Attualità

Se il figlio è rimandato il debito è anche dei genitori

Spesso l’insuccesso scolastico non é solo dello studente ma anche di padri e madri troppo ambiziosi

Sta per concludersi il rito annuale dell’Esame di Maturità. Un esame senza pace, negli ultimi cinquant’anni sottoposto a riforme, modifiche, aggiustamenti, ritocchi continui, che non sono tuttavia riusciti a migliorarlo davvero. Forse è il caso di dichiararlo definitivamente irriformabile.

Anche quest’anno assisteremo alle solite promozioni bulgare che ne hanno appannato il carisma. Ciononostante la Maturità conserva ancora una traccia dell’antico prestigio e continua a incutere timore, forse perché, nonostante tutto, è percepita come rito di passaggio da un periodo in cui il futuro è ancora indefinito, aperto a tutti i possibili sviluppi, all’età delle scelte, l’età adulta.

Archiviato l’Esame di Maturità, ecco affacciarsi il tormento dei “debiti”.

Anche il meccanismo dei debiti si è trasformato nel tempo, senza per altro cambiare sostanzialmente l’impianto di quelli che un tempo si chiamavano Esami di Riparazione.

Le reazioni dei genitori nei confronti degli insuccessi scolastici dei figli sono principalmente di due tipi. Alcuni ci restano veramente male e promettono sfracelli: niente vacanze al mare con gli amici, due mesi a casa a studiare, basta con i social, via ipad e ipod, internet razionato, riduzione della paghetta settimanale… Altri tendono a minimizzare e giungono magari a cercare un modo di risarcire della delusione il ragazzo, che, poverino, va consolato.

(Tralascio la minoranza, tuttavia sempre più numerosa, di coloro che se la prendono con i professori che non hanno capito la personalità dello studente e l’hanno valutato in modo ingiusto e che, in caso di bocciatura, si preparano comunque al ricorso).

Tutti questi comportamenti coinvolgono il discorso sulle aspettative degli studenti e delle loro famiglie, nonché le dinamiche genitori-figli.

In molti casi sono le aspettative di genitori che agiscono le proprie ambizioni attraverso i figli a influenzare gli studenti, i quali possono ribellarvisi o cercare di rispondervi.

In questo ultimo caso l’insuccesso coinvolge allora non solo lo studente, ma anche padri e madri, e pertanto brucia di più. Il ragazzo se ne sente infatti responsabile nei confronti del genitore di cui ha tradito la fiducia.

Ma anche il ribelle non si sottrae al meccanismo malsano: l’insuccesso può essere infatti spinto dalla volontà inconscia di punire un genitore che troppo pretende.

D’altra parte la scuola è solo l’inizio di una serie di aspettative a cascata che la nostra società, nella quale l’importante è apparire, sollecita come in un gioco di specchi: di affermazione professionale, di successo economico, di fama da media, di followers social…

In tutti i campi molte persone hanno aspettative magiche, realisticamente irrealizzabili, in quanto corrispondono a un falso Io.

Certo, aspettative desideranti possono agire da potente stimolo, ma alla fine la realtà si impone: ciò che conta non è cosa si vuole , ma cosa si riesce a fare.

Quanto ai genitori troppo ambiziosi, anche per loro arriva il momento di accettare con amore i figli che hanno avuto in sorte, limiti compresi.

Psicologo e psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico della Fondazione Lighea Onlus, realtà attiva a Milano nella salute mentale, nella riabilitazione psichiatrica e nei percorsi di inclusione sociale per persone con disagio psichico. Nato a Catania nel 1946, dopo la laurea in Filosofia si specializza in Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano, avviando un percorso professionale che lo porterà a sviluppare un modello innovativo di psicoterapia comunitaria. Attivo fin dagli anni Settanta nel campo della psichiatria e dei servizi territoriali, Savuto è tra i protagonisti dei processi di superamento del sistema manicomiale in Italia, contribuendo all’attuazione della legge 180 e alla trasformazione della cura del disturbo mentale in una prospettiva centrata sulla persona. Ha lavorato alla chiusura di strutture psichiatriche e alla creazione di alternative concrete, come comunità terapeutiche, centri diurni e appartamenti protetti per la riabilitazione psichiatrica. A partire dagli anni Ottanta fonda e sviluppa il modello Lighea, un approccio terapeutico integrato che unisce psicoterapia, relazione, vita quotidiana e reinserimento sociale, ponendosi come riferimento nel trattamento dei disturbi psichici complessi. Le comunità terapeutiche Lighea, accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, rappresentano un esempio avanzato di cura territoriale e presa in carico globale del paziente. Accanto all’attività clinica, Savuto promuove da anni una riflessione culturale sul disagio mentale, lavorando per diffondere una nuova cultura della salute mentale e per contrastare stigma e marginalizzazione. È ideatore di progetti editoriali e audiovisivi, tra cui “Amati Matti”, e autore di saggi e pubblicazioni sul rapporto tra affettività, psicoterapia e percorso di cura, come “Padre Quotidiano”, scritto con Gustavo Pietropolli Charmet. È inoltre responsabile scientifico della rivista FuoriTestata, piattaforma di approfondimento su psicologia, adolescenza, relazioni e società, pensata per rendere accessibili i temi della psicoterapia e del benessere psicologico a un pubblico ampio. Con oltre quarant’anni di esperienza nella psicologia clinica e nella riabilitazione psichiatrica, Giampietro Savuto promuove attivamente l’evoluzione di modelli di cura innovativi che integrano la dimensione clinica, sociale e culturale nel trattamento del disagio psichico.

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