Strano ritorno a scuola: tutto cambiato tranne la fine

L'inizio del nuovo anno scolastico visto da uno studente del Parini di Milano

È passato così tanto tempo dall’ultima sveglia prima di mezzogiorno che quella che ho sempre chiamato normalità fa riaffiorare in me il ricordo del primo giorno di elementari. Le sensazioni che provo sono molto simili a quelle provate in quel particolare giorno; la sottile linea che divide la paura dall’entusiasmo, tipico sentimento che si fa strada dentro di me quando nella mia quotidianità si insidia inaspettatamente qualcosa di nuovo.

Sentimento piuttosto assurdo perché, essendo il mio undicesimo ritorno a scuola, di tutto si può parlare tranne che di novità. Nel momento in cui ho poggiato il cavalletto del motorino a terra, però, mi sono accorto che l’unica cosa a essere rimasta invariata è il parcheggio in cui l’ho posteggiato.

I miei occhi hanno visto centinaia di ragazzi coi volti coperti da una mascherina che combattuti tra l’idea di correre sulle scale per accaparrarsi i posti migliori e l’obbligo di rispettare le normative, restavano fermi a fissare la scuola scossi proprio come me.

Saliti tre faticosissimi piani di scale entrando in classe trovo, come mi aspettavo, banchi teoricamente distanziati che dal punto di vista pratico peccano un po’, classe miracolosamente pulita e i tipici mattoni della prof sostituiti da salviettine umidificate e gel igienizzante.

Già seduta ad attendermi trovo la nuova professoressa di greco che ancor prima di presentarsi mi illustra impeccabilmente il nuovo regolamento anti-covid: mascherine rigorosamente sopra il naso per rivolgersi al proprio compagno, in bagno uno alla volta e, la peggiore di tutte, intervalli completamente trascorsi in classe; mi sono bastati pochi giorni, però, per capire che purtroppo queste normative in un liceo da millecento studenti sono impossibili da rispettare.

Passate le presentazioni e la prassi del primo giorno di scuola arriva l’agognato momento di uscire e anche in questo caso nulla sembra come prima, scendiamo le scale a fila indiana come fossimo all’asilo e capisco come le superficiali precauzioni prese in classe siano completamente rese vane da ciò che accade sul marciapiede opposto alla scuola.

Solo ora mi accorgo che in realtà nulla è cambiato e le maschere del teatro chiamato scuola, appena chiuso il sipario, calano e con quelle le mascherine.

Nonostante tutto credo sia una bella opportunità poter riprendere le lezioni in presenza poiché la didattica a distanza avrebbe influito negativamente sul rendimento di noi studenti e il metodo di insegnamento dei professori e sarebbe stata penalizzante per tutti, soprattutto per chi ha difficoltà economica.

Detto ciò non sta a me il compito di giudicare le decisioni sul ritorno a scuola, quindi mi limiterò vivere quello che si prospetta come uno degli anni più strani della mia vita.

Luca Zerbi

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