Non riesco più a dormire: possibile che sia colpa del Covid?

Può essere ansia da pandemia. Ma in molti casi si sono rotti i normali ritmi di vita e il sonno ne è risultato compromesso

Il covid non ci fa dormire sonni tranquilli: da recenti ricerche, infatti, emerge come uno degli strascichi della pandemia da Covid-19 sulla popolazione italiana sia costituito dai disturbi del sonno. 

Dei problemi  che alterano il nostro normale ciclo sonno-veglia il più  conosciuto è sicuramente l’insonnia, ma ce ne sono molti altri, come gli incubi, il sonnambulismo, il bruxismo (digrignare i denti durante il sonno), la sindrome delle gambe senza riposo, le apnee notturne, l’epilessia notturna, il russamento, la paralisi nel sonno.

Da alcune ricerche effettuate nell’ultimo anno in seguito alla pandemia da coronavirus è emerso come i disturbi del sonno siano aumentati del 40%.  L’impennata dei contagi, le zone rosse, i divieti e le imposizioni hanno influito pesantemente sulla condizione mentale degli italiani, costretti a una rinuncia alle proprie abitudini e ad una adesione a regole restrittive che, se nella prima fase della pandemia sembravano temporanee, si sono invece trasformate nella nuova normalità. L’isolamento forzato, lo smartworking, la DAD, hanno rotto i normali ritmi di vita e il sonno ne è risultato compromesso. 

Le caratteristiche dell’insonnia sono il ritardo nell’addormentamento e i frequenti risvegli notturni, che interrompono i cicli REM, necessari perché il sonno sia riposante; possono anche esserci risvegli anticipati dopo i quali non si riesce più a prendere sonno. Per diagnosticare l’insonnia è necessario che questi episodi si ripetano per almeno 3-4 volte alla settimana e durino almeno sei mesi. L’insonnia impatta pesantemente sulla qualità della vita di chi ne soffre: sonnolenza durante la giornata, irritabilità, confusione, difficoltà nella concentrazione sono i disagi più diffusi.

Le cause dell’insonnia possono essere comportamentali o psicologiche;

tra quelle comportamentali si annoverano le abitudini che alterano l’igiene del sonno, come lo svolgere attività fisica intensa poco prima di coricarsi, i pasti abbondanti che rendono difficile la digestione, l’assunzione di caffeina, tabacco e altre sostanze eccitanti; tra quelle psicologiche figurano ansia, depressione e disturbo post-traumatico da stress.

L’insonnia, infatti, non è un disturbo primario, ma si sviluppa molto spesso in comorbilità con quadri psicopatologici più ampi: in particolare, chi soffre di insonnia ha una possibilità 3-4 volte maggiore di sviluppare un quadro ansioso o depressivo; e chi già soffre di ansia o depressione  ha spesso anche disturbi del sonno. Una recente ricerca inglese sembra ribaltare la concezione di insonnia come effetto di altre patologie mentali, evidenziando il suo ruolo come con-causa dell’insorgenza delle stesse: curando l’insonnia in un gruppo di pazienti psichiatrici, si è notata una diminuzione di allucinazioni e paranoia e anche di ansia e depressione. Questo studio ha sottolineato, quindi, il ruolo fondamentale dell’insonnia nell’insorgenza di disturbi psicotici.

L’insonnia si presenta anche in caso di disturbo post-traumatico da stress (PTSD). In particolare, la pandemia da covid 19 ha portato ad una situazione mai vissuta dal dopoguerra, a causa della messa in atto di misure restrittive sulla vita personale, sociale e lavorativa degli individui; quindi è stata ipotizzata una relazione tra la pandemia e il disturbo post-traumatico da stress, dal momento che l’American Psychiatric Association (2013) descrive questo come un disturbo conseguente all’esposizione ad uno o più eventi traumatici che genera paura di rivivere quegli eventi,  cambiamenti emotivi e comportamentali,  umore disforico ed  effetti negativi sulla cognizione. Nello specifico contesto di chi ha vissuto esperienze traumatiche, gli incubi sono il modo con cui queste persone ri-sperimentano l’evento traumatico, per mesi o anni. L’elevata iperattivazione associata agli incubi determina una difficoltà nell’addormentamento e nel mantenimento del sonno. 

Per curare l’insonnia bisogna innanzitutto andare a ricercarne le cause; se queste sono semplicemente comportamentali, sarà utile modificare le abitudini che si adottano prima di andare a dormire, per creare una buona igiene del sonno: mangiare leggero, evitare sostanze eccitanti, stare poco al computer, non fare attività sportiva poco prima di andare a letto, cercare di coricarsi sempre alla stessa ora e in un ambiente accogliente potrebbero essere accorgimenti  sufficienti a ripristinare un normale ritmo del sonno.

Ma se le cause sono di natura psicologica, assumere sonniferi potrebbe non essere sufficiente: è necessario rivolgersi ad un terapeuta per affrontare a monte il disagio di cui l’insonnia potrebbe essere spia. 

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Giuseppina Velardo

Psicologa e Psicoterapeuta. Si occupa di terapia familiare, di coppia e del singolo individuo. Collabora con Fondazione Lighea Onlus.

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