Roma, 30 luglio 1970: avevo 22 anni e mi sposavo per la prima volta. Dopo la cerimonia e il banchetto di nozze, i miei genitori mi accompagnarono alla scaletta dell’aereo e, al momento del commiato, mia madre abbracciandomi mi sussurrò all’orecchio, badando bene di coprire la bocca con la mano: «Dopo mangiato, mai!».
Questa fu tutta la mia educazione sessuale.
In un recente articolo sul Corriere della Sera, Paolo Di Stefano si interrogava sui contenuti dei quali riempire l’educazione sessuale o sentimentale o affettiva o sessuoaffettiva di prossima introduzione nelle scuole, nonché sulle figure professionali chiamate a insegnare siffatta materia: psicologi? Psicoterapeuti? Pedagogisti? Filosofi o scienziati? Forse sociologi?
Tra tanti interrogativi, che faccio miei, ho un’unica certezza: niente manuali per un’operazione tanto delicata. Piuttosto l’incoraggiamento e l’aiuto a un lavoro di analisi che porti alunni e studenti a conoscersi meglio, a indagare le pulsioni profonde che confusamente li agitano, a confrontarsi con la propria aggressività, sulla quale imparare a esercitare il controllo.
In tale percorso di autocoscienza strumenti utili possono rivelarsi i testi della grande letteratura (e anche di quella meno alta), la poesia e i romanzi di autori che hanno saputo dare voce ad amore, odio, ansia, passione, illusioni, speranze, desiderio, disperazione, tutto il groviglio dei sentimenti che agitano l’animo umano, cogliendone le infinite sfumature.
Per ciascuno di noi ci sono pagine rivelatrici nelle quali riconoscersi, in cui trovare le parole che descrivono i nostri travagli interiori, quelle parole che abbiamo cercato senza mai riuscire a formulare.
L’erotismo dei poeti greci e latini, la potenza delle passioni in Shakespeare, la profondità di analisi del sentimento amoroso in Proust, il realismo descrittivo delle dinamiche affettive del romanzo ottocentesco, la sensualità e la crudezza di tanta narrativa novecentesca possono scuotere l’emotività, produrre identificazione, rivelarsi catartici.
Ecco lì descritte tutte le dinamiche amorose e mostrata, accanto al persistere di sentimenti ed emozioni, l’evoluzione dei costumi sociali e del modo di concepire e vivere i rapporti tra i sessi.
La letteratura, l’arte, il teatro, la musica, il cinema possiedono lo straordinario potere educativo di rivelarci chi siamo, di suggerirci le parole che non sapevamo usare, di mostrarci parti di noi che non conoscevamo, di offrirci gli specchi nei quali guardare le nostre fragilità.
Quanto alle prescrizioni, mi sento di formulare un unico, inderogabile concetto guida: rispetto assoluto dell’altro.
Questo è il concetto che non solo “l’esperto”, ma anche l’istituzione scolastica nel suo complesso deve saper trasmettere, attraverso tutti i docenti: dal maestro all’insegnante di lettere o di filosofia, dal matematico al professore di inglese o di educazione fisica, concordi nel testimoniare e confermare, all’interno dello svolgimento del loro magistero, questa idea fondamentale, alla radice di ogni comportamento virtuoso.


