“La tragedia è finita, Platonov” di Liv Ferracchiati

Uno spettacolo per rompere la gabbia e i meccanismi che l’alimentano

Quattro donne, quattro possibilità di vita differente, ma Platonov non sceglie, perché ognuna di loro rappresenta una definizione identitaria: se mantenesse la promessa alla moglie Saša sarebbe solo un marito e un padre, se invece stesse con la ricca avventuriera  Anna Petrovna la sua esistenza sarebbe l’opposto. Alla fine sarà Sof’ja a chiudere il discorso uccidendolo in quanto disillusa dalla speranza di poter vivere una vita diversa grazie a lui.

Per parlare di smarrimento e indeterminatezza, Cechov scrive “Platonov”, un testo in cui oggi è facile rispecchiarsi, soprattutto se a metterlo in scena è un giovane regista, Liv* Ferracchiati, che la questione identità e transazione la vive sulla sua pelle: “Platonov non è né un Don Giovanni né un Amleto, piuttosto un uomo che non riesce a prendere una direzione netta, ogni scelta lo definisce, lo paralizza” dichiara il regista al suo debutto al Piccolo Teatro Grassi di Milano.

Sul palco un’ originale rilettura dove la drammaturgia  di Cechov s’incrocia con la realtà, ovvero con la vita vera dello stesso Ferracchiati qui in scena nei panni del Lettore, un nuovo personaggio che con il progredire dello spettacolo è sempre più coinvolto nella vicenda.  Un gioco di teatro nel teatro dove tra battute dall’ humor cechoviano e feroci ironie contemporanee, realtà e finzione diventano le vere protagoniste del “ring”.  Il Finale è un atto liberatorio: ogni maschera cade, i costumi di carta si strappano e la domanda centrale ‘perchè non viviamo come avremmo potuto?’ trova la sua risposta nella realtà.

Livia Grossi

Livia Grossi è una giornalista di Milano che da oltre 20 anni si occupa di teatro e cultura per le pagine del Corriere della Sera. L’amore per i viaggi l’ha portata a realizzare alcuni reportage. Da qualche tempo i servizi realizzati in Africa, Albania e Sud America sono diventati “reading teatrali” o meglio pagine di “Giornale Parlato”: una nuova forma di giornalismo detto in scena, come se il palco fosse una pagina di un magazine con contributi fotografici, interviste in video, musica dal vivo e la giornalista che “dice il pezzo” guardando negli occhi il lettore. I suoi lavori sono stati oggetto di servizi d’approfondimento RaiTg3 e ospiti in importanti teatri e Festival

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