Una castagna matta sotto il cuscino guarisce più di una medicina a pera

Conviene guardare con tolleranza se non con benevolenza ai cosiddetti ‘placebo’, che a volte sono sorprendentemente efficaci

«Una castagna, devi prendere una castagna matta e tenerla in tasca per tutto l’inverno, così niente influenza»
Avevo 15 anni e quella tipica voglia adolescenziale di controllare l’insicurezza e la paura attraverso il ragionamento, le idee quadrate e incontrovertibili.
Perciò il consiglio non fu accolto, né allora né poi. Mi dava addirittura insicurezza: come essere in sala operatoria prima di addormentarsi e vedere che il chirurgo sfrega un corno in corallo e che l’anestesista estrae il pendolino.

Ma ora, col passare degli anni, le certezze si incrinano e adesso sono arrivato a pensare che il mio mestiere in qualche modo si collochi in una zona fringe tra la ragione e la magia, tra scienza e religione. Il confine è molto labile. Siamo abituati a pensare che il ricorso a rimedi di non provata efficacia, i cosiddetti placebo, riguardi di regola persone deboli, insicure, credulone, di bassa cultura.
Insomma persone esistenzialmente impreparate, che trovano nell’esoterico una risposta semplice a problematiche complesse. E che invece chi si rivolge a noi psicologi abbia la consapevolezza più o meno profonda di essere il destinatario di un intervento prevalentemente basato sulla relazione, di essere il protagonista di un incontro speciale in cui quindi non c’è nulla di magico o perlomeno non c’è nulla di più che l’alchimia e la poetica dell’incontro, unita ovviamente al know-how del professionista. Attenzione però: siamo convinti che nella vita di ciascuno di noi non ci siano elementi di questo tipo, sicuri che nelle nostre abitudini quotidiane non ci siano pratiche di discutibile efficacia medica ma di sicuro ritorno emotivo?

Quelle goccine che prendiamo prima di un colloquio importante?
Quel rimedio contro la confusione che però anche quando usciamo con gli amici ci aiuta?
Gli indispensabili integratori con vitamine, proteine and friends?
Le bacche! Quelle bacche gialle, ma anche verdi, ma anche rosse?
Poi il tè verde, quello nero, quello freddo, quello caldo…

Dati di mercato ci dicono che il solo valore degli integratori alimentari relativo al 2016 in Italia supera i 2,7 miliardi di euro per un totale di 195 milioni di confezioni vendute. Ed è provato che che la gran parte degli integratori (80 per cento circa) viene eliminato dall’organismo attraverso le urine.
Significa che nelle fognature di tutta Italia finiscono ogni anno circa due miliardi di euro in integratori.

Quanto a noi terapeuti, siamo proprio sicuri che, nei rimedi farmacologici ai cui ricorriamo talvolta per curare disagi psichici più o meno gravi, noi stessi non teniamo in qualche considerazione il valore terapeutico di questi cosiddetti placebo?

Fin dai primi anni di lavoro in comunità terapeutica ricordo innumerevoli situazioni in cui abbiamo affrontato situazioni critiche armati di acqua e zucchero o tazze di camomilla, quel placebo per curare le crisi di ansia (acqua e poche gocce di aceto balsamico) che una volte preso in dose massiccia provocò sintomi extrapiramidali con lo stupore di tutti.
Poi le ingiunzioni paradossali che spostano la persona dalla rigidità di pensiero che impone l’ansia. Quel paziente che: «Dottore non riesco ad uscire di casa…» – «Venga in studio che ne parliamo…» – «Va bene arrivo…».

A volte osservando superficialmente alcuni interventi si ha l’erronea impressione che ci si burli delle persone in difficoltà.
A mio modo di vedere invece è proprio l’efficacia di queste piccole “magie” che ci permette una visione del disagio e della malattia, in cui la mente concorre con la parte fisica e fisiologica in misura importante, sia come elemento di aggressione e quindi come corresponsabile nella malattia sia come partner nella cura.
Sono molte le linee di indagine, anche di malattie estremamente gravi e complesse, che cercano di indagare gli stati mentali come parte integrante e a volte determinante della cura (Mariano Bizzari, La mente e il cancro, Longanesi).

Senza la presunzione di aver capito tutto, la provata efficacia del placebo dimostra a mio modo di vedere quanto sia importante, nel percorso di guarigione, riuscire a immaginare, in assenza di evidenze, che ciò che stiamo facendo per la nostra salute sia efficace, che funzionerà, che le persone che si prendono cura di noi sono potenti, capaci.
Nel mondo della persona che soffre, che torna mondo di bambino, parafrasando David Grossman non abbiamo bisogno di sapere che i draghi non esistono ma che i draghi possono essere sconfitti.

Massimo Buratti

Direttore di comunità psichiatrica Lighea, psicologo, formatore, supervisore, filosofo,criminologo, docente Cofil - Università Ca' Foscari – Venezia

2 Comments

  • Caro dott. Buratti,i suoi scritti sono sempre molto ma molto interessanti e chiarissimi anche x chi non sia “addetto ai lavori”. Saggezza,ironia,buon senso uniti ad una grande competenza e profondità…si intuisce immediatamente che Lei è terapeuta e uomo appassionato!

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