Vive male chi insegue il mito dell’eterno innamoramento

L’illusione di poter perpetuare la fase della passione nella quotidianità dell’unione matrimoniale genera spesso disincanto e delusione

L’amore genera passione, suscita emozioni, incanta, ispira poesia e arte, ma non sempre produce buoni matrimoni o relazioni stabili.
Certo, nell’innamoramento si vive una stagione esaltante, piena di entusiasmo, di speranze e di progetti, ma spesso limitata nel tempo. L’oggetto del desiderio stimola le fantasie, accende la passione, ma non può essere ridotto a possesso, è tale perché agisce la sua libertà e quindi può abbandonare e tradire. Innamorarsi significa accettare il rischio.

Ma noi vogliamo l’impossibile: mogli e mariti affidabili, presenti, sicuri e che nello stesso tempo perpetuino l’incanto dell’innamoramento. Pretendiamo di conciliare rischio e stabilità.

L’amore passione, atemporale, sottratto alle insidie del tempo, ha dato vita a grandi miti letterari – Beatrice, eternamente giovane e splendente, sintesi di bellezza e virtù; Laura, capace di rendere bella la morte – ma non si adatta alla routine matrimoniale. Lasciamolo ai trovatori che se ne intendevano, tanto è vero che nella società cortese l’amore tra i coniugi era considerato di pessimo gusto.

L’equivoco di assimilare l’amore all’esaltazione dell’innamoramento, proiettato nell’eternità, non può non produrre disincanto nell’urto con una realtà che è invece saldamente radicata nel tempo storico.

Chi si lamenta delle noie della vita coniugale non fa che proiettare sull’altro una noia che è dentro di lui. Dice «Mi annoi» ma in realtà è la sua vita che lo annoia.

Divampa la nostalgia di un passato perduto, si accende il desiderio di riprodurne la magia, si insegue l’illusione di poter vivere un’altra vita, si reclama il diritto a un’altra occasione, ma in realtà si cerca solo il ritorno dell’identico, ovvero la possibilità di provare le emozioni di un tempo.

Ci sono anche persone che hanno bisogno di uno stato di esaltazione costante. Ho conosciuto pazienti veri professionisti di amori patologici, capaci di costruirsi oggetti d’amore sempre inaffidabili e inafferrabili, in modo di essere sicuri di vivere, perennemente con il cuore in gola, i tormenti e le estasi di una grande passione infelice. Il paradosso è che l’oggetto del desiderio si rivela essere assolutamente intercambiabile, è solo il feticcio che rende possibile sentirsi vivere.

Casi clinici a parte, l’irrequietezza sentimentale produce comunque la coazione a ripetere all’infinito le stesse esperienze e le stesse delusioni, a ripercorrere l’intera parabola della relazione amorosa, dal rapimento al disincanto.

Nei casi di separazione o divorzio, al di là di legittime contestazioni, di reali cause di dissidio, la vera colpa attribuita al coniuge, ciò che non gli viene perdonato, è di aver perso l’aura, la capacità di far sognare, di irradiare incanto, come se fosse responsabilità sua e non degli occhi di chi guarda. È infatti sempre lo sguardo a essere innamorato, in lui risiede il potere di conferire valore amoroso all’oggetto.

Dobbiamo allora rassegnarci a cacciare l’amore dal matrimonio? No, ma forse dovremmo riformularne il concetto.
All’interno di una struttura familiare o di coppia, amare comporta la rinuncia alla propria singolarità a favore di un’unione solidale con gli altri membri. Si tratta di coniugare libertà individuale e riconoscimento dei bisogni di tutti, realizzando un delicato equilibrio che va conquistato e aggiornato attraverso un faticoso lavoro quotidiano. L’obiettivo che dovremmo porci è quello di sostituire l’obbligo di fedeltà a regole di comportamento imposte con la volontà di aderirvi per libera scelta.

Se poi la vita coniugale diventasse insopportabile e si imponesse la necessità di una separazione,
sarebbe legittimo il desiderio di dare una svolta alla propria esistenza e di trovare un altro amore, sempre però consapevoli che la nuova vita affettiva potrebbe rivelarsi una replica della precedente.

Giampietro Savuto

Psicologo e psicoterapeuta. Fondatore e responsabile scientifico di Fondazione Lighea Onlus.

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