Viaggio nel cervello di un piromane: il fuoco è solo l’inizio

Occorre distinguere tra incendiari e piromani: questi ultimi non di rado finiscono per compiere crimini ancora più gravi

Il fuoco, con la sua natura impalpabile e misteriosa, occupa da sempre un posto importante nella vita e nell’immaginario dell’essere umano; la sua scoperta, e da lì la sua riproduzione e il suo controllo hanno impresso una fondamentale svolta nello sviluppo del genere umano. Nella mitologia greca il fuoco è associato alla creatività e alla “techne” tramite la figura di Efesto, il fabbro degli dei, ma anche alla ribellione dell’uomo nei confronti di un potere superiore, grazie a Prometeo che ruba una scintilla a Zeus per portarla agli uomini. Nella filosofia greca, il fuoco è uno dei quattro elementi che stanno alla base dell’universo.

Nell’Antico e nel Nuovo Testamento, il fuoco è associato al divino per due aspetti fondamentali: come elemento di distruzione e giudizio e come manifestazione di Dio.
Il fuoco è un elemento naturale ricco di fortissimo simbolismo: evoca passione, vitalità, forza, purificazione, genera la vita, ma porta anche morte e distruzione; ha significati psicologici legati alla sessualità, all’eccitamento, all’aggressività, alla rabbia.
Il fuoco è chiamato in causa in tutte le attività umane, sia normali, sia patologiche. E nelle attività umane sono incluse anche quelle criminali.

Come ogni anno, anche questa estate siamo continuamente tempestati da notizie riguardanti la piaga degli incendi boschivi.
Questa, in particolare, pare si stia configurando come l’estate più critica degli ultimi dieci anni, con incendi in Sicilia, Campania, Gargano, Marche, Toscana, Lazio, Abruzzo.
Al di là dei casi in cui gli incendi scoppiano a causa della siccità, del vento e del caldo, spesso i media chiamano in causa la figura alla quale attribuire la responsabilità dell’ennesimo rogo: il piromane. Ma si può parlare indiscriminatamente di piromania, quando abbiamo a che fare con un incendio?
A tale proposito occorre fare una distinzione tra il cosiddetto “incendiario” e il piromane: il primo mette in atto un comportamento volontario motivato da interessi personali, dal profitto, dalla vendetta, dalla necessità di distruggere le tracce di un altro crimine; in questi casi il soggetto, subito dopo aver appiccato il fuoco, abbandona il luogo dell’incendio per mettersi in salvo. In questi casi, la scena è organizzata e la tecnica studiata.

Il piromane, invece, agisce in preda a un impulso irrefrenabile, che esclude tutti i moventi materiali che contraddistinguono l’incendiario; una scena poco organizzata o tecniche molto semplici permettono di dedurre autori mossi da spinte non razionali, di tipo psicopatologico.
Le motivazioni psicopatologiche si possono dedurre ad esempio dall’uso di materiali comuni e dalle numerose “prove” lasciate sulla scena del crimine (come le impronte delle scarpe, gli strumenti utilizzati per appiccare il fuoco, l’essere visti da testimoni) che fanno pensare a un atto disorganizzato e impulsivo, commesso sotto la spinta di una forte tensione psicologica e una forte emotività. La piromania è classificata, all’interno del DSM-V, fra i disturbi del controllo degli impulsi, caratterizzati, cioè, dall’impossibilità di resistere all’attuazione di un impulso che può danneggiare sé stessi o gli altri. In questi casi,

la persona sperimenta uno stato di crescente tensione psicofisica, che risulta intollerabile e che, quindi, necessita della messa in atto del comportamento compulsivo, come unico sfogo che porta sollievo e piacere.

Dal momento che questa condotta è per lui gratificante, il piromane può svilupparne una dipendenza, rifiutando le cure e accedendo ai servizi di salute mentale solo se costretto dalle conseguenze dei propri gesti.
Il piromane appicca l’incendio, assiste al suo divampare, chiama i vigili del fuoco e rimane sul posto, magari partecipando attivamente alle manovre di spegnimento: infatti non è solo l’appiccare il fuoco che porta appagamento al piromane, ma anche tutto ciò che ne consegue, compresa, ovviamente, la risonanza data dai media all’evento. Il fuoco suscita un intenso piacere nella persona, che poi vuole riviverlo e ripeterlo.

L’appiccare il fuoco, nel caso della piromania, è un vero e proprio “acting-out”, con cui il soggetto esprime i propri conflitti interni, che non riesce a comunicare con consapevolezza: il piromane non riesce a esprimere attraverso il linguaggio stati interni di tensione, di vuoto, di angoscia. L’impossibilità di elaborare cognitivamente tali vissuti si traduce nell’impossibilità di pensare anticipatamente alle conseguenze a lungo termine del gesto (la messa in pericolo della vita di altre persone, dei soccorritori e, da un punto di vista più personale, il progressivo isolamento relazionale al quale il soggetto va incontro), anche se questo non significa che il piromane non sia consapevole dell’azione che sta compiendo o che non sia intenzionato a eseguirla : ciò, quindi, lo rende imputabile dal punto di vista penale.
Spesso la piromania precede, nel tempo, la commistione di reati più gravi.

Il piromane è attratto da tutto ciò che riguarda il fuoco, da ciò che può innescarlo a ciò che può spegnerlo; inizia a operare in piccolo durante l’adolescenza, colpendo in un raggio d’azione ravvicinato rispetto al proprio domicilio, in luoghi familiari e conosciuti. Successivamente, con la crescita, aumentano la sensazione di sicurezza e la distruttività, il raggio di azione si allarga, ma comprende comunque luoghi già frequentati e ben conosciuti. Secondo gli studi effettuati dall’FBI, il piromane in genere è un maschio di circa 30-40 anni, single, con un basso livello intellettivo e una bassa scolarità; vive preferibilmente in campagna, spesso abusa di alcolici o psicofarmaci; agisce da solo, con ritualità ossessiva, ha difficoltà nelle relazioni sociali, che causano frustrazione e desideri di rivalsa. Agisce prevalentemente d’estate, ma è attivo anche nel resto dell’anno.

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Giuseppina Velardo

Psicologa e Psicoterapeuta. Si occupa di terapia familiare, di coppia e del singolo individuo. Collabora con Fondazione Lighea Onlus.

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