Attualità

Adolescenti in crisi: la scuola alla prova del covid

Gli adolescenti hanno sofferto più di altre fasce di età le conseguenze dell’isolamento legato alla pandemia. Conseguenze che si vedono oggi, con un costante aumento delle richieste di aiuto. E se l’aiuto potesse arrivare dal ripensare la scuola per come la conosciamo?

Circola la paura e, data la crisi della religione, siamo rimasti noi psicologi, sacerdoti di una religione laica supposti detentori di sapere, delegati a dare risposte e a recare conforto a persone in preda all’ansia, disorientate dalla massa di informazioni contraddittorie, incerte sul loro futuro.

C’è grande richiesta di intervento psicologico in questi mesi, specie sulle fasce d’età più giovani, penalizzate dall’isolamento prolungato, dalla mancanza di relazioni sociali e dal conseguente impoverimento della sfera emotiva. L’evidenza di questo bisogno reale e l’esigenza di darvi risposte valide deve tuttavia guardarsi dal pericolo, sempre presente, di medicalizzare comportamenti infantili inconsueti rispetto alla norma, ma conseguenti all’anomalia delle attuali condizioni di vita, oppure problemi esistenziali fisiologici di quell’età adolescenziale non a caso definita “difficile”, che la pandemia ha contribuito solamente ad amplificare.

Il Covid ha rivelato una volta di più l’importanza della scuola come luogo di socializzazione. L’abbiamo sempre saputo, o almeno avremmo dovuto saperlo, ma l’attuale congiuntura l’ha fatto emergere con tale evidenza da indurre Gustavo Pietropolli Charmet, che di adolescenti certo se ne intende, ad affermare con meraviglia: “Non sospettavo che l’istituzione scolastica svolgesse funzioni così essenziali sul benessere o malessere dei suoi studenti”.

Durante il lockdown e la didattica a distanza molti ragazzi hanno sofferto di un profondo senso di solitudine e di abbandono e si è registrato un allarmante aumento di aggressività, episodi di autolesionismo, disturbi alimentari, pensieri suicidari.

Se il disagio riguarda milioni di studenti, la soluzione, al di là di casi di comprovata gravità, non può essere un trattamento psicologico individuale, ma deve avere carattere di intervento culturale e politico.  Certo, i ragazzi ci pensano loro a socializzare, ma anche l’istituzione dovrebbe sempre più prendere coscienza dell’importanza di promuovere confronto, discussione, aggregazione, collaborazione all’interno del gruppo classe. Si vorrebbe una scuola non più ossessionata dall’esigenza di svolgere il programma e di produrre il numero canonico di verifiche, ma che, senza abdicare al compito di istruire nelle discipline curricolari, si ponga prima di tutto l’obiettivo di educare al pensiero autonomo, promuovere curiosità intellettuale e passione per il sapere, formare futuri cittadini, consapevoli del loro ruolo all’interno della società.

Che il Covid possa avere il merito di indurre a ripensare il sistema scolastico?

Psicologo e psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico della Fondazione Lighea Onlus, realtà attiva a Milano nella salute mentale, nella riabilitazione psichiatrica e nei percorsi di inclusione sociale per persone con disagio psichico. Nato a Catania nel 1946, dopo la laurea in Filosofia si specializza in Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano, avviando un percorso professionale che lo porterà a sviluppare un modello innovativo di psicoterapia comunitaria. Attivo fin dagli anni Settanta nel campo della psichiatria e dei servizi territoriali, Savuto è tra i protagonisti dei processi di superamento del sistema manicomiale in Italia, contribuendo all’attuazione della legge 180 e alla trasformazione della cura del disturbo mentale in una prospettiva centrata sulla persona. Ha lavorato alla chiusura di strutture psichiatriche e alla creazione di alternative concrete, come comunità terapeutiche, centri diurni e appartamenti protetti per la riabilitazione psichiatrica. A partire dagli anni Ottanta fonda e sviluppa il modello Lighea, un approccio terapeutico integrato che unisce psicoterapia, relazione, vita quotidiana e reinserimento sociale, ponendosi come riferimento nel trattamento dei disturbi psichici complessi. Le comunità terapeutiche Lighea, accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, rappresentano un esempio avanzato di cura territoriale e presa in carico globale del paziente. Accanto all’attività clinica, Savuto promuove da anni una riflessione culturale sul disagio mentale, lavorando per diffondere una nuova cultura della salute mentale e per contrastare stigma e marginalizzazione. È ideatore di progetti editoriali e audiovisivi, tra cui “Amati Matti”, e autore di saggi e pubblicazioni sul rapporto tra affettività, psicoterapia e percorso di cura, come “Padre Quotidiano”, scritto con Gustavo Pietropolli Charmet. È inoltre responsabile scientifico della rivista FuoriTestata, piattaforma di approfondimento su psicologia, adolescenza, relazioni e società, pensata per rendere accessibili i temi della psicoterapia e del benessere psicologico a un pubblico ampio. Con oltre quarant’anni di esperienza nella psicologia clinica e nella riabilitazione psichiatrica, Giampietro Savuto promuove attivamente l’evoluzione di modelli di cura innovativi che integrano la dimensione clinica, sociale e culturale nel trattamento del disagio psichico.

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