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Immature o predatorie: non ci sono più le nonne di una volta

Ahimè: quelle ‘giovanili’ rifiutano il ruolo e risultano inaffidabili, quelle possessive tendono a sostituirsi ai genitori

Non ci sono più le nonne di una volta: severe o indulgenti, serie o giocose, burbere o tenere, sagge o bizzarre… sempre affidabili.

Avevano capelli grigi, tante belle rughe, qualche reumatismo. Sapevano raccontare storie e cucinare i piatti preferiti dei nipoti. Il nome “nonna” equivaleva a una attribuzione di età, indipendentemente dalle date anagrafiche: c’erano ventenni, trentenni, quarantenni, cinquantenni… e poi c’era l’età delle nonne, dai contorni indefiniti e sfumati.

Adesso le nonne sono tutte “giovanili”: vestono come trentenni, hanno quasi sempre capelli biondi con le mèches, seguono una dieta, vanno in palestra e dall’estetista, qualcuna dal chirurgo plastico.

Semplificando un po’,

si possono dividere in due tipologie: nonne immature e nonne predatorie.

Le prime sono quelle che non si rassegnano all’età e vogliono ancora sedurre. Il nome “nonna” le disturba, perché ricorda loro qualcosa di sgradito e le costringe a un esame di realtà. Anche se non sempre assenteiste, nel loro intimo rifiutano il ruolo e sono pertanto inaffidabili.

Al contrario, le nonne predatorie sono fin troppo presenti. Complici circostanze reali – genitori tutto il giorno al lavoro, difficoltà economiche, necessità di accudimento dei bambini – si impossessano letteralmente dei nipoti.
Si potrà dire che svolgono un’azione benemerita, che si sacrificano per la famiglia, sobbarcandosi fatiche e responsabilità. Tutto vero, ma da tanto sacrificio traggono anche un utile personale. Usurpando il ruolo di madre conquistano, fuori tempo massimo, una seconda chance di maternità. Anche questo è un modo, forse più subdolo, di ringiovanirsi.

La nonna abbandona così la sua funzione di mediatrice tra bambino e genitori per sostituirsi a questi come fonte dell’autorità educativa e competere con loro per occupare il primo posto nel mondo affettivo infantile.

Quale delle due modalità di nonna è la più dannosa? Non possiamo chiederlo ai nipoti. Lo sapremo solo quando saranno diventati adulti. Le colpevoli rimarranno comunque impunite.

Psicologo e psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico della Fondazione Lighea Onlus, realtà attiva a Milano nella salute mentale, nella riabilitazione psichiatrica e nei percorsi di inclusione sociale per persone con disagio psichico. Nato a Catania nel 1946, dopo la laurea in Filosofia si specializza in Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano, avviando un percorso professionale che lo porterà a sviluppare un modello innovativo di psicoterapia comunitaria. Attivo fin dagli anni Settanta nel campo della psichiatria e dei servizi territoriali, Savuto è tra i protagonisti dei processi di superamento del sistema manicomiale in Italia, contribuendo all’attuazione della legge 180 e alla trasformazione della cura del disturbo mentale in una prospettiva centrata sulla persona. Ha lavorato alla chiusura di strutture psichiatriche e alla creazione di alternative concrete, come comunità terapeutiche, centri diurni e appartamenti protetti per la riabilitazione psichiatrica. A partire dagli anni Ottanta fonda e sviluppa il modello Lighea, un approccio terapeutico integrato che unisce psicoterapia, relazione, vita quotidiana e reinserimento sociale, ponendosi come riferimento nel trattamento dei disturbi psichici complessi. Le comunità terapeutiche Lighea, accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, rappresentano un esempio avanzato di cura territoriale e presa in carico globale del paziente. Accanto all’attività clinica, Savuto promuove da anni una riflessione culturale sul disagio mentale, lavorando per diffondere una nuova cultura della salute mentale e per contrastare stigma e marginalizzazione. È ideatore di progetti editoriali e audiovisivi, tra cui “Amati Matti”, e autore di saggi e pubblicazioni sul rapporto tra affettività, psicoterapia e percorso di cura, come “Padre Quotidiano”, scritto con Gustavo Pietropolli Charmet. È inoltre responsabile scientifico della rivista FuoriTestata, piattaforma di approfondimento su psicologia, adolescenza, relazioni e società, pensata per rendere accessibili i temi della psicoterapia e del benessere psicologico a un pubblico ampio. Con oltre quarant’anni di esperienza nella psicologia clinica e nella riabilitazione psichiatrica, Giampietro Savuto promuove attivamente l’evoluzione di modelli di cura innovativi che integrano la dimensione clinica, sociale e culturale nel trattamento del disagio psichico.

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