Psiche

La miglior scelta per il presidente Putin

Una seduta, il delirio immaginifico di un paziente psicotico che si identifica con il presidente russo. E la soluzione a molti problemi

Ci sono personaggi che hanno il potere di bucare lo schermo e di impossessarsi dell’immaginario psicotico. Non c’è solo l’archetipo Napoleone, mitico esempio di fantasie identificatorie, finito in tante barzellette sui matti, anche personaggi contemporanei hanno mostrato questa capacità. È capitato a Berlusconi al tempo dei suoi massimi splendori: c’era chi fantasticava di essere suo amico, parente, nipote, figlio segreto, e chi faceva risalire al suo potere malefico l’origine di ogni male che lo affliggeva. Oggi è il turno di Putin: demonio, figura diabolica, signore della guerra, padrone della Bomba, potente Zar…

Piero entra, si siede: “Dottore, ho pensato di essere Putin, forse lo sono davvero. Lei cosa ne dice?”. Non aspetta risposta. “Sulla metro, sentivo che qualcuno dei passeggeri mi riconosceva. Qualcuno che aveva paura. Faccio paura io?”.

Continua ad affabulare, dentro e fuori il delirio, tentato dalla identificazione, ma senza una adesione piena, con un residuo di dubbio.

“Mentre tutti i canali televisivi parlavano in modo martellante della guerra, mi sono visto avanzare su un lunghissimo tappeto rosso da lontane distanze. Avevo intrapreso, sicuro del successo, un’azione di forza il cui esito si è rivelato difforme da quanto immaginato. E adesso? Mi consigli lei, me lo dica lei cosa devo fare. Perseverare, andare avanti sfidando il mondo intero? Pericoloso. Indietreggiare, rinunciare, accettare la sconfitta sul campo? Troppo umiliante. Usare davvero mezzi di distruzione di massa? Per essere consegnato alla condanna …della Storia? Volgersi ad altre imprese? Una misera compensazione. Potrei trovare colpevoli – spie, sabotatori, cattivi consiglieri, militari incapaci, traditori – ai quali addossare la responsabilità delle sconfitte? Operazione da valutare…”

Nessuna alternativa sembra del tutto convincerlo. Si blocca… finché…finché balena la soluzione: scomparire!! Lo Zar svanisce nel nulla con esiti analoghi a quelli di altri illustri esempi. Lo cercano, lo cercano per terre e per mari, si rincorrono le supposizioni, fioriscono le leggende.  Si è suicidato… improbabile; è stato suicidato… nessuna rivendicazione; si è fatto monaco trappista… forse; veleggia nei mari del Sud… Si moltiplicano gli avvistamenti: era alla Stazione Centrale in attesa del locale per Treviglio; beveva vodka in un bistrot di Parigi; prendeva il sole sulla spiaggia di Copacabana; passeggiava nei vicoli di Chinatown a San Francisco…. Molti ne aspettano il ritorno, molti ne temono il ritorno… Il suo fantasma si aggira per l’Europa.

Alla fine della lunga seduta delirante: “Insomma, dottore, sono Putin o sono Piero? A me piace essere Putin, ma lo sono veramente? Me lo dica lei…me lo deve dire!”

Ci voleva il delirio immaginifico di un paziente psicotico per suggerire quella che potrebbe essere la scelta vincente per lo Zar di Tutte le Russie: scomparire e creare il proprio mito.

Psicologo e psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico della Fondazione Lighea Onlus, realtà attiva a Milano nella salute mentale, nella riabilitazione psichiatrica e nei percorsi di inclusione sociale per persone con disagio psichico. Nato a Catania nel 1946, dopo la laurea in Filosofia si specializza in Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano, avviando un percorso professionale che lo porterà a sviluppare un modello innovativo di psicoterapia comunitaria. Attivo fin dagli anni Settanta nel campo della psichiatria e dei servizi territoriali, Savuto è tra i protagonisti dei processi di superamento del sistema manicomiale in Italia, contribuendo all’attuazione della legge 180 e alla trasformazione della cura del disturbo mentale in una prospettiva centrata sulla persona. Ha lavorato alla chiusura di strutture psichiatriche e alla creazione di alternative concrete, come comunità terapeutiche, centri diurni e appartamenti protetti per la riabilitazione psichiatrica. A partire dagli anni Ottanta fonda e sviluppa il modello Lighea, un approccio terapeutico integrato che unisce psicoterapia, relazione, vita quotidiana e reinserimento sociale, ponendosi come riferimento nel trattamento dei disturbi psichici complessi. Le comunità terapeutiche Lighea, accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, rappresentano un esempio avanzato di cura territoriale e presa in carico globale del paziente. Accanto all’attività clinica, Savuto promuove da anni una riflessione culturale sul disagio mentale, lavorando per diffondere una nuova cultura della salute mentale e per contrastare stigma e marginalizzazione. È ideatore di progetti editoriali e audiovisivi, tra cui “Amati Matti”, e autore di saggi e pubblicazioni sul rapporto tra affettività, psicoterapia e percorso di cura, come “Padre Quotidiano”, scritto con Gustavo Pietropolli Charmet. È inoltre responsabile scientifico della rivista FuoriTestata, piattaforma di approfondimento su psicologia, adolescenza, relazioni e società, pensata per rendere accessibili i temi della psicoterapia e del benessere psicologico a un pubblico ampio. Con oltre quarant’anni di esperienza nella psicologia clinica e nella riabilitazione psichiatrica, Giampietro Savuto promuove attivamente l’evoluzione di modelli di cura innovativi che integrano la dimensione clinica, sociale e culturale nel trattamento del disagio psichico.

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