A furia di campagne, finiremo per vaccinarci con l’olio di palma

In TV e in rete si susseguono leggende pseudoscientifiche che alimentano il fai da te anche su materie di importanza vitale

La notizia numero uno è che l’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare ovvero European Food Safety Authority) il 3 maggio scorso ha pubblicato un rapporto nel quale si segnalava la presenza di alcuni «contaminanti genotossici e cancerogeni» nell’olio di palma, così da sconsigliarne il consumo in dosi eccessive. Notizia un po’ appassita, dirà qualcuno, ma quel che l’ha fatta tornare d’attualità è la notizia numero due: la Coop, intesa come il gigante italiano della grande distribuzione, ha annunciato di essere diventata, dopo sei mesi dedicati alla «riformulazione nutrizionale dei prodotti», la prima catena della grande distribuzione palm free in Europa, grazie al fatto che nei suoi prodotti “a marchio”, quelli cioè commercializzati con marchi di proprietà Coop e non dei suoi fornitori, non c’è traccia di olio di palma. Notizia numero tre: la Ferrero, affezionata utilizzatrice di olio di palma, in particolare nella Nutella, con la benedizione del ministero delle Politiche agricole, continuerà a utilizzarlo perché «il nostro olio è migliore di quello utilizzato dai concorrenti» dal punto di vista della sostenibilità ambientale (secondo alcuni il consumo intensivo di questo grasso tropicale minaccerebbe la sopravvivenza della foresta del Borneo, circostanza che, peraltro, WWF e Greenpeace contestano) e inoltre «i (nostri) processi di lavorazione sono attenti e prevedono modalità e trattamenti termici delicati, in grado di contenere al minimo la formazione di contaminanti» sicché «Nutella è un prodotto assolutamente sicuro e già compatibile con le nuove soglie stabilite dalle raccomandazioni EFSA». Elemento di contorno, la EFSA ha sede a Parma.
Queste le notizie, riportate da Repubblica.it e verosimilmente da numerosi altri media.

È chiaro a tutti come per il consumatore medio italiano sia un gioco da ragazzi decodificare questi messaggi e decidere, liberamente, che quantitativo die di olio di palma assumere e in che misura concentrare i propri acquisti di dolciumi (genere merceologico che utilizza quasi sempre olio di palma) sui prodotti a marchio Coop.

Scherzi a parte, sono mesi che capita di assistere, in televisione, a dotte trasmissioni dove accigliati e qualche volta ammiccanti esperti stigmatizzano le leggende pseudoscientifiche che circolano in Rete, per esempio sulla pericolosità delle vaccinazioni, e a quanto pare raccolgono numerosi seguaci.

Il bersaglio è la “credulità” popolare che ci espone tra l’altro a scelte pericolose per la salute

(e non solo, almeno per chi, come chi scrive, è convinto che il successo del Movimento 5 Stelle sia una tipica manifestazione di credulità, popolare e di élite).

Si pone però una domanda. Quando si assiste allo spettacolo di campagne pubblicitario-commerciali condotte con impiego così indiscriminato di argomenti scientifici che nessun consumatore è in grado di valutare autonomamente, una sorta di versione contemporanea del principio di autorità, come stupirsi che i consumatori si rivolgano con fiducia a fonti di conoscenza che danno, se non altro, l’illusione di essere loro stessi a scegliere?

Sono convinto che la Rete sia disseminata di trappole e di bufale, ma il fatto di affidarsi a questa inafferrabile sorgente di informazioni più o meno inattendibili ha almeno un aspetto positivo: denota una sacrosanta diffidenza nei confronti delle fonti di conoscenza ufficiali e riconosciute, diffidenza che queste ultime da molti anni, almeno da quando è stato inventato il marketing, fanno di tutto per meritarsi.

Teodoro Dalavecuras

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