Relazioni

Contro l’usura del quotidiano l’ideale è l’amore a distanza

All’amore romantico viene contrapposto un nuovo modello d’amore che la lontananza dei partners può contribuire a mantenere vivo

In un bel libro di recente pubblicazione, Il corso dell’amore, lo scrittore svizzero Alain De Botton liquida in modo definitivo il romanticismo, responsabile di aver infettato la visione dell’amore, rivestendolo di fantasie idealizzanti che non reggono l’urto con la realtà e generano pertanto delusione e rancore.
Una volta esauritosi lo slancio passionale, la coppia, per durare, dovrà rifondarsi su un sentimento amoroso più realistico e razionale, ma forse più profondo e costruttivo.
Archiviamo dunque l’amore romantico, responsabile di tanti disastri coniugali, a favore di concetti come solidarietà, comprensione, complicità, interessi e doveri comuni, accanto ai quali è comunque opportuno mantenere uno spazio di libertà e indipendenza individuali, evitando il pericolo di un soffocante rapporto fusionale, sempre malefico.

Io voglio spingermi ancora oltre e identificare provocatoriamente la forma forse ideale di relazione amorosa in un rapporto a distanza, nel quale i partners siano separati da uno spazio che ne impedisca la convivenza e anche la frequentazione quotidiana, come avviene quando, per ragioni di lavoro o di studio, si abiti in luoghi differenti.

Contro l’usura del quotidiano, contro la competizione per occupare gli spazi comuni, contro la noia dell’assuefazione alla convivenza, l’antidoto può essere proprio la distanza.

Quello che apparentemente è un handicap potrebbe rivelarsi una valida ricetta per mantenere vivo l’interesse reciproco, stimolare il desiderio, prolungare la passione (la cui durata, secondo una recente ricerca scientifica, non supererebbe, di norma, i 36 mesi).

Naturalmente la “ricetta” si intende applicabile solo a coppie senza figli, che richiedono, invece, la presenza e l’accudimento assiduo di entrambi i genitori.
La distanza conserva al partner un residuo di mistero, mette un po’ di avventura in ogni viaggio per ritrovarsi, permette di conservare un’immagine meno casalinga, più positiva e ideale del compagno, che può proporsi al meglio.

Insomma ci si risparmiano estenuanti discussioni che pretendono di sviscerare ogni aspetto della relazione, cattivi umori mattutini, catalessi serali davanti al televisore, discorsi vuoti, mancanza di ascolto perché già si conoscono le parole dell’altro.

Vedersi con periodica frequenza, ma non tutti i giorni, assicura di avere sempre argomenti di cui parlare, novità con le quali stupire, voglia di fare cose insieme.
Infine la distanza rinnova la cerimonia degli addii, il dolore del distacco, il desiderio dell’assente le fantasie sull’altro, la gioia di ritrovarsi.

Psicologo e psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico della Fondazione Lighea Onlus, realtà attiva a Milano nella salute mentale, nella riabilitazione psichiatrica e nei percorsi di inclusione sociale per persone con disagio psichico. Nato a Catania nel 1946, dopo la laurea in Filosofia si specializza in Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano, avviando un percorso professionale che lo porterà a sviluppare un modello innovativo di psicoterapia comunitaria. Attivo fin dagli anni Settanta nel campo della psichiatria e dei servizi territoriali, Savuto è tra i protagonisti dei processi di superamento del sistema manicomiale in Italia, contribuendo all’attuazione della legge 180 e alla trasformazione della cura del disturbo mentale in una prospettiva centrata sulla persona. Ha lavorato alla chiusura di strutture psichiatriche e alla creazione di alternative concrete, come comunità terapeutiche, centri diurni e appartamenti protetti per la riabilitazione psichiatrica. A partire dagli anni Ottanta fonda e sviluppa il modello Lighea, un approccio terapeutico integrato che unisce psicoterapia, relazione, vita quotidiana e reinserimento sociale, ponendosi come riferimento nel trattamento dei disturbi psichici complessi. Le comunità terapeutiche Lighea, accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, rappresentano un esempio avanzato di cura territoriale e presa in carico globale del paziente. Accanto all’attività clinica, Savuto promuove da anni una riflessione culturale sul disagio mentale, lavorando per diffondere una nuova cultura della salute mentale e per contrastare stigma e marginalizzazione. È ideatore di progetti editoriali e audiovisivi, tra cui “Amati Matti”, e autore di saggi e pubblicazioni sul rapporto tra affettività, psicoterapia e percorso di cura, come “Padre Quotidiano”, scritto con Gustavo Pietropolli Charmet. È inoltre responsabile scientifico della rivista FuoriTestata, piattaforma di approfondimento su psicologia, adolescenza, relazioni e società, pensata per rendere accessibili i temi della psicoterapia e del benessere psicologico a un pubblico ampio. Con oltre quarant’anni di esperienza nella psicologia clinica e nella riabilitazione psichiatrica, Giampietro Savuto promuove attivamente l’evoluzione di modelli di cura innovativi che integrano la dimensione clinica, sociale e culturale nel trattamento del disagio psichico.

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