Voglio una nuova vita ma che sia quasi uguale a quella di prima

Lo strano caso di Petra misteriosamente scomparsa: l'hanno ritrovata dopo trent'anni, stranamente vicina a casa

Lo strano caso di Petra, ritrovata dopo trent’anni…

Mi ha molto colpito un articolo pubblicato sul «Corriere della Sera» del settembre scorso nel quale si dava notizia di una studentessa tedesca di 24 anni, tale Petra Pazsitka, scomparsa misteriosamente il 26 luglio 1984 e ricomparsa recentemente con una nuova identità.

L’ultima volta che era stata vista usciva da uno studio dentistico: erano le tre del pomeriggio e avrebbe dovuto recarsi in visita dai genitori, ma dai genitori non era mai arrivata. La polizia l’aveva cercata a lungo, la madre e il padre ancora più a lungo, poi si erano rassegnati. Era stato individuato anche un possibile sospetto che ne aveva confessato l’omicidio, ma il cadavere non era stato mai trovato.

Ed ecco che, 31 anni dopo, un furto subìto ridona carne e sangue al cadavere. Le scarne notizie dell’articolo non spiegano le ragioni di un gesto così estremo: sembra non ci fossero motivi particolarmente gravi che potessero giustificarlo, emerge solo una generica insofferenza nei confronti dei genitori. Eccezionale l’uscita di scena, banale l’occasione del riconoscimento: la denuncia di un furto avvenuto nel suo appartamento. Il pensiero corre a Adriano Meis, non ancora “Il fu Mattia Pascal”: anche la nuova identità del personaggio di Pirandello viene messa in crisi da un furto che innesca il percorso di rientro nell’antica pelle.

Il tema della scomparsa e del cambio d’identità è largamente presente in tutta la letteratura, ma a volte è la vita stessa a farsi letteratura.

Ci sono individui che, scomparendo, sono diventati personaggi letterari. L’esempio più famoso è forse quello di Majorana, il cui mistero ha prodotto innumerevoli tentativi di ricostruzione, tutta una saggistica che assume spesso i caratteri del racconto (Sciascia insegna). Leggendo le molte pagine a lui dedicate, i dubbi non vengono sciolti, nessuna delle diverse interpretazioni appare definitiva, ma ciò che affascina è l’espressione di una volontà che non cerca giustificazioni.

L’assenza di giustificazioni è ciò che colpisce anche nel caso, certamente meno illustre, di Petra: la sua scelta assume infatti ai nostri occhi il carattere di un atto assolutamente gratuito. Ma se incuriosiscono i perché, incuriosisce anche il dopo. La nuova vita della “fu Petra” non è tale da soddisfare la nostra immaginazione: la signorina non è fuggita nei mari del Sud, non ha seguito un avventuriero seducente, non è partita per qualche operazione umanitaria ad alto rischio, si è solo spostata di alcuni chilometri e la sua quotidianità sembra non essere molto cambiata rispetto alla precedente. Il fatto che si sia riappropriata con tanta disinvoltura della identità precedente, che non abbia cercato di difendere la forma portata per più di 30 anni, dimostra che probabilmente era delusa della realtà che aveva costruito. Anche la denuncia alla polizia, dopo tutta la cura messa a nascondersi, prova che forse voleva essere trovata.

Questa vicenda sembra realizzare la fantasia universale di una nuova vita, di una seconda occasione, il sogno sognato forse da tutti noi almeno una volta, ma che solo pochi hanno il coraggio, o l’incoscienza, di mettere in atto. Nella nostra immaginazione questa vita altra ha però sempre i colori dell’avventura e della passione, mentre nel caso di Petra sembra prevalere il grigio della continuità. Anzi, la nuova opportunità invece di espanderne l’esistenza sembrerebbe averla ristretta. Niente mari del Sud, niente orizzonti esotici, niente trasgressioni, niente mariti, niente figli, niente amanti sullo sfondo delle nebbie di Dusseldorf. Che questo sia l’esito comune a molti dei cosiddetti “allontanamenti volontari”? Ad altre seconde vite prodotte dall’illusione di un nuovo inizio? Forse ha ragione Seneca quando dice che è inutile cambiare cielo se il viaggiatore è lo stesso.

Comunque stiano le cose, oggi la tecnologia offre la possibilità di una realizzazione consumistica di massa a quella che era la scelta di pochi audaci: Facebook non risponde forse all’esigenza di fantasticarsi diversi? L’eccezionalità di un gesto di definitiva rinuncia alla propria identità e al proprio passato si può trasformare in una temporanea, comoda evasione. Ciascuno, senza rischi, senza rinunce, senza sensi di colpa, è in grado, seduto a una consolle, di costruirsi avatar con i quali muoversi nella realtà virtuale e così vivere non una, ma dieci… cento… mille vite.

Giampietro Savuto

Psicologo e psicoterapeuta. Fondatore e responsabile scientifico di Fondazione Lighea Onlus.

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