Una foto che ritrae Fabrizio Corona
Attualità

Fabrizio Corona, cosa c’è dietro il “mito”?

Fabrizio Corona ha trasformato la sua vita in spettacolo, lo spettacolo in denaro ed è diventato un mito per molti che considerano l’apparire la massima realizzazione di sé.

In un recente articolo (Corriere della Sera, 12 gennaio), Paolo Grasso riserva una critica molto severa alla docuserie in onda su Netflix dal titolo Fabrizio Corona: Io sono notizia, e si chiede cosa abbia potuto spingere a dedicare ben cinque puntate a un pregiudicato cinico e mitomane trasformato in “eroe del nostro tempo”.

Una volta condiviso il giudizio morale, la vera domanda da porsi è per quale ragione il fenomeno Corona possa interessare tanto pubblico, come dimostra più di un milione di visualizzazioni solo dopo la prima puntata, con consistente corredo degli immancabili like.

La risposta che mi do è che Fabrizio Corona è entrato nell’immaginario collettivo: ha trasformato la sua vita in spettacolo e lo spettacolo in denaro. Si è cucito addosso il personaggio del bel tenebroso che cade e risorge, del maschio alfa sempre accompagnato da donne bellissime, sempre al centro di intrighi e di scandali.

Sembra aver messo in scena la “vita spericolata” di una celebre canzone: ce ne esibisce la facciata scintillante del seduttore, dell’avventuriero audace, di colui che corre l’alea sul crinale tra sfida e rischio o gioca il ruolo di vittima sacrificale del perbenismo ipocrita.

Molti vorrebbero essere come lui.

Tuttavia, la vita “esagerata” non fa che ripercorrere le medesime tappe — rovinose cadute, sorprendenti resurrezioni, nuovi inizi, nuovi scandali, nuovi guai —, costretta a riprodurre la trama delle stesse avventure e degli stessi errori.

Come il Don Giovanni teorizzato da Kierkegaard, senza però quel processo evolutivo immaginato dal filosofo, che lo farebbe approdare all’età dell’impegno e dei doveri sociali, bloccato in uno stadio di sviluppo che rifiuta la responsabilità.

Dietro quella maschera oggetto di ammirazione e di invidia si nasconde il vuoto di chi ha barattato l’essere con l’apparire e ha trasformato l’avere in essere, ma in una società in cui apparire e denaro sono gli obiettivi più ambiti, Fabrizio Corona può facilmente assurgere a mito.

Psicologa e collaboratrice della Fondazione Lighea, attiva da oltre quarant’anni nel campo della salute mentale, della psicologia clinica e della riabilitazione psicosociale. Nata a Milano nel 1944, si laurea in Lettere all’Università degli Studi di Milano e si specializza successivamente in Psicologia, sviluppando un approccio che integra competenze cliniche e sensibilità umanistica. Il suo percorso professionale si colloca nel contesto della trasformazione della psichiatria italiana, con particolare attenzione ai servizi territoriali e ai percorsi di cura centrati sulla relazione. Dal 1984 collabora con la Fondazione Lighea, contribuendo al lavoro clinico e riabilitativo con pazienti psichiatrici, con un focus su continuità terapeutica, ascolto e inclusione sociale. Ha collaborato a programmi sperimentali sulla riabilitazione psicosociale, tra cui al Progetto promosso dalla Comunità Europea presso il Servizio Psichiatrico di Melegnano per il reinserimento sociale di pazienti lungodegenti. Ha partecipato al Progetto di Regione Lombardia per interventi di formazione e supporto psicologico a detenuti della Casa Circondariale di Opera. Dal 2016 è coordinatrice scientifica della rivista online Fuoritestata, dove si occupa di divulgazione psicologica, contribuendo a un lavoro culturale che favorisca l’inclusione di chi è affetto da disagio psichico nel contesto sociale. È autrice di articoli e contributi pubblicati su Fuoritestata e ha partecipato al volume “Almamatto” (Baldini e Castoldi, 2021). Il suo lavoro si distingue per l’attenzione alla dimensione relazionale della cura e alla integrazione di aspetti terapeutici e riabilitativi.

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