Vedo fissare gli altri con lo sguardo del sospetto

Dal mio osservatorio, quello del disagio psichico, riscontro che la fase di segregazione contribuisce alla crescita di atteggiamenti paranoici

Papa Francesco, nel suo ultimo libro, Diversi e uniti – Comunico dunque sono, esorta a guardare, anzi a “fissare” gli altri con amore. Sì, perché “fissare” sottintende un atteggiamento “contemplativo” che esprime l’apertura all’altro, il considerarlo con amore.

Oggi questo sguardo contemplativo sembra perduto.

La prima fase del Covid 19 aveva prodotto sentimento di vicinanza dovuto alla condivisione di una sorte comune. Ma ora quell’onda di solidarietà pare essersi esaurita, lasciando il posto alla cultura del sospetto.

I lunghi giorni di segregazione hanno prodotto in molti la sindrome della tana: la solitudine della clausura ha favorito l’introspezione, ma ha anche fatto emergere paure e fantasmi, la percezione di un “fuori” come universo ostile.

Tutto quanto è estraneo al “nido” familiare diventa sospetto: l’estraneo incomincia ad essere visto come portatore di pericolo, potenziale veicolo di contagio.

Lo sguardo avvelenato dal sospetto contamina tutto quello su cui si posa, distorce la realtà interpretandola in modo ostile.

Si è cercato di supplire alla mancanza della fisicità dei rapporti con l’uso di strumenti informatici, nel lavoro, soprattutto nella scuola. A livello di comunicazione cognitiva la cosa può funzionare, ma l’assenza del linguaggio del corpo non permette di stabilire una vera sintonia relazionale: lo sguardo non si ferma a intercettare l’altro e non viene ricambiato. In mancanza di una conferma emotiva trovano spazio fenomeni di tipo proiettivo, che attribuiscono all’interlocutore pensieri e intenzioni che gli sono estranei.

Dal nostro osservatorio particolare, quello del disagio psichico, riscontriamo la crescita di atteggiamenti paranoici.

Un marito è certo che la moglie lo tradisca…

Una signora si convince che il fidanzato trami con sua sorella ai suoi danni…

Un figlio pensa che il padre voglia negargli l’eredità…

Quelli che erano solo vaghi sospetti di cui capivano razionalmente l’assurdità diventano certezze da indagare, idee ossessive. E quando le fantasie diventano pensiero dominante finiscono per acquistare corpo e generare angoscia.

È quello che sembra avvenire in questo tempo sospeso, in questo vuoto relazionale in cui pensieri normalmente controllati si impongono con prepotenza.

Ne verremo fuori? Ci attende un faticoso percorso di riapprendimento.

Dovremo sbarazzarci della tendenza al sospetto e dell’ostilità preconcetta che sono il lascito più insidioso del Covid 19.

Dovremo riabituarci a vivere con gli altri, a guardarli di nuovo, se non con amore, almeno con curiosità, con il desiderio di conoscerli, di metterci in relazione senza pregiudizi, per comprenderli nella loro umanità e offrirci alla loro comprensione.

Giampietro Savuto

Psicologo e psicoterapeuta. Fondatore e responsabile scientifico di Fondazione Lighea Onlus.

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