Luigi Mangione, giovane americano di ottima famiglia, è accusato di essere l’assassino di Brian Thompson, amministratore delegato di United Healthcare, colosso delle assicurazioni sanitarie degli Stati Uniti, freddato con tre colpi di pistola qualche settimana fa a New York.
A rendere interessante la vicenda non è tanto l’omicidio in sé, quanto la reazione dell’opinione pubblica americana, che ha elevato Mangione a icona, perché con il suo gesto ha agito contro un sistema che lui e tantissimi altri americani considerano marcio, corrotto e profondamente iniquo. Il fatto di elevare un omicida a eroe è il sintomo di un sistema che ha fallito e spinge a chiedersi quali siano le condizioni che portano una buona parte della popolazione a giustificare un gesto estremo come questo.
Per dare un minimo di contesto, il sistema sanitario degli Stati Uniti si basa sulle assicurazioni private (la sanità pubblica è quasi assente) e risulta quindi molto costoso, poco efficiente e ingiusto, dal momento che solo chi è abbastanza benestante da potersi permettere un’assicurazione privata può sperare di avere accesso alle cure (e spesso nemmeno questo basta); in particolare, United Healthcare, con un fatturato di 280 miliardi di dollari, è uno dei colossi del settore e ultimamente è stata oggetto di diverse controversie, dovute, tra l’altro, allo sviluppo e all’utilizzo di un algoritmo che valuta a quali clienti concedere o negare i rimborsi per le spese mediche. Il punto è che tale algoritmo – a quanto si legge in numerosi articoli pubblicati in questi giorni – avrebbe un tasso di errore noto del 90%, che avrebbe quindi causato la morte o la bancarotta di moltissimi pazienti, a cui sarebbero state negate cure anche salvavita.
Tale algoritmo basa le sue stime sull’analisi di dati storici, cartelle cliniche e modelli predittivi di apprendimento automatico e quindi propone durate standardizzate per i trattamenti, che ovviamente non tengono conto né della specificità e complessità dei singoli casi, né del giudizio dei medici. Questo algoritmo – dicono i critici del sistema – è stato utilizzato per negare o limitare la copertura delle cure, riducendo i costi aziendali con ripercussioni sulla salute dei pazienti, specialmente quelli anziani o con condizioni mediche complesse. Attraverso queste modalità, United Healthcare ha visto negli anni crescere esponenzialmente i propri ricavi, mentre si distingueva come la compagnia che ha respinto più richieste di accesso alle cure o di rimborsi per spese mediche sostenute (circa il 32%).
In un sistema come questo, che pone il profitto prima delle persone che dovrebbe aiutare a curare, si inserisce il gesto di Mangione, che diventa catalizzatore della rabbia collettiva di coloro che di tale sistema si sentono vittime.
Ma che cosa spinge una società a trasformare un assassino in un eroe? Si tratta pur sempre di un uomo che ha tolto la vita a un altro uomo, ma questa volta l’empatia e la solidarietà non sono andate alla vittima, bensì al suo carnefice.
Sebbene la fascinazione verso chi commette crimini (ibristofilia) sia un fenomeno conosciuto da decenni (quanti serial killer hanno ricevuto lettere da ammiratrici mentre erano in prigione?), il caso in questione ha una portata diversa, che chiama in causa un diffuso senso di rabbia sociale verso un sistema percepito come oppressivo e iniquo.
La vicenda di Mangione, per certi versi, può far tornare alla mente il Joker di Todd Phillips che, reso invisibile e sottomesso da una società ipocrita e ingiusta, si prende la sua vendetta su un sogno americano che è in realtà un incubo in cui per il più debole non c’è scampo, non c’è realizzazione né via d’uscita se non tramite la violenza, dando voce alla frustrazione e all’umiliazione di tante persone, invisibili come lui, che si sentono oppresse e che aspettano un giustiziere che ne vendichi i torti subiti.
Una figura di questo tipo ricorda quella del bandito sociale, archetipo sociologico teorizzato da Hobsbawm nel suo saggio I banditi. Banditismo sociale nell’età moderna che si inserisce nel contesto delle società contadine schiacciate dai latifondisti. Secondo lo storico, il bandito sociale è una figura che compare spesso nella storia umana, indipendentemente dalle culture, perché è una figura universale, espressione di situazioni simili che si verificano all’interno delle società contadine; i banditi sociali sono «fuorilegge rurali, ritenuti criminali dal signore e dall’autorità statale, ma che pure restano all’interno della società contadina e sono considerati dalla loro gente eroi, campioni, vendicatori, combattenti per la giustizia, persino capi di movimenti di liberazione e comunque degni di ammirazione, aiuto e appoggio». Il bandito sociale si ribella contro l’ordine costituito quando questo diventa ingiusto nei confronti del più debole ed è mal tollerato dalla popolazione; le sue azioni fuorilegge sono considerate legittime perché si rivolgono contro quelli che vengono percepiti come i mali della società (nel caso in questione, le compagnie assicurative che lucrano sulla vita dei loro clienti) e la sua figura è acclamata come eroica perché ha fatto ciò che gli altri non hanno il coraggio di fare. Il bandito sociale cerca di riequilibrare i rapporti tra il forte e il debole, tra il ricco e il povero.
Ma il bandito sociale non è un rivoluzionario, e le sue azioni non portano a un cambiamento dell’assetto sociale.
Questo significa che molto probabilmente il gesto di Mangione, per quanto eclatante e perfino acclamato, non servirà a innescare il fuoco di nessuna rivoluzione e non condurrà a un cambiamento nel sistema americano. L’unica speranza è che questa morte porti a una riflessione e una maggiore consapevolezza sugli effetti devastanti di un capitalismo spietato che è diventato paradigma sociale dell’Occidente. Ma la vedo dura.


