Psiche

Un libro e un film. E quel viaggio che ti riammette a vivere la tua vita

Due salvataggi, due modi di affidarsi – completamente – per riprendere in mano la propria esistenza. In senso letterale, nella storia (vera ) del salvataggio di tredici ragazzi da una grotta, raccontata dal film “Tredici vite” e in senso metaforico, nel racconto di un percorso di psicanalisti e riscoperta di sé nel libro “Le parole per dirlo”

Siamo nel 2018, in Thailandia, nella provincia di Chiang Rai. Dodici ragazzini e un giovane uomo sono tratti in salvo dal ventre di una montagna, da un gruppo di sommozzatori esperti. La lunga grotta in fondo alla quale si trovano, infatti, è stata sommersa dalle acque in poche ore, a causa delle piogge monsoniche, abbattutesi con violenza in tutta la provincia. Tredici persone, tra gli undici e venticinque anni, rimangono intrappolate per i primi dieci giorni di questa terribile avventura, senza cibo e acqua e riescono a sopravvivere grazie all’aiuto della meditazione!

Il film Tredici vite di Ron Howard racconta l’incredibile salvataggio, momento per momento.

Non sto parlando di una sceneggiatura a lieto fine però, ma di una storia vera che ha tenuto tutto il mondo, me compresa, incollato ai media, per quasi venti giorni, in attesa del felice epilogo. Una lunga “gestazione” quella dei tredici ragazzi, che sono riportati in vita da quattro sub molto più che esperti, grazie ad un’idea. Si tratta di 5 ore di “traversata” nelle strette gallerie della montagna, per buona parte allagate da grandi quantità d’acqua, percorse da forti correnti: occorre attrezzatura subacquea e l’unica guida è la sàgola, il cavo rosso tirato per chilometri, durante i primi sopralluoghi alla ricerca dei ragazzi. La possibilità che una persona comune possa improvvisarsi sub esperto è pari a zero: da qui l’idea… sedare i ragazzi, con un anestetico, in dosi calibrate per addormentare i corpi, permettendo però alla respirazione di continuare a funzionare, tramite le bombole e le maschere da immersione.

Tredici corpi, come pacchi, vengono condotti per ore, verso la luce: potremmo dire, verso la ri-nascita. Da questo film, di cui ovviamente consiglio la visione, si libera in me un’associazione: “Al medico che mi ha aiutato a nascere”. È la dedica che apre il libro Le parole per dirlo, di Marie Cardinal: il racconto dettagliato, doloroso quanto entusiasmante, di un percorso analitico. Il medico a cui Marie fa riferimento è il suo psicoanalista, che ora dopo ora, seduta dopo seduta, la aiuta non solo a ritrovare se stessa, a riconoscersi, ma letteralmente a venire alla luce, come donna, come madre e moglie e come scrittrice.

Film e libro raccontano, in modi differenti, la storia di un viaggio costellato di fatica, dolore, tensione, ma anche di idee creative, perseveranza, coraggio, partecipazione condivisa.

Più di tutto forse pervaso dalla fiducia.

Non ho potuto fare a meno di pensare ai percorsi iniziati e conclusi, più o meno brevi, poco importa, nella mia pratica clinica e non posso fare a meno di pensare al mio personale percorso analitico. Mettersi in cammino, portando una certa dose di pazienza e di disponibilità ad affidarsi; aver fiducia nel tempo che apre alla scoperta di sé, anche attraverso ricordi e pensieri difficili, amari; trovare lungo la via nuove letture, nuovi significati; farsi largo tra le resistenze dell’animo che proprio come quelle della montagna sembrano impedire il passaggio verso stanze via via più aperte, più sgombre. E soprattutto, non sentirsi mai soli, ma al contrario accompagnati, aggrappandosi a volte ad un’esile sàgola, o fermandosi insieme a riprendere fiato, nelle grotte libere dall’acqua, lungo il percorso.

In questa immagine che il film mi ha restituito, praticamente in ogni fotogramma ritrovo tutta la bellezza di poter consegnare nelle mani dell’altro parte della propria sofferenza, per vederla accolta, rielaborata e trasformata in abilità, forza e tenuta: componenti necessarie per percorrere le viscere della montagna fino all’ingresso ed essere finalmente riammessi alla vita.

Psicologa clinica (iscritta all’Albo OPL n°24525) e filosofa, con una solida esperienza maturata tra clinica, formazione e comunicazione. Laureata con lode in Psicologia clinica e della riabilitazione e, precedentemente, in Filosofia, possiede anche un diploma triennale in Counseling e integra nel suo approccio una profonda sensibilità analitica e una visione multidisciplinare della cura. Attualmente ricopre il ruolo di psicologa responsabile presso la Fondazione Trinchieri di Romagnano Sesia e collabora con la Fondazione Lighea nella conduzione di gruppi clinici e attività di divulgazione. La sua attività professionale si articola tra la clinica privata a Novara e Milano e aziende tra cui Aspi - Autostrade per l'Italia; la supervisione rivolta a psicologi, counselor e personale sanitario presso istituzioni pubbliche e private, tra cui il Dipartimento di Salute mentale di Novara e la formazione aziendale, all'interno di realtà quali il gruppo Clariane Italia, o Teleperfomance Italia. Esperta in dinamiche relazionali, gestione del trauma, stati ansiosi, depressivi e approccio alla performance, vanta una lunga esperienza nella clinica rivolta agli adolescenti, approfondendo gli studi sia con l'Istituto Minotauro che con l'Istituto italiano di psicoanalisi di gruppo (Iipg). Ha collaborato con numerose scuole (Liceo Sereni di Luino e Laveno, Itis Cannizzaro di Rho, tra i più recenti), sia in attività di gruppo che in progetti rivolti ai singoli studenti. E' presidente dell'associazione Studio Eidos, un centro di consulenza che propone a istituzioni pubbliche e private progetti di formazione, supervisione e crescita personale. Il suo background include, inoltre, più di dieci anni di esperienza nella comunicazione istituzionale e negli uffici stampa (Istituto Iard e con l'agenzia di comunicazione Eidos), competenza che oggi mette al servizio della redazione di FuoriTestata.

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