Una foto di Mahmud Hams per AFP che ritrae dall'alto una lunga tavolata con tante persone, uomini, ragazzi e bambini, sedute a mangiare, tra le macerie di Gaza.
Attualità

La casa spezzata e il filo che non cede: la tavola imbandita tra le macerie

Nell’immagine di un pasto collettivo consumato a Gaza, il tentativo di risignificare il tempo e i luoghi, restituendo un senso di continuità e comunità.

Una lunga tavola imbandita, molto più lunga di quella che potremmo mai immaginare: corre lungo un’intera strada a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza. Donne, uomini e bambini preparano un iftar collettivo (il pasto serale che interrompe il digiuno imposto dal Ramadan).

Il tavolo si estende però tra le rovine dei bombardamenti: case sventrate, cemento, lamiere, armature edilizie spezzate, finestre rimaste in bilico, affacciate sulla distruzione e su questo incredibile tentativo di senso.

Questo gesto – che è a un tempo preparare, apparecchiare, condividere, celebrare, nutrirsi e tenersi al caldo – mi pare che parli dell’umano in una delle sue forme più potenti: continuare a generare un “dentro” anche quando il “fuori” è collassato.

Per Gaston Bachelard, filosofo e fenomenologo, la casa è il luogo in cui il sogno prende forma: «la casa è il nostro angolo del mondo» e ancora «il nostro primo universo». La casa non è, quindi, solo un luogo fisico, un contenitore delle nostre infinite cose, ma è il luogo dove si sedimentano memorie, dove il tempo diviene rituale e lo spazio metafora della nostra identità.

Cosa accade quando questo universo si rompe? Il “dentro” è annientato, la soglia che separa intimo e pubblico non esiste più, non c’è riparo e svanisce quello spazio che contiene e garantisce il depositarsi della memoria e il prender forma dell’identità.

In mezzo a questo annullamento, reale e psichico, cosa ci fa, dunque, una tavola imbandita?

Ho l’impressione che sia un modo per tenere insieme qualcosa, nonostante tutto: le persone, i gesti, la memoria, i rituali e il tempo condiviso.

Laddove il guscio originario e accogliente è finito in pezzi, apparecchiare una tavola quasi senza fine può aiutare a proteggere dalla frammentazione e dalla disgregazione dell’Io individuale e collettivo.

Un gesto che non protegge dal dolore, ma cerca di renderlo tollerabile, continuando ad abitare l’insanabile, senza cedere al vuoto.

Questo atto minimo, quotidiano, fragile ma non banale, non promette salvezza, ma resta. E resta vivo. In assenza delle mura di una casa, un nuovo contenitore psichico prende forma: esso è costituito dalla forza dei legami e degli sguardi, che permettono a donne, uomini e bambini di «continuare ad esistere» – «going on being», per dirla con Winnicott – anche all’interno della violenta discontinuità di essere e tempo.

Ogni piatto, ogni sedia, ogni sguardo non sono solo una sfida nei confronti della morte, ma diventano quel filo indispensabile e insopprimibile, in grado di tessere insieme il passato e la sottile speranza di un futuro.

Psicologa clinica (iscritta all’Albo OPL n°24525) e filosofa, con una solida esperienza maturata tra clinica, formazione e comunicazione. Laureata con lode in Psicologia clinica e della riabilitazione e, precedentemente, in Filosofia, possiede anche un diploma triennale in Counseling e integra nel suo approccio una profonda sensibilità analitica e una visione multidisciplinare della cura. Attualmente ricopre il ruolo di psicologa responsabile presso la Fondazione Trinchieri di Romagnano Sesia e collabora con la Fondazione Lighea nella conduzione di gruppi clinici e attività di divulgazione. La sua attività professionale si articola tra la clinica privata a Novara e Milano e aziende tra cui Aspi - Autostrade per l'Italia; la supervisione rivolta a psicologi, counselor e personale sanitario presso istituzioni pubbliche e private, tra cui il Dipartimento di Salute mentale di Novara e la formazione aziendale, all'interno di realtà quali il gruppo Clariane Italia, o Teleperfomance Italia. Esperta in dinamiche relazionali, gestione del trauma, stati ansiosi, depressivi e approccio alla performance, vanta una lunga esperienza nella clinica rivolta agli adolescenti, approfondendo gli studi sia con l'Istituto Minotauro che con l'Istituto italiano di psicoanalisi di gruppo (Iipg). Ha collaborato con numerose scuole (Liceo Sereni di Luino e Laveno, Itis Cannizzaro di Rho, tra i più recenti), sia in attività di gruppo che in progetti rivolti ai singoli studenti. E' presidente dell'associazione Studio Eidos, un centro di consulenza che propone a istituzioni pubbliche e private progetti di formazione, supervisione e crescita personale. Il suo background include, inoltre, più di dieci anni di esperienza nella comunicazione istituzionale e negli uffici stampa (Istituto Iard e con l'agenzia di comunicazione Eidos), competenza che oggi mette al servizio della redazione di FuoriTestata.

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