste Della Porta, Gary Oldman, Silvio Orlando, Luisa Ranieri, Stefania Sandrelli

Psicologo e psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico della Fondazione Lighea Onlus, realtà attiva a Milano nella salute mentale, nella riabilitazione psichiatrica e nei percorsi di inclusione sociale per persone con disagio psichico. Nato a Catania nel 1946, dopo la laurea in Filosofia si specializza in Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano, avviando un percorso professionale che lo porterà a sviluppare un modello innovativo di psicoterapia comunitaria. Attivo fin dagli anni Settanta nel campo della psichiatria e dei servizi territoriali, Savuto è tra i protagonisti dei processi di superamento del sistema manicomiale in Italia, contribuendo all’attuazione della legge 180 e alla trasformazione della cura del disturbo mentale in una prospettiva centrata sulla persona. Ha lavorato alla chiusura di strutture psichiatriche e alla creazione di alternative concrete, come comunità terapeutiche, centri diurni e appartamenti protetti per la riabilitazione psichiatrica. A partire dagli anni Ottanta fonda e sviluppa il modello Lighea, un approccio terapeutico integrato che unisce psicoterapia, relazione, vita quotidiana e reinserimento sociale, ponendosi come riferimento nel trattamento dei disturbi psichici complessi. Le comunità terapeutiche Lighea, accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, rappresentano un esempio avanzato di cura territoriale e presa in carico globale del paziente. Accanto all’attività clinica, Savuto promuove da anni una riflessione culturale sul disagio mentale, lavorando per diffondere una nuova cultura della salute mentale e per contrastare stigma e marginalizzazione. È ideatore di progetti editoriali e audiovisivi, tra cui “Amati Matti”, e autore di saggi e pubblicazioni sul rapporto tra affettività, psicoterapia e percorso di cura, come “Padre Quotidiano”, scritto con Gustavo Pietropolli Charmet. È inoltre responsabile scientifico della rivista FuoriTestata, piattaforma di approfondimento su psicologia, adolescenza, relazioni e società, pensata per rendere accessibili i temi della psicoterapia e del benessere psicologico a un pubblico ampio. Con oltre quarant’anni di esperienza nella psicologia clinica e nella riabilitazione psichiatrica, Giampietro Savuto promuove attivamente l’evoluzione di modelli di cura innovativi che integrano la dimensione clinica, sociale e culturale nel trattamento del disagio psichico.

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