Storia di Romano, tra i due quello che vale sono io

di Bruno Ambrosi

Quante storie per quello lì che non ne ha mai fatta una di giuste: per fortuna siamo diversi, alla faccia di tutte quelle teorie sui gemelli che hanno gli stessi sentimenti, sono uguali come due gocce d’acqua, due corpi e un’anima sola… Ma quale anima sola? Intanto lui ha incominciato a farsi che non aveva ancora vent’anni e solo uno scemo come mio padre poteva far finta di niente (la mamma, poveretta, se l’è portata via in tempo un bel tumore, e almeno quelle cose lì non le ha viste), e lui, Romano, giù con polverine e pasticche e forse anche qualche buco, tanto che lo hanno mandato a casa persino dal militare.
E tutti a credere che fosse un po’ strano… Strano uno che crede di essere come Diabolik, che vuole fare l’agente segreto, che ci ha in testa l’idea che quando lui vuole ferma la luna e il sole con i suoi campi magnetici, che è capace di fermare il mondo… E sì che quelli del manicomio l’avevano detto chiaro, «schizofrenia paranoide», come dire matto del tutto, paranoia, e quando l’hanno rimandato a casa se non c’era la Teresa che lo teneva al letto e gli preparava il brodino, e gli raccontava le favole come ai bambini piccoli sarebbe finito con la camicia di forza…
Altro che lavorare con il papà, che i suoi affari li sa fare, ma non capisce che quello lì è un peso morto, dovrebbe giocare col triciclo, altro che maneggiare contratti da milioni… E se ti si mette a dire che ci sono le telecamere che lo spiano proprio mentre fa un affare con Galimberti? Oppure che lui ha sentito il messaggio «vai e uccidi» dal Telegiornale e fa saltare tutto? Non sono storie, è successo due anni fa, quando siamo andati tutti insieme in Grecia per le vacanze: io sono stato così scemo da portarci anche Daniela, convinto di poter passare delle belle giornate insieme. Arrivo e due giorni dopo scoppia una di quelle liti che mi viene da vomitare solo a pensarci: urlavano tutti, sono arrivati persino a tirar fuori quella storia che io avevo cercato di ammazzarmi dieci anni fa. Ma cosa ne sanno, loro? È una storia mia, sono cazzi miei.
Pensassero piuttosto a Romano, che va e viene da quelli lì che dicono di curarlo facendolo andare a cavallo e portandolo in palestra, e poi te lo risbattono in ufficio come se fosse uno normale. E Romano che salta addosso alla Carla per scoparsela, come se non avesse capito che faceva un affronto a papà, che a quella ci pensa già lui anche se va a dire in giro che l’ha presa per curare il suo Romano che è un po’ disturbato… E così è andato tutto per aria, altro che bella villa da signori e vacanze tranquille.
La Teresa, quando siamo tornati, si è dovuta rimettere a fare i suoi brodini e a tenerlo a letto, io me ne sono andato per i fatti miei: meglio due locali di ringhiera da solo che con quel casino. E loro a dire che sono io il capriccioso, quello che si fa mettere sotto dalle ragazze poco serie… E con la scusa dell’operazione agli occhi anche mio padre si mette a fare il tenero con Romano: dice che lui lo cura, gli fa da infermiere, «È tanto bravo». Tanto bravo che l’anno dopo l’ha fatto andare al mare da solo, o meglio con i suoi amici, compreso quel Tommaso che ha fatto il militare con lui, e Romano che ne parla sempre come se fosse l’unica persona al mondo… Per fortuna è durata poco:

il mio famoso gemello, quello che tutti scambiano per me,

ha dimostrato subito di che pasta è: dice che lui è il migliore, che l’azienda la può anche mandare avanti da solo, che il peso morto sono io e che lui intanto è guarito.
Ma guarito da cosa? È guarito uno che è convinto di essere Agnelli, che ne combina una dietro l’altra, che prima di fare una cosa guarda l’oroscopo? Ha mollato anche quelli che lo curavano e che gli stavano sempre attorno. Ma quanto è durata? Adesso, per fortuna, anche mio padre ha capito, e bene. È un tipo in gamba. Non si è lasciato incantare dalle storie di quello lì. Lo ha beccato subito. Se n’è accorto che beve. Uno come mio padre sa come ci si comporta nella vita. Non è uno che si lascia fregare. I soldi li ha fatti sgobbando, mica con le chiacchiere. E gli uomini li sa pesare. Anche le mele sembrano tutte uguali, come i gemelli. Ma c’è quella col baco e quella no. Romano ha il baco. Nella ditta non c’è più intanto. Si è deciso a metterlo in qualche posto per farlo curare. Ma seriamente. Mica tutte quelle manfrine del cavallo, degli operatori che lo aiutano e lo accompagnano dappertutto. Una bella casa di cura, dove non gli manca niente, gli danno le medicine giuste e non lo trattano da bambino.
Abbiamo trent’anni, ormai; anzi, ho trent’anni, perché Romano è come se non ci fosse. E al lavoro ci sono io. Mio padre ha capito che fra i due quello che vale sono io, altro che storie… E quelli che hanno tutte quelle teorie sui gemelli vadano a farsi fottere. Quando mi guardo allo specchio c’è una faccia sola, la mia. E posso anche ridere.

Lighea

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *