Non ho niente contro Flavio Cattaneo, amministratore delegato di Telecom, dimissionario. Credo sia un ottimo manager, visti gli ottimi risultati che ha ottenuto. E il fatto che abbia come compagna Sabrina Ferilli mi conforta sul suo buon gusto, almeno in fatto di donne.
Mi sconvolge l’entità della sua buonuscita. L’invidia non c’entra. Mi chiedo che effetto faccia sulla quasi totalità degli italiani. Se non contribuisca ad alimentare un sentimento di rabbia e di totale sfiducia in un sistema che consente sperequazioni tanto macroscopiche.
Si parla di 25 milioni di euro, per poco più un anno di lavoro. Come buonuscita, non come pensione. La pensione è tutt’altra cosa: Cattaneo la prenderà a parte, a suo tempo, quando sarà vecchio. Questa è la ricompensa prevista nel contratto di assunzione, un incentivo proporzionale ai soldi che Cattaneo ha fatto guadagnare all’azienda. Magari, prima di diventare vecchio ne prenderà altri, altrettanto sostanziosi.
I colleghi che sanno di queste cose mi hanno spiegato che non c’è nulla di scandaloso. La Telecom è una società privata, oltretutto con partecipazione di maggioranza estera. Contenti i soci di dargli tutti questi soldi, contenti tutti. È la legge della domanda e dell’offerta. Se le società italiane cominciano a tirare sugli stipendi, e sugli incentivi, va a finire che si perdono i manager migliori. Come coi calciatori: ci restano solo i brocchi, perché i grandi campioni se li accaparrano le ricchissime squadre straniere.
Semmai dovremmo rallegrarci che Cattaneo restituisca in tasse alle casse dello Stato “buona parte” del suo premio milionario. Su quanto sia questa “buona parte”, nessuno si è sbilanciato. Pare che dipenda dalle clausole del contratto, che ovviamente non sono di pubblico dominio. Fatto è che consultando, da profano, le ultime disposizioni tributarie su incentivi e premi ai megamanager, il mio nervosismo è aumentato, perché le norme mi sembrano tutte ispirate alla moderazione e alla difesa dei diritti dei Paperoni. E questo, in un Paese che lamenta da decenni le troppe tasse a carico dei lavoratori, sembra davvero, non per populismo o per sinistrismo, insopportabile.
Delle due l’una: o si mettono per legge tetti agli introiti massimi dei big manager anche delle aziende private, che ad esempio non siano superiori di cento volte al guadagno, non dico dell’impiegato di più basso rango, ma almeno di quello del dirigente di livello minimo, oppure si introduce una tassazione progressiva sui redditi e sui premi milionari ben più penalizzante di quella attuale.
Sulle pensioni d’oro già è prevista una quota aggiuntiva di prelievo come contributo di solidarietà. In casi di premi record come quello di Cattaneo, anche il contributo di solidarietà dovrebbe essere record.
Rischieremmo così di perderci qualche genio del risanamento o dello sviluppo finanziario, attratto dagli stipendi e dagli incentivi offerti oltralpe e oltreoceano? Non credo. La storia d’Italia, anche recente, è piena di imprenditori e manager di successo, che si sono fatti dal niente e non si sono scandalosamente arricchiti in pochi mesi. E comunque mi piace sognare che un maxiprelievo dagli incentivi milionari dei supermanager possa contribuire a migliorare il trattamento riservato dal sistema ai più poveri, a quei pensionati a meno di 500 euro al mese che impiegherebbero 5000 anni per arrivare ai 25 milioni di Cattaneo.


