Se la prova d’amore fotografica diventa strumento di vendetta

Ecco perché immagini intime inviate come pegno d’amore si trasformano spesso in documenti diffamatori

Mettersi a nudo è una prova d’amore?

Un tempo la “prova d’amore” chiesta alla fidanzata consisteva nell’offerta della verginità.

Oggi che la verginità è scaduta di valore, data la rapidità con cui si perde, il suo posto è stato preso da scatti fotografici e filmini che ritraggono un’intimità sessuale.

Sembra andata perduta la capacità immaginativa di alimentare l’eros: la leggerezza della fantasia viene sostituita dalla concretezza realistica dell’immagine. Non basta più nemmeno guardare, il filmino porno va agito. Inviarlo all’amato è un atto di fiducia nell’esclusività di una unione eterna.

L’illusione dell’eternità è infatti elemento proprio di qualsiasi amore, un sentimento, al contrario, quanto mai incostante, capriccioso, volubile. Tanto più nell’odierna società, in cui il rapido consumo sessuale del rapporto pregiudica spesso ogni futuro di vera relazione sentimentale, la quale implica un percorso di conoscenza attraverso il tempo dell’attesa e la dilazione del desiderio.

La persona è sì nuda davanti all’obiettivo, può esibire ogni centimetro di pelle e dare l’impressione di concedersi totalmente, ma in realtà rimane sconosciuta.

Ed ecco che, finito il momento magico della passione, quelle stesse immagini intime possono trasformarsi in un’arma, in uno strumento di vendetta. La donna, una volta amata, viene spogliata di ogni interiorità, di lei rimane solo un corpo, diviene un oggetto da esibire per dileggio.

L’abbandono è senza dubbio un trauma che evoca la morte: in effetti qualcosa muore, un progetto di vita, un sogno sognato insieme, e sembra che oggi ci siano minori difese di fronte a tale vulnus. L’uomo contemporaneo appare fragile, meno capace di sopportare la frustrazione che ferisce il suo amor proprio, ha minori difese rispetto al passato. La disperazione narcisistica non offre riscatto. Professione, amicizie, affetti familiari, interessi culturali non rappresentano risorse a cui rivolgersi. L’abbandono è allora un rifiuto globale che fa perdere identità.

Siamo in epoca di rafforzamento del narcisismo? Probabilmente sì, e sappiamo che il narcisismo difficilmente ammette cura.

Uomini e ragazzi fragili, bisognosi di conferme, non tollerano si dica loro «No, basta», non accettano di rispettare la volontà altrui, corrono dallo psicologo pensando di farsi consolare, diffondono immagini private perché se ne faccia scempio sui social, pensano sia loro diritto oltraggiare un corpo che considerano loro proprietà.

Giampietro Savuto

Psicologo e psicoterapeuta. Fondatore e responsabile scientifico di Fondazione Lighea Onlus.

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