Se siamo paralizzati dall’indecisione la monetina ci può salvare

Affidarsi al caso reca comunque sollievo di fronte all’assunzione di responsabilità angoscianti

Io credo siano manco male le sentenze de’ Turchi, le quali si espediscono presto e quasi a caso, che el modo de’ giudìci che si usano communemente tra cristiani; perché la lunghezza di questi importa tanto, e per le spese e per e’ disturbi che si danno a’ litiganti, che non nuoce forse manco che facessi la sentenzia che s’avessi contro el primo dì; sanza che, se noi presoppogniamo le sentenzie de’ Turchi darsi al buio, ne seguita che, ragguagliato, la metà ne sia giusta; sanza che, non forse minore parte ne sono ingiuste di quelle date tra noi, o per la ignoranza o per la malizia de’ giudici.

Questa massima di Francesco Guicciardini la vidi, incorniciata, ornare la parete dello studio di un avvocato.
Ho subito pensato che le sue parole potrebbero essere valide anche ai nostri giorni e che il “metodo turco” da lui consigliato potrebbe servire a liquidare l’arretrato delle cause civili che impiegano anni per arrivare a sentenza.
Erano i giorni in cui infuriava la polemica sulla destinazione dell’EMA decisa dal lancio della monetina e io, controcorrente, mi sono sentito incoraggiato a farne l’elogio.
Si è detto che una decisione tanto importante non poteva essere lasciata al caso, ma doveva essere frutto di una scelta oculata e razionale. Io, invece, voglio difendere l’uso della monetina, riconoscendo alla sorte un ruolo importante.

Del resto, così la pensava, oltre all’autore sopra citato, anche Niccolò Machiavelli, che assegnava al dominio della fortuna la metà delle vicende umane, pago che l’altra metà venisse lasciata alla virtù, con questo termine intendendo la capacità razionale di adeguare gli strumenti agli obiettivi, realizzando i propri progetti e affermando sé stessi. Nella sua visione agonistica della politica e dell’esistenza, vedeva queste due forze, virtù e fortuna, fronteggiarsi, allearsi e competere, componendo il tessuto dei destini individuali e della storia.

Affidarsi alla sorte presenta il vantaggio di lenire l’angoscia della scelta, che rivela la difficoltà per l’uomo di agire la propria libertà.

Ci muoviamo spesso tra due alternative, entrambe dannose: agire senza pensare, pensare senza agire. Nel secondo caso la monetina è l’elemento che può sbloccare lo stallo, traghettando dall’inerzia all’azione, a patto che, una volta adottata questa linea di condotta, ci si attenga scrupolosamente al responso della sorte.
Mi si potrebbe obiettare che non si tratta di eludere la scelta, ma solo di spostarla a monte: dalla decisione nel merito del dilemma proposto alla decisione sulla modalità da usare per la sua soluzione.

Affidarsi al caso reca comunque sollievo di fronte all’assunzione di responsabilità angoscianti e, del resto, se crediamo all’inconscio, dobbiamo convenire che molte scelte apparentemente ponderate, di razionale hanno ben poco e sono guidate da forze oscure, che operano in noi, ma a noi sconosciute.
Se siamo paralizzati dall’indecisione, affidiamoci dunque alla sorte, certo capricciosa, forse imprevedibile, ma senza dubbio meno misteriosa e maligna delle ”forze oscure”. E se andrà male, potremo sempre scaricare su di lei la colpa dell’insuccesso.

Paradossalmente, il caso, per definizione cieco, ma che di oscuro non ha proprio nulla, può rivelarsi un antidoto rispetto alla ferrea necessità del destino. Perché è vero, le cose ci capitano, ma alcune sembrano chiaramente far parte della nostra struttura identitaria e forse possiamo concludere, con Eraclito, che il destino dell’uomo è il suo carattere.

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Joaquin Otuvas

Psicologo e psicoterapeuta. Professore "Libre Universidad de Salamanca".(traduzioni dallo spagnolo a cura di Carlo Perez )

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