Lighea

La Fondazione Lighea

La Fondazione che fa da nostro punto di riferimento si ispira alla magica creatura inventata da Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Il nome Lighea viene da un racconto di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. È il nome di una sirena. Sasà, un vecchio professore, la incontra una mattina d’agosto nel mare siciliano cantato da Omero. Con lei vive tre settimane di passione assoluta, finché la vede scomparire tra i flutti. Non la rivedrà mai più e mai più potrà liberarsi di lei.

Così parla la sirena: «Sono tutto perché sono soltanto corrente di vita priva di accidenti. Sono immortale perché tutte le morti confluiscono in me, da quella del merluzzo a quella di Zeus, e in me radunate ridiventano vita, non più individuale e determinata, ma panica e libera». Con lei Sasà sperimenta la vertigine dell’abbandono totale, della perdita di sé. La follia è qualcosa di simile: incantesimo maligno, delirante sogno di assoluto, attrazione per il vuoto. L’unica speranza di sfuggire a questa seducente minaccia di morte consiste nella capacità di accogliere la propria follia e di imparare a conviverci, come si fa con i sogni.

 

LA NASCITA DELLA FONDAZIONE

 

Emilio Tadini (1927-2002), serigrafia

La prima volta fu nel 1984, in un condominio dalle parti di Lorenteggio, a Milano. E la prima telefonata fu della signora del terzo piano: «Qui al piano di sotto, o forse al primo piano, si sente una donna che di notte piange in continuazione…» Poi fu la volta di una mamma che abitava al quarto: «La mia bambina dice che ha visto una strega, sulle scale del primo piano». Poi un altro inquilino denunciò che da quell’appartamento al primo piano uscivano strani odori. Insomma alla fine l’amministratore dovette indire nella vicina parrocchia una riunione straordinaria. Fui convocato come direttore scientifico della comunità terapeutica Lighea che aveva sistemato nell’appartamento sei pazienti, con assistenza continuata nell’arco delle 24 ore. Nel corso di quel tumultuoso incontro cercai di spiegare la filosofia che ci aveva ispirato e tuttora ci ispira: che le persone affette da disturbi psichici vadano curate e assistite in contesti che ne promuovano il reinserimento e l’integrazione nella società: in netta antitesi rispetto alla cultura manicomiale che ha sempre isolato i matti, li ha nascosti perché non turbassero con la loro presenza il mondo dei “sani”, Lighea porta i suoi pazienti ad abitare e a vivere all’interno del tessuto sociale, accanto ai cittadini, ai lavoratori, alle famiglie che in tale tessuto operano… Mi lasciarono parlare ben poco. La discussione degenerò quando un nostro giovane ospite, affetto da un disturbo psicomotorio che lo spingeva ad agitare in continuazione con la mano un mazzo di chiavi, venne accusato da un’occhiuta vicina di masturbarsi scandalosamente davanti alla finestra aperta. Alla fine dovetti salvarmi con la fuga da un’aggressione che rischiava di sfociare in un vero e proprio linciaggio.

La comunità venne trasferita. Questa volta in un palazzo d’epoca in zona residenziale Magenta, un condominio abitato da famiglie di buona borghesia e da uffici prestigiosi. Siamo ancora lì, dopo oltre trent’anni…

I quartieri alti sono forse più tolleranti? Una solida formazione culturale unita a un elevato livello socioeconomico predispone certamente a una maggiore apertura nei confronti del diverso, ma forse c’è anche un’altra spiegazione: in ogni famiglia “bene” che si rispetti non è raro trovare personaggi quanto meno “bizzarri”.

Nel 1987 viene aperta una seconda comunità terapeutica Lighea, dapprima sul lago di Como, presto trasferita a Milano all’ultimo piano di una residenza signorile in zona Tribunale, un edificio occupato prevalentemente da studi legali e abitazioni di importanti avvocati.

Dopo soli tre mesi, nonostante le ingenti spese di ristrutturazione sostenute per adeguare l’appartamento alle esigenze della ASL, Lighea riceve ingiunzione di sfratto dal proprietario dei locali a causa delle continue lamentele dei condomini. Il presidente della Fondazione, che sono sempre io, dopo molte insistenze riesce a incontrare il gruppo dei più accaniti contestatori, tutti illustri penalisti. Segue un confronto molto teso: i convenuti si lamentano dei rumori e delle grida, temono che gli ospiti della comunità, alcuni dei quali particolarmente pittoreschi, spaventino i loro clienti, si preoccupano per la propria immagine professionale,

Urlano che i loro figli hanno paura, perché lassù – dicono – abita la strega.

A un certo punto uno dei presenti più esagitati proclama con enfasi avvocatizia: «Insomma, dottore, i suoi clienti disturbano i nostri clienti!» Mi viene una felice intuizione: chi sono mai questi rispettabili clienti turbati dai miei pericolosi malviventi? Mi metto a urlare anch’io: «La differenza è che i vostri clienti sono assassini, puttane, ladri, stupratori, mafiosi… I miei solo poveri depressi o persone comunque sofferenti».

La battuta, che non è poi così comica, suscita una risata liberatoria che pone fine alle ostilità.

(Recentemente Lighea 2 si è trasferita in via Santa Marta, zona Duomo, in spazi più ampi nei quali trova posto anche il Centro Diurno).

Nel 1998 nasce Lighea 3, situata in una villetta adiacente a piazzale Loreto. In questo caso solo qualche blanda lamentela dei vicini per l’uso troppo rumoroso del giardino, ma nessuna seria contestazione. Che ci sia stata una maturazione culturale nei confronti del disagio psichico?

Nel 2014 lo stato dell’edificio, bisognoso di costosi lavori di ristrutturazione, determina il trasferimento della comunità in un elegante palazzo in zona City Life, un quartiere in fase di grande sviluppo edilizio.

Dopo pochi mesi i condomini e gli inquilini della casa di fronte presentano una petizione per l’allontanamento degli ospiti: circolano personaggi inquietanti, si odono rumori sospetti, si verificano atti vandalici negli spazi comuni, le nonne hanno paura di uscire e di nuovo, come nell’84, i bambini hanno incontrato la strega sulle scale.

Per sfatare le leggende gli operatori Lighea decidono di approfittare del periodo natalizio e di invitare i condomini a una grande festa comune. Distribuiscono gli inviti, preparano un ricco buffet, tengono aperta la porta. Nessuno si presenta. E da allora silenzio, nessuno più ci contesta. Forse la caccia alle streghe è chiusa. La porta di questo spazio su Internet, di questa nuova testata, o se preferite di questa nostra “casa dei matti” è sempre aperta. A tutti.

Psicologo e psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico della Fondazione Lighea Onlus, realtà attiva a Milano nella salute mentale, nella riabilitazione psichiatrica e nei percorsi di inclusione sociale per persone con disagio psichico. Nato a Catania nel 1946, dopo la laurea in Filosofia si specializza in Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano, avviando un percorso professionale che lo porterà a sviluppare un modello innovativo di psicoterapia comunitaria. Attivo fin dagli anni Settanta nel campo della psichiatria e dei servizi territoriali, Savuto è tra i protagonisti dei processi di superamento del sistema manicomiale in Italia, contribuendo all’attuazione della legge 180 e alla trasformazione della cura del disturbo mentale in una prospettiva centrata sulla persona. Ha lavorato alla chiusura di strutture psichiatriche e alla creazione di alternative concrete, come comunità terapeutiche, centri diurni e appartamenti protetti per la riabilitazione psichiatrica. A partire dagli anni Ottanta fonda e sviluppa il modello Lighea, un approccio terapeutico integrato che unisce psicoterapia, relazione, vita quotidiana e reinserimento sociale, ponendosi come riferimento nel trattamento dei disturbi psichici complessi. Le comunità terapeutiche Lighea, accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, rappresentano un esempio avanzato di cura territoriale e presa in carico globale del paziente. Accanto all’attività clinica, Savuto promuove da anni una riflessione culturale sul disagio mentale, lavorando per diffondere una nuova cultura della salute mentale e per contrastare stigma e marginalizzazione. È ideatore di progetti editoriali e audiovisivi, tra cui “Amati Matti”, e autore di saggi e pubblicazioni sul rapporto tra affettività, psicoterapia e percorso di cura, come “Padre Quotidiano”, scritto con Gustavo Pietropolli Charmet. È inoltre responsabile scientifico della rivista FuoriTestata, piattaforma di approfondimento su psicologia, adolescenza, relazioni e società, pensata per rendere accessibili i temi della psicoterapia e del benessere psicologico a un pubblico ampio. Con oltre quarant’anni di esperienza nella psicologia clinica e nella riabilitazione psichiatrica, Giampietro Savuto promuove attivamente l’evoluzione di modelli di cura innovativi che integrano la dimensione clinica, sociale e culturale nel trattamento del disagio psichico.

2 commenti

  • dante

    Gentilissimi

    In tema di “diversità” e con il conforto dell’autrice Dacia Maraini, questa produzione indipendente proporne uno spettacolo dal vivo presso la Vs struttura teatrale:

    STRAVAGANZA di Dacia Maraini

    A quarant’anni dalla Legge Basaglia

    Un tema ancora recente – l’abolizione delle strutture manicomiali e le ricadute sociali.

    Pietà e poesia sono state la visione per questo lavoro.

    Link promo: https://www.youtube.com/watch?v=8bRE-JAqJd8

    Messa in scena di Quarta Parete

    Regia di Angela Penna

    Ambientazione anni ‘70

    Brani di violoncello dal vivo

    Durata 100 minuti

    Atto unico

    Riservato ad un pubblico adulto

    Associazione no profit: compensi a titolo di rimborso spese

    Posizione ENPALS assolta

    Posizioni assicurative RC assolte

    ———————————————-

    Quarta Parete

    Officine Creative Barasso (VA)

    quartapareteteatro@libero.it

    338.9142017

    Dante Melito

  • Maria H.M.P

    Per caso sono entrata ,cercando una carissima amica,, mio commento è positivo ,, magari tutto il sistema politico e giudiziario si occupassi di tutti quelli che hanno bisogno di orientamento psicologico in tutti sensi,, campagna per educare fin da piccoli in scuole , lavoro ,ecc sui temi delle relazioni famigliari,così la società non finisce per denigrare un paese che solo crea mal educati in tutti sensi,, bravo Giampietro por la perseveranza , leggero speso il suo sito web per sentirmi di qualche modo un po’ riassicurata che ci sono persone che anche in poco numero ma vale lo stesso sanno ragionare. Saluti e lunga vita.

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