Scopriremo solo tra anni se abbiamo salvato questo bambino

Mosè salvato dalle acque dal film "I dieci comandamenti" del 1956
Il tempo dirà se l’affidamento ai nuovi genitori del figlio della cosiddetta "coppia dell’acido" è stato provvidenziale

La sentenza di adottabilità del bambino della cosiddetta “coppia dell’acido” riapre il dibattito sull’opportunità o meno di separare un figlio dalla madre se le condizioni sono sfavorevoli al suo sviluppo.
Il giudice, nel disporre la tutela del minore, e il consulente, nel valutare la capacità genitoriale, condividono l’urgenza di dover intervenire per il bene del neonato. Tentano in qualche modo di modificare un percorso che la sorte sembra aver già tracciato. In questo caso si è optato per l’adozione e l’allontanamento dalla famiglia d’origine. Poco il clamore suscitato dalla sentenza che evidentemente ha incontrato il favore dell’opinione pubblica.
L’adozione è un dispositivo che compare nelle vicende umane molto presto. Miti e fiabe sono popolati da eroi che vantano quasi sempre una doppia origine. Nati in condizioni sfavorevoli, vengono in seguito allevati da figure più rassicuranti: pastori, divinità, animali. Ma in ogni caso la nascita e la vita dell’eroe avvengono in condizioni minacciose. I serpenti di Era che minacciano Eracle nella culla o la strage degli innocenti ne sono tipici esempi. In tali circostanze come si può biasimare chi, benintenzionato e sollecito, erige delle barriere protettive e utilizza strade consuete, nella speranza di aggirare gli abissi?

Tuttavia, se l’affidamento ai nuovi genitori si rivelerà una provvidenziale liberazione da un destino sfortunato o piuttosto un allontanamento indebito dalla strada tortuosa che quell’individuo avrebbe dovuto percorrere per divenire sé stesso, è qualcosa che si scoprirà solo dopo anni.

Che cosa sia fortuna o sfortuna si rivela quasi sempre a posteriori.
Nella storia degli eroi, da Edipo a Luke Skywalker, il destino torna puntuale a giocare l’ultima mano. Magari lo fa in altre vesti e forme, talvolta con una nevrosi. Nelle nostre comunità, per esempio, vediamo diversi casi di figli adottivi il cui disagio fa supporre che le famiglie non siano riuscite a contenere il carico emotivo portato dal bambino, altre volte fatalmente è proprio l’incontro tra bambino e genitori adottivi a creare un terreno fertile per l’esplodere di una patologia familiare.
Allora spesso sui volti dei genitori adottivi si leggono delusione e senso di tradimento delle aspettative. Il destino si è fatto beffe delle loro buone intenzioni.
Partiamo tutti dal presupposto che buone intenzioni e buone pratiche educative favoriscano lo sviluppo di una personalità, ma è una visione miope che non tiene conto del fatto che la personalità si sviluppa da tendenze in nuce, difficili da decifrare. Secondo C. G. Jung ció che muove lo sviluppo della personalità non sono i buoni consigli, ma la più naturale delle forze: la necessità, ovvero la spinta motivante data da eventi esterni e interni.
Se il terreno familiare è molto patologico, la tendenza è di allontanare il piccolo perché possa ripartire, buttando via la chiave di quel passato doloroso. Ma tagliare in modo netto è spesso rischioso. Nella nostra pratica quotidiana sperimentiamo quanto il legame d’amore, specie se simbiotico, sia sempre più forte dei nostri tentativi di promuovere passaggi di separazione e autonomia psichica.
Prudentemente, ci limitiamo a “sfilare il figlio” da certe morse divoranti, per offrirgli un clima relazionale diverso. Allontanare senza allontanare, separarsi temporaneamente, perché ci si possa poi rincontrare in modo più vitale e meno distruttivo.
Certe nascite somigliano a quelle viti piantate nei terreni più impervi e sassosi, fazzoletti di terra rubati alle pendici delle montagne. Per attecchire dovranno spingere le radici ben al di sotto della superficie, cercare in profondità nutrienti e sali minerali necessari alla sopravvivenza. Da questo processo nascono però i cosiddetti “vini estremi”. Si tratta di rare bottiglie (poche migliaia l’anno) di qualità pregiata, particolarmente gradita a chi apprezza vini più autentici che si contrappongono a vini più diffusi, noti e convenzionali.

Paola Cesati

Psicoterapeuta junghiana, svolge attivitá clinica privata. Si occupa di riabilitazione psichiatrica presso la fondazione LIghea dove da anni conduce gruppi di scrittura creativa.

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