Una foto a colori, in formato orizzontale: un primo piano di Donald Trump con un'espressione di dileggio aggressivo sul volto.
Attualità

L’enigma Trump

La figura di Trump può suscitare profonda avversione o ammirazione fanatica, non indifferenza. Personaggio istrionico e grande scenografo, il presidente eletto ha la capacità di suscitare emozioni, di creare illusioni, di mettere in moto il desiderio dei suoi seguaci.

Siamo tutti in attesa, chi con curiosità, chi con apprensione, dell’arrivo dell’era Trump.

E intanto ci chiediamo increduli: che cosa attira, che cosa seduce le folle in questo signore anziano, dall’aria perennemente minacciosa? La mascella quadrata, lo sguardo inquietante e un ineffabile ciuffo giallo da rockettaro? Un animale da palcoscenico dall’oratoria rabbiosa, che a me suona a mezzo tra una sorta di grammelot iroso e furori gaddiani. Maestro di scenografia nell’esibire lo spettacolo del grande clan familiare.

Si dice che dia voce all’America profonda, a un proletariato bianco declassato, agli invisibili messi ai margini della società dalle velocissime trasformazioni economiche e sociali del mondo moderno.

Analisi sociologica senza dubbio valida, tuttavia ritengo che questa sia solo la superficie, sotto la quale agisce qualcosa di più profondo.

Le modalità comunicative di Trump non si muovono a livello logico-razionale, parlano alle emozioni.

Il neoeletto presidente intercetta i fantasmi di paura e di morte, si collega ai nostri demoni, e promette a quel magma di rabbia compressa che ci portiamo dentro di potersi finalmente esprimere.

Questo uomo, che per alcuni aspetti clowneschi può ricordare altri personaggi istrionici della storia del Novecento, è riuscito ad alimentare in individui messi all’angolo da un progresso al quale non sono in grado di adeguarsi, una umanità delusa e rabbiosa, l’illusione di un futuro migliore.

Da pifferaio magico è assurto alla dimensione di una figura quasi messianica, il cui avvento è atteso come una palingenesi.

Difficile spiegare la fascinazione che esercita su un esercito di fedelissimi. Indubbia è la sua capacità di colpire emotivamente e di destare il desiderio di riscossa e la speranza di rivincita attraverso l’identificazione con un capo carismatico. Marciando al suo fianco ci si può sentire ricchi della sua ricchezza, potenti del suo potere: insomma si può sognare in grande.

Deluderà i suoi seguaci? Possibile.

I toni barricadieri, utili in tempi di propaganda elettorale, cederanno il posto ad accenti più istituzionali? Probabile.

Per ora è il caso di comprare il pop corn e vederci il film.

Psicologo e psicoterapeuta. Professore "Libre Universidad de Salamanca".(traduzioni dallo spagnolo a cura di Carlo Perez )

2 commenti

  • Teodoro Dalavecuras (Teo)

    Dell’ultima elezione di Trump mi ha colpito un numero: nella circoscrizione di Washington il 97% degli elettori si è espresso contro Trump. Questo per me significa solo una cosa, cioè che Trump è condannato a rimanere un episodio. Nessuno può resistere a lungo al rullo compressore del potere burocratico (inteso come classe sociale).

  • Teodoro Dalavecuras (Teo)

    Dell’ultima elezione di Trump mi ha colpito un numero: nella circoscrizione di Washington il 97% degli elettori si è espresso contro Trump. Questo per me significa solo una cosa, cioè che Trump è condannato a rimanere un episodio. Nessuno può resistere a lungo al rullo compressore del potere burocratico (inteso come classe sociale).

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