Una foto a colori, in formato orizzontale (4:3), che ritrae un muro d'angolo della parte inferiore - dal suolo fino al primo piano - di una casa. Sul muro c'è una scritta, "Ramy per sempre nei nostri cuori"; ce n'è un'altra, "Verità per Ramy", su uno striscione bianco appeso a sinistra a un fermaglio all'angolo inferiore destro di una finestra chiusa, e a destra a un palo segnaletico. Sul davanzale della finestra ci sono inoltre sei ceri rossi. In basso, sul marciapiedi, ci sono fiori singoli (due rose rosse), due vasetti e un mazzo di fiori vari. Davanti alle rose, sull'asfalto, ci sono tante candeline bianche, spente.
Attualità

Riflessioni su una morte assurda

La tragica morte di Ramy e i disordini che ne sono seguiti hanno diviso l’opinione pubblica tra i sostenitori dell’obbligo, per le forze dell’ordine, di perseguire e punire ogni atto trasgressivo e coloro che, valutando cause ed effetti, ritengono che la reazione dei carabinieri sia stata eccessiva e ad alto rischio

Ha ricevuto grande attenzione mediatica la tragica fine di Ramy Elgami, il diciannovenne morto nello schianto dello scooter, di cui occupava il sedile posteriore, dopo un contatto con l’auto dei carabinieri, alla fine di un lungo, folle inseguimento per le vie di Milano. La dinamica della vicenda è stata accuratamente ricostruita: il giovane alla guida dello scooter (anch’egli rimasto ferito) non si era fermato a un posto di blocco, provocando la reazione della pattuglia con il suo tragico epilogo.

Nei giorni seguenti il quartiere Corvetto di Milano è stato teatro di violente proteste, guidate dagli amici del due giovani, contro le forze dell’ordine, ritenute responsabili di una morte assurda e di pregiudizi nei confronti della comunità di immigrati musulmani (la vittima era di origine egiziana).

L’opinione pubblica si è prontamente divisa su ragioni e torti, e anche in seno alla nostra redazione si è prodotto un vivace dibattito tra i sostenitori del diritto – dovere dei carabinieri di intervenire di fronte a una palese violazione di legge – e coloro che hanno parlato di accanimento insensato, rilevando la sproporzione tra causa ed effetti.

L’inseguimento si è protratto per circa 8 chilometri attraverso vie cittadine frequentatissime, quindi ad altissimo rischio: il drammatico esito era prevedibile. Anzi, il bilancio poteva essere ben più pesante: automobilisti di passaggio e pedoni, magari imprudenti, potevano rimanere coinvolti e far aumentare il numero delle vittime. Saggezza, o semplice buon senso, avrebbero suggerito, dopo un breve tentativo, di desistere.

Le forze dell’ordine, a qualsiasi corpo appartengano, dovrebbero ricevere – e in effetti credo ricevano – una formazione che permetta loro di valutare con competenza le diverse situazioni e di assumere le decisioni conseguenti. Leggi, regolamenti, protocolli non devono venire applicati rigidamente, facendosi scudo della normativa per declinare ogni responsabilità.

Che gli ordini di servizio non possano essere alibi, che una divisa non possa abolire la responsabilità personale dovrebbero avercelo insegnato tragiche vicende storiche.

Mi piace immaginare le Istituzioni dello Stato come depositarie di un’etica condivisa: le forze dell’ordine non sono solo rappresentanti della Legge, ma anche garanti della sicurezza dei cittadini.

In questo caso sembrerebbe che i carabinieri di pattuglia abbiano rinunciato a interpretare questo ruolo per mettersi al livello degli inseguiti e lasciarsi prendere dall’agonismo della gara.  Allora i fuggitivi hanno cessato di essere due ragazzi, forse balordi, forse drogati, forse semplicemente impauriti, per diventare avversari in una competizione portata fino alle estreme conseguenze.

Psicologa e collaboratrice della Fondazione Lighea, attiva da oltre quarant’anni nel campo della salute mentale, della psicologia clinica e della riabilitazione psicosociale. Nata a Milano nel 1944, si laurea in Lettere all’Università degli Studi di Milano e si specializza successivamente in Psicologia, sviluppando un approccio che integra competenze cliniche e sensibilità umanistica. Il suo percorso professionale si colloca nel contesto della trasformazione della psichiatria italiana, con particolare attenzione ai servizi territoriali e ai percorsi di cura centrati sulla relazione. Dal 1984 collabora con la Fondazione Lighea, contribuendo al lavoro clinico e riabilitativo con pazienti psichiatrici, con un focus su continuità terapeutica, ascolto e inclusione sociale. Ha collaborato a programmi sperimentali sulla riabilitazione psicosociale, tra cui al Progetto promosso dalla Comunità Europea presso il Servizio Psichiatrico di Melegnano per il reinserimento sociale di pazienti lungodegenti. Ha partecipato al Progetto di Regione Lombardia per interventi di formazione e supporto psicologico a detenuti della Casa Circondariale di Opera. Dal 2016 è coordinatrice scientifica della rivista online Fuoritestata, dove si occupa di divulgazione psicologica, contribuendo a un lavoro culturale che favorisca l’inclusione di chi è affetto da disagio psichico nel contesto sociale. È autrice di articoli e contributi pubblicati su Fuoritestata e ha partecipato al volume “Almamatto” (Baldini e Castoldi, 2021). Il suo lavoro si distingue per l’attenzione alla dimensione relazionale della cura e alla integrazione di aspetti terapeutici e riabilitativi.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *