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Quelli che non fanno un passo se la luna non è d’accordo

Credere nell’astrologia è un peccato veniale e innocuo, ma riporre cieca fiducia negli oroscopi è un segno di insicurezza

Questa estate, mentre stavo trascorrendo una breve vacanza a Cortina, ricevetti la telefonata di un amico che mi annunciava la sua visita per festeggiare insieme il suo compleanno. Ne fui felicemente sorpreso, perché non era mai stata nostra abitudine di dare importanza ai compleanni e anche perché non lo vedevo da sei mesi, pur abitando nella stessa città, a pochi isolati di distanza.

Venne, passammo insieme una piacevole giornata e verso sera si accinse a partire. Stupito che avesse intrapreso un viaggio così lungo per fermarsi poche ore, lui, di solito restio agli spostamenti e alla guida, soprattutto notturna, gli chiesi la ragione che l’aveva spinto, tanto più che avrebbe potuto vedermi comodamente a Milano entro pochi giorni. Mi rispose che l’astrologa di sua fiducia gli aveva prescritto di recarsi proprio a Cortina, se voleva che l’anno gli fosse propizio.

Rimasi sbalordito e mi assalì la paura che l’amico che conoscevo come raffinato intellettuale stesse perdendo la ragione. Ma dovevo ricredermi. Poco tempo dopo, durante un trekking di gruppo, mi capitò di incontrare una signora che esercita la professione di astrologa con grande successo. Scoprii così che persone insospettabili consultano abitualmente i lettori degli astri e richiedono loro oroscopi remunerati con laute parcelle.

Non si tratta di clienti sprovveduti o creduloni, ma di professionisti, intellettuali, artisti, politici.

Certo, i loro non sono gli oroscopi generici che leggiamo distrattamente sui giornali mentre viaggiamo sui mezzi pubblici o aspettiamo dal parrucchiere, testi magari divertenti che vengono subito dimenticati, ma lavori mirati che hanno pretese di scientificità e che vengono commissionati in vista di decisioni e di scelte importanti, per conoscere il futuro, ma anche per sapere chi si è, per sentirsi raccontare.

Cosa spinge queste persone che supponiamo attrezzate intellettualmente a non subire gli inganni dei ciarlatani? Tutte le società antiche hanno creduto all’influenza degli astri sulle vicende umane e un cammino di millenni non pare aver cambiato molto le cose: anche la nostra epoca così tecnologica sembra subire l’irresistibile attrazione della magia. Del resto, i primi scienziati furono proprio gli alchimisti, i maghi, fino a quando si impose il metodo matematico galileiano. Ma un residuo di pensiero magico è rimasto in ognuno di noi, anche perché, paradossalmente, all’aumentare delle conoscenze scientifiche si allarga il perimetro dell’ignoto: quanto più si espande la zona di luce, tanto più aumentano gli interrogativi su ciò che è ancora sconosciuto.

Naturalmente una cosa è ricercare le benevole influenze delle stelle, magari con l’aiuto di astrologi compiacenti, per trarne conforto e motivo di ottimismo, altra cosa riporre cieca fiducia negli oroscopi e subordinare decisioni importanti allo studio delle configurazioni astrali. In questo ultimo caso ci troviamo di fronte a individui insicuri, restii ad assumersi responsabilità, persone che hanno bisogno di delegare a forze misteriose, a influenze superiori, al fato… il peso di scelte impegnative (e anche non) e la colpa di eventuali insuccessi. Né i fatti valgono a smentire l’efficacia delle predizioni: il pensiero irrazionale non si lascia convincere da dimostrazioni logiche, perché, si sa, i suoi responsi possono essere ambigui, ma la Pizia ha sempre ragione.

Psicologo e psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico della Fondazione Lighea Onlus, realtà attiva a Milano nella salute mentale, nella riabilitazione psichiatrica e nei percorsi di inclusione sociale per persone con disagio psichico. Nato a Catania nel 1946, dopo la laurea in Filosofia si specializza in Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano, avviando un percorso professionale che lo porterà a sviluppare un modello innovativo di psicoterapia comunitaria. Attivo fin dagli anni Settanta nel campo della psichiatria e dei servizi territoriali, Savuto è tra i protagonisti dei processi di superamento del sistema manicomiale in Italia, contribuendo all’attuazione della legge 180 e alla trasformazione della cura del disturbo mentale in una prospettiva centrata sulla persona. Ha lavorato alla chiusura di strutture psichiatriche e alla creazione di alternative concrete, come comunità terapeutiche, centri diurni e appartamenti protetti per la riabilitazione psichiatrica. A partire dagli anni Ottanta fonda e sviluppa il modello Lighea, un approccio terapeutico integrato che unisce psicoterapia, relazione, vita quotidiana e reinserimento sociale, ponendosi come riferimento nel trattamento dei disturbi psichici complessi. Le comunità terapeutiche Lighea, accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, rappresentano un esempio avanzato di cura territoriale e presa in carico globale del paziente. Accanto all’attività clinica, Savuto promuove da anni una riflessione culturale sul disagio mentale, lavorando per diffondere una nuova cultura della salute mentale e per contrastare stigma e marginalizzazione. È ideatore di progetti editoriali e audiovisivi, tra cui “Amati Matti”, e autore di saggi e pubblicazioni sul rapporto tra affettività, psicoterapia e percorso di cura, come “Padre Quotidiano”, scritto con Gustavo Pietropolli Charmet. È inoltre responsabile scientifico della rivista FuoriTestata, piattaforma di approfondimento su psicologia, adolescenza, relazioni e società, pensata per rendere accessibili i temi della psicoterapia e del benessere psicologico a un pubblico ampio. Con oltre quarant’anni di esperienza nella psicologia clinica e nella riabilitazione psichiatrica, Giampietro Savuto promuove attivamente l’evoluzione di modelli di cura innovativi che integrano la dimensione clinica, sociale e culturale nel trattamento del disagio psichico.

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