Se il bambino è in sovrappeso interroghiamo mamma e papà

Ecco un piccolo elenco degli errori che fanno ingrassare i bambini e qualche piccolo trucco per promuovere almeno in casa un’alimentazione sana

Il sovrappeso e l’obesità infantile possono dipendere da cause diverse: la disponibilità di cibi molto calorici e poco nutrienti, l’esagerata dimensione delle porzioni, l’uso frequente dei fast-food, la sedentarietà (troppo tempo passato davanti a tv, computer e tablet), la mancanza di attività fisica. Tuttavia sono i genitori ad avere un’influenza determinante sulle buone e sulle cattive abitudini alimentari dei bambini. Spesso sottovalutano l’impatto che i propri comportamenti, anche quelli apparentemente innocui, possono avere sui figli. Il modeling, ovvero il processo di apprendimento sociale basato sull’osservazione del comportamento di persone significative (Bandura), può promuovere nel bambino uno stile di vita sano o indurlo in errori alimentari anche gravi. Per esempio il figlio di un genitore che mangia per compensare emozioni negative è più esposto al rischio di sviluppare a sua volta l’emotional eating: quando prova un’emozione che non sa gestire la sfoga in una esperienza di cibo, per lo più ipercalorico e ricco di zuccheri. Questo perché l’innalzamento improvviso del livello di zucchero nel sangue genera una sensazione di benessere immediata, anche se effimera. Si inizia a sentire prepotente il desiderio di altri zuccheri dando così vita a quelle spirale di dipendenza che è all’origine di molti problemi di sovrappeso.

Sono in particolare le madri ad avere un ruolo chiave nella nutrizione dei figli. Fin dai primissimi giorni di vita il cibo assume una connotazione di tipo affettivo/relazionale per entrambi.

Con la bocca non solo il neonato mangia, ma anche pensa: il latte materno rappresenta molto più di un alimento, è comunicazione, affettività e conoscenza. È rassicurazione, fiducia nella bontà del mondo e… in sé (F.Maffei, 2000)

La mamma, soprattutto quando il figlio non sa ancora parlare, si serve dell’espressione emotiva non verbale del bambino per comprenderne i bisogni; la difficoltà nel riconoscerli può condurla a utilizzare il cibo per placare in lui ogni genere di segnale (sonno, bisogno di contatto, dolore…). Ciò può creare nel bambino difficoltà a distinguere i propri bisogni nutritivi da quelli di altra natura, e anche a discriminare le proprie sensazioni emotive (Bruch).

Altri comportamenti comunemente messi in atto dai genitori possono sortire effetti indesiderati e addirittura contrari a quelli sperati. Per esempio proibire il libero utilizzo di cibi gustosi (snack e dessert), limitandone l’accesso ma tenendoli comunque in casa, conduce i bambini a focalizzare la propria attenzione sull’inaccessibilità di tali cibi e finisce quindi per aumentare il loro desiderio di ottenerli (Fisher and Birch). Il frutto proibito induce in tentazione…

Anche l’uso del cibo come ricompensa è da evitare. Supponiamo ad esempio di promettere al bambino una fetta di torta, a condizione che egli finisca di mangiare un altro cibo, per esempio le verdure; in questo caso, l’alimento che deve essere mangiato (le verdure) diventa un “mezzo per un fine” mentre l’altro cibo (fetta di torta) è considerato un premio. Questo comportamento fa aumentare la preferenza per il cibo-premio e diminuire quella per le verdure. Infine la promessa di una ricompensa a patto che si finisca tutto ciò che si ha nel piatto può influenzare la capacità di percepire il senso di sazietà e di regolare l’apporto calorico (Birch; Rhee).

È il monitoraggio, senza eccessiva intrusione, la strategia più utile per promuovere un’alimentazione sana. I bambini lasciati completamente soli nella scelta del cibo prendono decisioni poco salutari, ma se adeguatamente educati e consapevoli di essere controllati “con la coda dell’occhio” dai genitori, mettono in atto migliori scelte alimentari. È dunque importante condividere i pasti seduti a tavola con i propri figli, in un clima disteso, con la tv spenta e assumendo un atteggiamento di “pacato controllo”. Si possono inoltre adottare trucchetti come servire il cibo in piatti più piccoli (in modo che la quantità sembri maggiore) oppure presentare frutta e verdura in forme e composizioni divertenti. Anche cucinare insieme un piatto potrebbe essere una piacevole “strategia”.

Giulia Vigna

Laureata in Psicologia Clinica. Collabora con Fondazione Lighea Onlus. Vorrebbe conciliare la creatività nelle sue varie forme alla psicologia.

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