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Abbiamo tutti bisogno di sincerità ma qualche bugia aiuta a vivere

Bugia e illusione sono atti estremi di liberazione da un mondo che di sola ragione muore

«Verità! Verità! Abbiamo bisogno di rapporti più veri, dobbiamo uscire dagli inganni!»
Quante volte ho sentito queste parole, dette da clienti, da colleghi, da maestri e da allievi; veicolate spesso con grande passione e veemenza, come se fosse proprio lì il problema, come se la sofferenza psichica fosse il prodotto di una vita non vera, di una dimensione illusoria, incantata.

Però a pensarci bene, se il rapporto con la verità è spesso di dichiarata accondiscendenza, il rapporto con la bugia non lo è di meno: come una amante segreta che la notte invochiamo e che di giorno rinneghiamo, la bugia ci attrae, ci fa sentire liberi, vivi, ci accompagna da sempre e da sempre è nostra garanzia di autonomia di pensiero e di identità.
Da bambini la scoperta della menzogna ci consegna la possibilità di custodire dentro di noi segreti che nessuno conosce, solo così possiamo cominciare a costruire la nostra identità profonda.
Nel mondo della bugia, in ciò che solo io so che non è così, apprendo che la teca cranica non è trasparente, che mamma non può leggere nel pensiero e dunque sono autonomo, libero, indipendente; ciò che gli altri sanno di me non è tutto ciò che sono.

La scoperta della bugia dunque produce due effetti, rompendo la simbiosi magica del rapporto mamma bambino: libera il bambino e angoscia la madre.

Quest’ultima apprende per la prima volta che qualcosa sfugge al controllo, che un altro pezzo di cordone si è spezzato.
Poi il tempo passa e con l’adolescenza l’angoscia colpisce i giovani, tutti lì attenti a scoprire le doppiezze e gli inganni dell’adultità; il mondo dei grandi cade sotto lo scanner della ricerca di verità e diviene un mondo falso, fatto di tradimenti, di ipocrisia, un mondo da «homo homini lupus», come ci direbbe Thomas Hobbes, un mondo nel quale non si vuole entrare.
Con l’esperienza si scopre poi che il ciliegio è l’albero più duro ed è per questo che con la neve i suoi rami si rompono, il salice invece, così flessibile, resiste e si libera dei pesi: be’ ma poi qualche bugia, qualche compromesso con la verità non han fatto male a nessuno dai!
Ora che ho già lasciato da qualche anno il mezzo del cammin della mia vita, mi sembra che vada fatto uno sforzo per riabilitare il ruolo della bugia e di qualche peccato come elementi vitali, come attributi primi della nostra incarnazione.
Bugia e illusione dunque come atti estremi di liberazione da un mondo che di ragione muore, di assenza di peccato evapora; bugia come unguento e lubrificante del nostro sentirci vivi e illusione come antidoto alla solitudine e alla mancanza di senso.
I bambini forse hanno capito di più e meglio gli inganni della vita e provano a giocarci.

Filosofo, psicologo, psico-oncologo, criminologo, counselor e musicoterapeuta, con una lunga esperienza nell’ambito clinico, formativo e accademico. Svolge attività di docenza universitaria presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e il Policlinico IRCCS San Matteo di Pavia, collaborando con la Facoltà di Medicina e Chirurgia. È inoltre visiting professor e docente in diversi contesti accademici e professionali. Dal 2005 opera come supervisore clinico presso il Dipartimento di Salute Mentale di Novara e collabora con numerose strutture sanitarie, tra cui il Policlinico San Matteo e la Fondazione Lighea Onlus, dove si occupa di supervisione, formazione e supporto agli operatori sanitari. Ha maturato una significativa esperienza nella formazione di gruppi, nel counseling e nella gestione delle dinamiche relazionali in ambito sanitario, educativo e organizzativo. È anche vicedirettore del giornale online “Fuoritestata”. Autore di numerose pubblicazioni in ambito psicologico, filosofico e clinico, si occupa in particolare di tematiche legate alla depressione, alla comunicazione, alla supervisione clinica e alla relazione d’aiuto. Vive e lavora a Milano.

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