Attualità

Che fine ha fatto il mito dei lombardi superefficienti?

La gestione del Covid e dei vaccini seppellisce definitivamente luoghi comuni e pregiudizi regionalistici

“Noio… noio volevan savuer…”

E chi se li dimentica Totò e Peppino sbarcati a Milano con colbacco e cappotto al mese di aprile…

Stereotipi si direbbe, gli svizzeri con orologio e cioccolato, gli olandesi con gli zoccoli ai piedi, i tedeschi con la loro passione per la meccanica e via discorrendo. 

Ho sempre pensato e per certi versi ne sono ancora convinto che in qualche modo queste generalizzazioni hanno in fondo elementi di realtà, insomma sono depositari di caratteristiche intrinseche, di elementi che finiscono col permettere di profilare un gruppo, una società, un popolo. 

Anche nel nostro bel paese (e già bel paese in sè è una generalizzazione) ci sono caratteristiche tipiche, i siciliani con la loro gelosia, i napoletani con la drammatizzazione, i liguri con la loro parsimonia, i piemontesi falsi e cortesi e poi c’è la lombardia, il modello, l’efficienza, l’eccellenza. 

Certo il lombardo non è il massimo della simpatia con la sua sicumera, la sua pignoleria, il suo essere bauscia (che poi è sinonimo di sborone)…. però in quanto ad organizzazione, a precisione, a tecnica…

Arriva la pandemia e tutti sappiamo come è andata; certo non è colpa della Lombardia se il tutto è iniziato da qui e poi, almeno a sentire gli esperti, è stata proprio la frenesia lombarda, l’affollamento operoso della nostra regione a darci contro. 

 A gennaio però arriva la prova decisiva, dopo un anno o quasi e 60.000 morti abbiamo finalmente il vaccino, arma diabolicamente efficace che ci metterà al sicuro. 

Allora in me si sono di nuovo destati i pregiudizi e mi sono detto:

chissà come gestiremo il vaccino nelle regioni (già, perché la sanità è regionale)

… beh i napoletani saranno sicuramente i più incasinati, tra una tarantella e una pizza margherita, ora che cominciano, i liguri poi cercheranno di centellinare, di risparmiare, magari smezzeranno le dosi e le allungheranno con l’acqua distillata, i piemontesi con la loro cortesia, prima lei… ma no prima lei, cerea….

Sulla Lombardia ovviamente nessun dubbio…. massicci e incazzati come dicono i paracadutisti, tempo un paio di settimane, magari qualche giorno in più dai…. ma non è andata proprio così. 

Prima ci dicono che non si può negare al personale un po’ di riposo, come a dire che al 41esimo chilometro il maratoneta si prende una pausa prima di concludere.

Poi il problema delle siringhe comprate in gran quantità ma non adatte allo scopo, vabbè dai nessuno è perfetto. 

Ma ora dai ora è il momento, ora si parte, la macchina perfettamente oliata… me li sono immaginato i funzionari regionali chiusi nei box a fare training autogeno prima della partenza, e adesso: go!!!

Ovviamente importantissima la procedura, semplice come un normale 31 febbraio:

  • ti arriva un sms sullo smartphone
  • sul messaggio c’è un link che ti connette al server
  • entri nel server ti connetti al calendario, trovi uno slot disponibile
  • dai i dati essenziali nome cognome codice fiscale mail numero di cellulare (ma non lo avevano già?, mah)
  • dopo circa mezz’ora arriva una mail di conferma che normalmente di conferma la data

Problemi? Ma no, basta avere lo smartphone, sullo smartphone il plugin di office (la versione 365 eh), la mail….. altrimenti si può copiare il link su un comune browser e provare. 

A giudicare dal tipo di procedura si potrebbe pensare che il profilo del destinatario dei vaccini sia un 25/30enne di reddito medio alto con una laurea in informatica ed un master in cibernetica. 

Così in Lombardia io che sono un ospedaliero completerò il procedimento il 3 di marzo, i miei pazienti ancora nulla ovviamente. 

E gli altri?

In Piemonte hanno già ultimato il personale e quasi tutti i pazienti delle strutture sanitarie, in Liguria stanno passando agli insegnanti e in Campania agli ultra ottantenni; tutte le persone vengono contattate con chiamata telefonica, il buon vecchio telefono, il vaccino viene fatto anche al domicilio. 

E i lombardi antipatici ma efficienti? Rischiano che sia buona solo la prima. 

Filosofo, psicologo, psico-oncologo, criminologo, counselor e musicoterapeuta, con una lunga esperienza nell’ambito clinico, formativo e accademico. Svolge attività di docenza universitaria presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e il Policlinico IRCCS San Matteo di Pavia, collaborando con la Facoltà di Medicina e Chirurgia. È inoltre visiting professor e docente in diversi contesti accademici e professionali. Dal 2005 opera come supervisore clinico presso il Dipartimento di Salute Mentale di Novara e collabora con numerose strutture sanitarie, tra cui il Policlinico San Matteo e la Fondazione Lighea Onlus, dove si occupa di supervisione, formazione e supporto agli operatori sanitari. Ha maturato una significativa esperienza nella formazione di gruppi, nel counseling e nella gestione delle dinamiche relazionali in ambito sanitario, educativo e organizzativo. È anche vicedirettore del giornale online “Fuoritestata”. Autore di numerose pubblicazioni in ambito psicologico, filosofico e clinico, si occupa in particolare di tematiche legate alla depressione, alla comunicazione, alla supervisione clinica e alla relazione d’aiuto. Vive e lavora a Milano.

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