Si, il bambino sembra un genio ma come mai non ha amici?

Per una crescita equilibrata sarebbe bene che il suo talento eccezionale si accompagnasse ad una buona riuscita in campo relazionale

Da assidua frequentatrice di scuole e parchetti sono circondata da genitori ai quali, come alla sottoscritta, brillano gli occhi di orgoglio per ogni piccolo successo dei figli. Come parla bene, con i numeri è un genio, da come si muove capisco che è portato per il ballo, è particolarmente sensibile, la sua propensione per il cavallo, gli farò fare equitazione, nuoto, musica, etc. Devo riconoscere che in alcuni bambini spicca davvero un evidente talento al limite della genialità. Nel gruppo, di recente, mi ha colpito la voce fuori dal coro della mia amica Alessandra. Sua figlia Francesca è un furetto, piccola, veloce,energica. Si muove come un’acrobata da quando è nata. Camminava a 8 mesi, a 11 si è rotta un braccio salendo uno scalino.

L’altro giorno, mentre la osservavo appesa a testa in giù su una quercia, suggerisco alla mia amica di iscriverla alla vicina scuola di circo (da noi va di moda). Sarebbe perfetta per il circo, aggiungo.
La sua risposta, con relativo sospiro, mi fa riflettere. “Certo sarebbe perfetta, e tu sai quanto a lei piaccia sentirsi perfetta. Ma, vista la sua smania di eccellere, mi guardo bene dal proporglielo. Pensavo invece di offrirle di partecipare a uno sport di squadra. Le piace talmente tanto arrivare prima che trascura la sua salute, gli amici, i sentimenti. Le acrobazie le sa fare, è sul collaborare con gli altri che ha più difficoltà”
Com’è saggia ho pensato, il suo occhio acuto e sensibile le ha permesso di vedere questo squilibrio nell’evoluzione della figlia.

Si tratta proprio di uno squilibrio, bambini con una particolare dotazione possono sviluppare esclusivamente un talento, a spese di molto altro.

E in tenera età vediamo bambini troppo agili, o cosí padroni delle raffinatezze della lingua da sembrare strani, quasi innaturali, o che in prima elementare memorizzano dettagli e definizioni o maneggiano numeri a tre o quattro cifre con facilità. Ma non sempre questo si accompagna a una buona riuscita in campo relazionale e neanche a buoni voti. Spesso è il contrario. Come se le energie psichiche convogliate tutte in una unica direzione non fossero sufficienti per altri essenziali compiti evolutivi. Il talento agisce, secondo C.G.Jung, come un demone divino da cui il bambino va in qualche modo protetto. Credo che la mia amica, avendo intuito questo, intendesse, non tanto scoraggiare la genialità di sua figlia, quanto proteggerne l’armonia dello sviluppo.

Noi genitori faremmo bene a pensarci attentamente e chiederci cosa auguriamo ai nostri figli.
Se desideriamo che i nostri figli crescano vincenti, specializzati e competitivi sul mercato, allora cerchiamo per loro i percorsi formativi più quotati, mirati a potenziare i loro specifici talenti e valorizzare la loro eccellenza. Tuttavia non dobbiamo dimenticare che è solo offrendo loro l’occasione di misurarsi con i propri limiti, di sperimentare la fatica di trovarsi in situazioni che non li vedono sempre al top, di cimentarsi in attività in cui servono proprio quelle capacità di cui sono meno dotati che si aprirà per loro la possibilità di crescere come uomini e donne interi.

Paola Cesati

Psicoterapeuta junghiana, svolge attivitá clinica privata. Si occupa di riabilitazione psichiatrica presso la fondazione LIghea dove da anni conduce gruppi di scrittura creativa.

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